Riforma del Senato, il governo stringe sul modello francese Forza Italia frena: “Noi non ci stiamo”

BOSCHI

Riforme istituzionali: il governo stringe sul sistema francese per la futura composizione del Senato  – un sistema che prevede l’elezione indiretta dei senatori – e nel Pd si riaccende la discussione. E’ quanto emerge dopo una lunga riunione – questa mattina a Palazzo Madama – tra il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, e la presidente della commissione Affari costituzionali (nonché relatrice del provvedimento), Anna Finocchiaro (Pd), e una successiva riunione dei parlamentari dem, in vista della scadenza – oggi alle 18 – per la presentazione degli emendamenti alla riforma. Restano da verificare le convergenze tra gli alleati di governo, Ncd in primis, nonché la posizione di Forza Italia e Lega Nord. 

Ma proprio da Fi arriva – nel corso della giornata – il pollice verso sul modello francese. Parlando con i giornalisti a Palazzo Madama, infatti, il capogruppo azzurro Paolo Romani è netto nel definirlo “inaccettabile”.

A mettersi di nuovo di traverso, però, ci sono i ‘dissidenti’ del Pd guidati dal senatore Vannino Chitifautori dell’elezione diretta del Senato.

I 20 senatori democratici che ad aprile si erano compattati attorno al ddl Chiti, infatti, oggi hanno deciso di non fermarsi dinanzi alla mediazione rappresentata dal modello francese, ma di ripresentare i contenuti di quello stesso disegno di legge sotto forma di emendamenti. 

Tuttavia, a stoppare subito qualsiasi apertura è la stessa Finocchiaro, che al termine dell’assemblea dei senatori Pd fa sapere che l’elezione diretta dei senatori non è più un’ipotesi in campo. “Oggi – afferma – ci sono due opzioni di modifica. Il primo è un sistema di scelta che prevede un listino dei consiglieri regionali eletti dall’assemblea dei sindaci, il secondo è quello che viene chiamato sistema francese”. Ma nel Pd si troverà la sintesi tra chi vuole l’elezione diretta e gli altri senatori? “Ci può giurare”, è la secca risposta di Finocchiaro, “siamo a un passo, serve compattezza nella maggioranza”. 

Le reazioni non si fanno attendere: “Che devo fare, mettermi a ridere?” è il commento del senatore Corradino Mineo, sulla propria pagina Facebook, dinanzi all’ipotesi di modello francese per la riforma del Senato. “Nella Costituzione francese del ’58 – spiega Mineo – tutto gioca intorno all’elezione diretta del presidente della Repubblica, dominus del governo (ma senza sporcarsi le mani, per quello c’è il primo ministro) e soprattutto garante della Costituzione e dello spirito repubblicano. Un sovrano costituzionale. Però, siccome elezione diretta e doppio turno suscitano, in Francia soprattutto, una dinamica giacobina e parigina, ecco che la Costituzione gollista pensò di offrire una tribuna alla pancia profonda e trascurata del paese, ai piccoli amministratori  che non toccano palla nella politica nazionale ma fanno i conti con tanti Asterix locali”.

Subito interviene Luigi Zanda, capogruppo dem a Palazzo Madama, che chiede “responsabilità ai senatori del Pd”. Gli fa eco Marina Sereni: “Basta distinguo al Senato – chiede -, avanti con le riforme”.

Intanto, però, la Lega Nord deposita 3.806 emendamenti alle riforme, ma – fa sapere Roberto Calderoli – è pronta a ritirarli se c’è “disponibilità al dialogo” da parte del governo. In tutto, gli emendamenti presentati dai gruppi in commissione sono circa 5.200.

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