Responsabilità civile delle toghe governo battuto Scontro nel Pd

Senato

Galeotto fu l’emendamento leghista alla legge Comunitaria: con un vero e proprio blitz, i deputati del Carroccio ieri hanno battuto il governo, ottenendo l’ok dell’aula a un emendamento all’articolo 26 della legge, che interviene sulla responsabilità civile dei magistrati. «Chi ha subito un danno ingiusto per effetto di un comportamento, di un atto o di un provvedimento giudiziario, posto in essere dal magistrato in violazione manifesta del diritto o con dolo o colpa grave nell’esercizio delle sue finzioni, ovvero per diniego di giustizia, può agire contro lo Stato e contro il soggetto riconosciuto colpevole per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche di quelli non patrimoniali che dertivino da privazione della libertà personale», recita il testo per il quale Gianluca Pini e la Lega hanno chiesto e ottenuto il voto segreto, con una vittoria di misura, con 187 sì e 180 no, e l’astensione di Sel e M5S. «La tutela dell’indipendenza assicurata al giudice dagli ordinamenti, non rappresenta un mero privilegio», interviene però il Capo dello Stato mentre già infuria la battaglia parlamentare tra scambi di accuse e sospetti incrociati.
FRANCHI TIRATORI

Al plauso della Lega in aula, fa seguito la soddisfazione di Forza Italia. «Quando il centrodestra trova i contenuti, batte il Parlamento e batte anche Renzi», ha commentato Daniela Santanchè. Allarmato, invece, capogruppo democratico Roberto Speranza: «Si è trattato di un vero e proprio colpo di mano del centrodestra con la complicità del M5S. In parlamento esistono altre proposte sull’argomento e la questione va affrontata in modo serio». Nonostante il voto a favore del vicepresidente democratico della Camera, Roberto Giachetti, rischi di confermare i sospetti dei grillini che, a loro volta, accusano il Pd di non aver votato compatto: «I nostri deputati hanno svelato con intelligenza la spaccatura interna del Pd. Al Senato voteremo in maniera compatta contro questo emendamento», ha annunciato Maurizio Buccarella, capogruppo a Palazzo Madama, dove il Pd intende cancellare l’emendamento: «E’ un pasticcio che non aiuta ad affrontare seriamente il tema che va quindi rapidamente corretto», ha dichiarato il Guardasigilli Andrea Orlando, mentre il suo vice di Ncd, Enrico Costa, ha indicato nella commissione Giustizia del Senato, che «sta da tempo esaminando un provvedimento» ad hoc, la sede opportuna per «affrontare complessivamente e organicamente ogni aspetto della materia». Scenario fatto suo dal vertice della commissione, il forzista Francesco Nitto Palma, che ha scritto al presidente dell’aula Pietro Grasso, avocando a sé il file. 
LA RIVOLTA DEI GIUDICI

Intanto, però, contro il codicillo padano, è scesa in campo l’Anm: «Presenta evidenti profili di illegittimità costituzionale, ed è grave e contraddittorio che si indebolisca l’azione giudiziaria proprio mentre la magistratura è chiamata a un forte impegno contro la corruzione», ha sottolineato il presidente dell’Associazione magistrati Rodolfo Sabelli. Anche il Csm, dalle parole del presidente Michele Vietti, parrebbe condividere: «E’ in gioco non un privilegio, ma l’indipendenza di giudizio del magistrato”. 

Il Messaggero