Riforma della Pa, lo Stato pronto a dimezzare gli uffici periferici

RENZI

La cura dimagrante può cominciare. L’obiettivo è snellire la presenza dello Stato in periferia. L’idea non è nuova. Nelle varie versioni delle spending review dei governi Monti, Letta e persino Berlusconi, si è sempre parlato di accorpare, tagliare e ridurre gli uffici statali presenti fino ad oggi praticamente in quasi tutte le 110 province italiane. Ma nessuno fino ad oggi c’è riuscito. Ora che le province non ci sono più, secondo il governo, mantenere una prefettura, una ragioneria dello Stato, una direzione dell’Agenzia delle entrate in ogni capoluogo non ha senso. E costa troppo. Il punto di caduta lo ha indicato Matteo Renzi, quando ha spiegato che con la riforma della Pa le Prefetture, in pratica il principale ufficio dello Stato sul territorio, saranno ridotte a una quarantina dalle oltre cento esistenti. In realtà, secondo quando spiegato dal premier, la regola generale sarà un ufficio del governo in ogni Regione, fatta salva la necessità di garantire una maggiore presenza in alcune zone del Paese, per esempio quelle a maggior tasso di criminalità o quelle interessate da particolari fenomeni migratori. Ma se le prefetture saranno solo quaranta, anche gli altri uffici dovranno essere ridotti ad un numero simile. 
IL PROGETTO
L’intenzione è di creare una sorta di «casa del governo», un luogo, anche fisico, dove concentrare tutte le attività periferiche dello Stato. Nel disegno di legge sulla Riforma della Pa a questa «riorganizzazione» è dedicato il primo articolo del provvedimento. Prefetture, Ragionerie, direzioni del lavoro e delle entrate, archivi notarili, soprintendenze, dovranno tutte essere collocate in «sedi ed edifici comuni o contigui». Oggi su tutto il territorio nazionale ci sono in tutto un migliaio di questi uffici. Se il criterio fosse quello indicato per le prefetture scenderebbero a poco meno di 400, forse anche meno. La maggior parte del personale, prevede inoltre la riforma, dovrà dedicarsi a quello che in gergo si chiama il «front office», il rapporto diretto con il cittadino. Il personale che si occupa di attività strumentali, come la gestione degli immobili, del personale, dei servizi finanziari, sarà drasticamente ridotto soprattutto grazie all’accorpamento di questi servizi per tutte le amministrazioni centrali e periferiche. E probabilmente qui tornerà utile la norma sul demansionamento inserita nella stessa riforma che potrà essere utile a trasferire in prima linea molti dei dipendenti che oggi lavorano dietro le quinte. Questa riorganizzazione non riguarderà solo lo Stato, ma interesserà, anche se in maniera per ora marginale, anche la magistratura. Tra le norme del provvedimento approvate dal governo ce n’è anche una che prevede la chiusura delle sedi distaccate dei Tar. Sullo sfondo di tutte queste misure c’è la necessità non solo di riorganizzare lo Stato, ma anche di reperire i 600 milioni indicati dalla spending review di Carlo Cottarelli. Non a caso la proposta del governo impegna ciascuna amministrazione coinvolta nella riorganizzazione a ridurre la spesa sostenuta dell’1 per cento nel prossimo quinquennio. 

Il Messaggero