Resa dei conti azzurra Berlusconi: o si torna uniti o non vinceremo mai più

BERLUSCONI, DOPO STOP DI IERI NUOVA INIZIATIVA A STRASBURGO

«Spetta a noi ricostruire il centrodestra». Chiuso ad Arcore, Berlusconi cerca di ritrovare la spinta positiva per cercare di tenere unita Forza Italia e, semmai, far tornare a casa non solo i transfughi organizzati nel Nuovo centrodestra e in Fratelli d’Italia, ma soprattutto i moltissimi che hanno disertato le urne. Riflettendo con i fedelissimi, da Toti a Verdini, alla Gelmini, ai capigruppo Romani e Brunetta, Berlusconi non ha nascosto che «la delusione dei risultati ai ballottaggi era ampiamente annunciata». Certo, certe sconfitte bruciano. Specie quella subita a Pavia da quello che era considerato il volto nuovo e spendibile del berlusconismo, quell’Alessandro Cattaneo, che invece è stato sonoramente battuto.
LE REAZIONI

«Non me l’aspettavo», ha ammesso uno sconfortato Giovanni Toti, secondo il quale «sono gli scandali dell’Expo e del Mose il motivo della diserzione dai seggi elettorali. Sta a noi ripartire, ascoltando i ceti produttivi e insistendo sulla questione morale». Ma il partito ribolle. Mara Carfagna e Raffaele Fitto insistono sulla «rifondazione del partito». «Non dimentichiamo che il potere in una democrazia rappresentativa ci viene dal popolo», ammonisce l’ex ministro per le Pari opportunità. Come dire, sarebbe il caso di favorire una maggiore partecipazione democratica. Il che significa che sarebbe urgente indire le primarie a tutti i livelli. Come sostiene anche Raffaele Fitto, che però intanto annulla la sua iniziativa a Napoli, dove era stata organizzata nello stesso giorno, il 13 giugno, una manifestazione dal coordinatore regionale, De Siano, insieme a Toti. «Io lavoro per l’unità», assicura l’ex governatore della Puglia.
D’altronde, non è tempo di divisioni, anche perché il centrodestra vince sì a Perugia, con la sorpresa del giovane avvocato Romizi, ma dilaga a Padova, però con il leghista Massimo Bitonci. Cosa che autorizza il segretario del Carroccio, Matteo Salvini, a candidarsi già alla guida del centrodestra che verrà. Mai sia, tuona Michaela Biancofiore, convinta che «l’unico modo per risolvere i problemi di Forza Italia è ripartire da Berlusconi per ridisegnare linea politica, fare emergere energie fresche e nuove dai territori, riconquistare quel consenso che non è passato ad altri, ma è rimasto a casa in attesa del rilancio della nostra rivoluzione liberale». Mariastella Gelmini, coordinatrice regionale della Lombardia, sostiene che «l’Italia rimane moderata, antistatalista e liberale. Per ora non è andata a votare, ma la sinistra non si illuda, non conti sul nostro scoraggiamento. Ce li riprenderemo».
LE PROSPETTIVE

Berlusconi, invece, sa bene che o il centrodestra torna unito o sarà difficile vincere ancora. E con i suoi analizza a fondo il caso Padova, dove Bitonci ha vinto perché sostenuto da una larghissima coalizione composta dal centrodestra dei tempi gloriosi, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Ncd, Udc e, appunto Lega Nord.
E allora Toti, cercando di superare la delusione «per i pessimi risultati in tutto il Nord», prova a rilanciare «la questione settentrionale». Ma sa bene che il vero problema è ritrovare l’identità di Forza Italia «che deve marcare i propri contenuti sulla politica economica, visto che quella di Renzi non ci piace, e sulle riforme. Perché – spiega – un conto è essere disponibili al dialogo, un altro è accettare supinamente le proposte della maggioranza, come quella per cambiare il Senato, cheè assolutamente insoddisfacente».
Riflettere e ricostruire è dunque il mantra che ripetono i berlusconiani più fedeli, da Toti a Maurizio Gasparri, che raccomanda «soprattutto umiltà».Difficile, viste le tensioni che fanno sobollire il partito. Se ne parlerà oggi in una direzione nazionale che si annuncia incandescente, nella quale i fautori del rinnovamento, Fitto e Carfagna, ma anche i quarantenni del partito, non si limiteranno certo ad ascoltare in silenzio la relazione di rito.

Il Messaggero