Riforma del lavoro l’ok di Draghi Renzi: fiducia anche alla Camera

MARIO DRAGHI

Sul Jobs act, sulla riforma del lavoro voluta da Matteo Renzi, cade la benedizione di Mario Draghi. «Non causerà massicci licenziamenti e non vedo pericoli per l’Italia. Il Paese è stato in recessione così a lungo che le aziende che volevano tagliare l’hanno già fatto», ha sostenuto il presidente della Banca centrale europea a Washington. Ancora: «Le norme varate» in Italia, «da un lato rendono più facile assumere, dall’altro rendono più facile licenziare, ma non troppo».
Musica per le orecchie di Renzi che si gode l’approvazione del Jobs act da parte del Senato: «E’ stato compiuto un grandissimo passo avanti e a palazzo Madama cresce il sostegno per il governo. Se metterò la fiducia anche alla Camera? E’ possibile, dipende da come procederanno i lavori. E ora si va avanti decisi e determinati anche sulla semplificazione del fisco, questa è la vera sfida dei prossimi mesi. Passo dopo passo l’Italia riparte». Poi, in serata in tv (Virus su Rai2), aggiunge: «Il mio obiettivo è abbassare la tasse e smentisco che aumenterà l’Iva o tornerà di successione. Invece ridurremo le tasse per le aziende che assumono e sto lavorando per arrivare a una sola tassa comunale al massimo nel 2016». Non manca una risposta al leader della Fiom, Landini «Dice che occupa le fabbriche? Io voglio aprirle. E se qualcuno pensa che siccome c’è un po’ di tensione non vado nelle fabbriche, sbaglia. Io ne visito una per una per parlare con i lavoratori».
Ma torniamo a Draghi. Il presidente della Bce lancia un appello agli elettori e, di fatto, compie un endorsement a favore di Renzi: «Gli elettori devono mandare a casa i governi che non sono riusciti ad agire contro la disoccupazione. E quei governi che non agiscono spariranno per sempre dalla scena politica perché non saranno rieletti».
IL PLAUSO E CONSIGLI BCE

Il più potente italiano d’Europa plaude insomma alla riforma del lavoro, sollecitata più volte dalla Bce. E dice che la linea scelta dal premier è quella giusta. «Anche perché senza riforme non può esserci ripresa. E le riforme vanno fatte soprattutto durante i periodi difficili». In estrema sintesi: «I governi europei devono attuare le riforme strutturali. Più vigorosamente lo faranno, più credibile diventerà la crescita».
Draghi fissa un paletto non troppo caro a Renzi, che a Milano ha definito «datati» i parametri europei: «Mettere in dubbio la governance fiscale sarebbe autolesionistico, la sostenibilità delle finanze pubbliche non deve essere messa in dubbio». In ogni caso per la crescita non bisogna puntare solo sugli investimenti infrastrutturali, «c’è bisogno di investimenti nel digitale e nell’istruzione». Interventi sempre più urgenti, visto che «in Europa la crescita, già modesta, sta perdendo slancio». Per questo Draghi conferma che la Bce continuerà a tenere a lungo bassi i tassi d’interesse. E per la stessa ragione Francoforte «è pronta a ulteriori misure non convenzionali per affrontare i rischi di un prolungato periodo di bassa inflazione». E l’ostilità tedesca? «La Bce è riuscita piuttosto bene a difendersi dalla politica».
Infine Renzi, in serata, parla della guerra contro l’Is: «Ci sarà un maggiore coinvolgimento dell’Italia, con interventi nelle aree dei Paesi confinanti. Saremo molto duri».

Il Messaggero