Riforma del lavoro l’Europa apprezza Merkel: sui fondi Ue pronti a cambiare

ANGELA MERKEL

Un dramma, una piaga, qualcosa di inaccettabile. I capi di Stato e di governo e i vertici Ue riuniti a Milano per la conferenza sul lavoro, sono tutti d’accordo: la vera sfida per l’Europa è combattere la disoccupazione, ridare la speranza di un futuro ai giovani. Altrimenti il rischio è quello di bruciare un’intera generazione, di costringerli ad andare a cercarselo altrove, fuori dall’Ue, questo futuro. Non è stato un vertice inutile, quello di ieri a Milano, il terzo sul lavoro dopo quelli tenuti Berlino e Parigi. L’ha dovuto riconoscere anche la scettica Angela Merkel. Che proprio ieri si è lasciata andare ad un’apertura importante sulle procedure per utilizzare i fondi europei, a cominciare dal meccanismo del cofinanziamento. «Ci sono Paesi che devono lottare per conciliare il rapporto tra il deficit e la crescita» ha ammesso la Cancelliera durante la conferenza stampa di chiusura del vertice. Aggiungendo: «Siamo pronti a discutere di modifiche da portare al sistema».
GARANZIA GIOVANI
Si va verso un abbassamento della quota di cofinanziamento nazionale? La Merkel non entra nei dettagli. Ma l’apertura c’è e Renzi non se la lascia sfuggire. La sottolinea, ricordando «le contraddizioni» di un sistema che ti costringe «giustamente» a pagare i debiti arretrati della pubblica amministrazione, cosa però che ti fa sforare i parametri del patto. Stesso meccanismo e rischio con le quote di cofinanziamento nazionale per l’utilizzo dei fondi europei.
Sta succedendo anche con i sei miliardi già stanziati per il programma Garanzia Giovani. Sono lì, e visti i livelli «drammatici» di disoccupati in alcuni Paesi Ue, servirebbero come il pane. È parlando di questi fondi che la Merkel apre a «modifiche di procedura». Ma da uno spiraglio si può aprire un portone. E sul piatto presto ci saranno i 300 miliardi per la crescita promessi da Juncker.
Ovviamente Garanzia Giovani può aiutare, ma non risolve. In Europa sono 27 milioni i disoccupati. Occorre incidere nel profondo del modello europeo, recuperare competitività. Si può fare in un solo modo: con le riforme strutturali. A cominciare proprio da quella sul lavoro. Renzi avrebbe voluto chiudere il summit con la notizia del sì al Jobs act al Senato. Arriverà in serata, quando i leader sono ormai sulla strada di casa. Ma questo non ha impedito agli stessi leader, pubblicamente, di elogiare la riforma targata Renzi. «E’ un passo importante» dice la Merkel. «Giusta direzione» elogia Barroso. E lodi arrivano anche da Van Rompuy e Schulz. «Guardiamo con molto interesse quel che fa l’Italia» ha dichiarato Hollande. Sottolineando poi che comunque, con una ripresa così debole, serve di più: «Un contesto europeo favorevole». Sul rispetto dei vincoli del patto di stabilità, Hollande, però sceglie di non affondare il coltello: Parigi intende «avvalersi di tutte le flessibilità previste» dai trattati europei e in questo contesto «farà in modo di rispettare gli impegni presi». Renzi a sua volta ribadisce di considerare «personalmente» datato il vincolo del 3%, e di guardare «con rispetto» alle scelte di altri Paesi, ma per una questione «di reputazione» dell’Italia conferma che noi staremo sotto l’asticella del 3%: nella legge di stabilità ci fermeremo al 2,9%. Per la Merkel, che temeva l’asse Italia Francia, è sufficiente: «Sono fiduciosa che tutti rispetteranno le proprie responsabilità».

Il Messaggero