Renzi: “Voglio un Pd unito. Nel 2017 possibile tagliare l’Ires”

MATTEO RENZI 7

E’ giusto che sulle riforme ci sia una maggioranza più ampia di quella di governo. E Denis Verdini “non è il mostro Lochness”. “Io voglio il Pd unito” ma tra i dem “c’è ancora qualcuno che non ha elaborato il lutto della sconfitta al congresso”. Mentre è in corso la discussione al Senato sul nuovo sistema istituzionale, Matteo Renzi fa un primo bilancio di questo autunno. Difende il dialogo con i transfughi di Forza Italia e spera che nel suo partito vengano introdotte nuove regole per disciplinare “almeno” gli atteggiamenti dei parlamentari sul voto di fiducia. Si difende dalle critiche per i giudizi espressi sulla Rai e annuncia nuove misure nella legge di Stabilità: “Nessun taglio sulla Sanità”, ma è possibile un intervento sull’Ires.

Ieri Romano Prodi su Repubblica ha chiesto di aiutare l’esercito del leader siriano Assad per sconfiggere lo stato islamico. E’ d’accordo?
“Se c’è una cosa che non mi aspettavo  –  e che mi ha negativamente stupito  –  nella politica estera in questo anno e mezzo è una spasmodica attenzione al titolo del giorno dopo più che al merito della questione. Una visione miope: si punta a capire come si esce sui media, non come si esca dalla crisi. Per questo dubito delle ricette scodellate in modo semplici-stico: non sarà semplicemente aiutando Assad che bloccheremo IS. Né considerandolo l’unico problema come fanno in modo altrettanto banale altri”.

Quindi ha ragione Obama: serve prudenza con Putin?
“Il punto non è chi ha ragione o quanto prudenza dobbiamo tenere. Occorre un progetto pluriennale e una coalizione che non si limiti ad annunciare qualche raid aereo. Nessuno tra i leader occidentali può ragionevolmente pensare che si possa appaltare Damasco alla Russia o  –  a maggior ragione  –  al tandem russo iraniano. Ma dobbiamo anche avere il coraggio di dirci che il problema va ben oltre la Siria. Non a caso abbiamo aderito all’invito di Obama di continuare a tenere le nostre truppe in Aghanistan. Non a caso seguiamo da vicino la situazione libanese. Non a caso seguiamo la dinamica del Mediterraneo e più in generale dell’Africa che costituisce sempre più il punto di riferimento dlela nostra politica estera”.

Veniamo alle questioni italiane. Si sta votando al Senato la riforma costituzionale. L’iter si è velocizzato dopo l’accordo con la minoranza del suo partito. Perché ha perso così tanto tempo?
“Perso tempo noi? Fino a ieri dicevano che facevam troppo in fretta. A dire il vero è il contrario. Comunque è il contrario. Nel momento in cui abbiamo deciso di velocizzare l’iter parlamentare, abbiamo chiuso un accordo interno. Da due mesi dico che i numeri ci sarebbero stati. Abbiamo assistito a un prolungato confronto, ma quando siamo entrati nel merito della discussione non ci sono stati problemi: per noi era importante mantenere il principio che non si toccava la doppia conforme ricominciando daccapo. Obiettivo raggiunto”.

A lei forse non piace il “metodo Mattarella”? Il Pd unito però ha dimostrato il driver della politica italiana.
“E perché mai dovrei contestare il metodo Mattarella? Considero il risultato dell’operazione Quirinale, tutt’altro che scontato in partenza, una delle vittorie più nette ottenute nella veste di segretario insieme al 41% delle Europee e al raggiungimento che sembrava impossibile di un’ottima legge elettorale. Io voglio il PD unito, sempre. E lavoro per questo “.

Veramente è sembrato soprattutto che ci fosse una gara a non legittimarsi reciprocamente.
“Nel PD c’è ancora qualcuno che forse non ha ancora elaborato a pieno il lutto del congresso. Magari perché raramente in passato lo aveva perso. Ma io rispetto tutti ed è giusto che ci sia spazio per le idee altrui, in particolar modo sui temi costituzionali. Dovremmo invece trovare regole condivise sul voto di fiducia, ma sarà un tema che ci porremo in futuro, non adesso. Siamo quasi a metà della mia segreteria: tra breve chiunque potrà metterla in discussione e vincere il congresso. Questo è il bello del confronto”.

Ma ha mai temuto che volessero fare cadere il suo governo?
“Mai. Non condivido alcune loro idee ma non dubito della loro lealtà”.

Proprio per questo non è un problema avere i voti di Verdini? Lei li ha usati strumentalmente per convincere la minoranza dem non nella ricerca dell’unità.
“Verdini ormai è diventato il paravento per qualsiasi paura. Tutti lo evocano anche vedendolo dove non c’è: ormai è raffigurato come una sorta di mostro di Lochness nostrano e credo che questa definizione lo faccia contento e sorridente come non mai”.

Il mostro di Lochness, però, lo è almeno chi nell’aula del Senato insulta gli avversari con gesti volgarissimi.
“Ogni gesto volgare, in modo particolare verso le donne, va censurato senza se e senza ma”.

Potrebbe allora accettare l’ingresso dei verdiniani in maggioranza?
“Verdini e i suoi non fanno parte della maggioranza di governo. Votano le riforme non la fiducia”.

Se lei dovesse definire in una parola la sinistra, quale utilizzerebbe?
“Per me la sinistra è giustizia, ma non giustizialismo. È libertà, ma non liberismo. È eguaglianza, ma non egualitarismo”.

La tradizione della sinistra che ad esempio ha visto protagonisti in modo diverso leader come Napolitano e Ingrao, può avere ancora un ruolo nel suo Pd?
“Se penso all’Europa le dico che certo che esiste una enorme questione legata alla sinistra. Pensi a come stavano le cose quindici anni fa quando la sinistra andava da Blair a Schroeder, da Jospin all’Ulivo per non valicare l’Oceano e toccare Clinton o Lula. E vinceva. Paradossalmente proprio mentre viene contestato in patria il PD costituisce un modello in Europa e nel mondo della sinistra. E il PD italiano accoglie le migliori tradizioni del riformismo nostrano. Se poi domanda a me, è naturale che io senta molto più forte il messaggio e la leadership di Giorgio Napolitano rispetto a quella di Pietro Ingrao, per il quale pure tutti noi nutrivamo sentimenti di grande stima e rispetto. Detto questo, il PD oggi è in mano a una generazione di nativi democratici. Che si definiscono più per la direzione nella quale vogliono andare che non per la loro provenienza”.

E’ vero che esiste un’intesa per cambiare l’Italicum?
“Qualcuno ha avanzato questa idea. Mi sembra assurdo e fuori tempo aprire un dibattito quattro mesi dopo l’approvazione e due anni e mezzo prima delle elezioni. A me, peraltro, la legge piace così com’è”.

A proposito di campagna elettorale e di comunicazione. Ripeterebbe i giudizi dati sui talk?
“Altolà. Per me parlano i fatti. Non ho mai messo il naso, mai, nelle vicende interne della Rai, dalle nomine alla programmazione. Perché noi siamo persone serie e vogliamo bene al servizio pubblico. Non è un bottino di guerra; ma una gigantesca occasione culturale “.

Ma il punto è un altro. Questo Paese ha già la sfortuna che il premier deve impicciarsi per legge delle nomine dei vertici Rai. Non sarebbe meglio stare lontano dai giudizi sui prodotti giornalistici? Non è suo compito.
“Ho detto e lo ripeto oggi domani e dopo domani che i talk show rischiano di diventare un pollaio senz’anima. È una critica che faccio innanzitutto alla politica, un’autocritica. È un po’ come il wrestling, tutto sembra vero, tutto corre il rischio di essere finto. Detto questo, non è colpa mia se la centesima replica di Rambo fa più dei talk. Non è peraltro neanche un mio problema, forse di chi sul vostro giornale dice che io ho sguinzagliato i cani, insultando i parlamentari della commissione di vigilanza. Aggiungo: Siamo talmente ostili verso la Rai  –  e Rai Tre  –  che martedì Andrea Guerra ha fatto un’intervista a Massimo Giannini, io sono stato intervistato da Bianca Berlinguer e domani andrò in diretta dalla Annunziata. Tutta Rai 3! L’editto bulgaro ha fatto sparire gente dalla tv. Per favore, non scherziamo”.

Quando sarà approvata la riforma Rai?
“Io sono molto fiero del cda, della presidente e naturalmente del Dg. Faranno un buon lavoro con la vecchia e con la nuova legge. Sulla legge naturalmente deciderà il Parlamento, la palla adesso è nelle mani dei deputati”.

Tra pochi giorni il governo presenterà la Legge di Stabilità. Lei pensa davvero che l’Italia sia uscita dalla recessione? I segnali sono contrastanti.
“Questo lo dice lei. I segnali sono univoci. L’Italia è ripartita. Ma non lo dico io, lo dicono i numeri dell’Ista, del Fmi, dell’Inps. Tutto questo è frutto delle riforme. Ce lo stanno riconoscendo i principali operatori del mondo economico e finanziario globale. Spero che il JobsAct sia riconosciuto da tutti per quello che è: un’occasione per aumentare i diritti e ridurre il precariato, con buona pace di chi urlava il contrario”.

Nel suo partito c’è chi contesta l’abolizione della Tasi per tutti.
” Toglierla sulla prima casa per tutti e per sempre è un fatto di giustizia sociale in un Paese in cui il 75% dei possessori di prima casa è un lavoratore dipendente. Ovviamente chi ha di più  –  e dunque dalla seconda casa in poi  –  continuerà a pagare la seconda, la terza, la quarta, eccetera. Le tasse scendono. Davvero”.

Taglierete anche l’Ires?
“Nel 2017 senz’altro. Nel 2016 qualche altra sorpresa ci sarà e sarà positivas”.

Ci sarà spazio per misure sui consumi?
“Oggi mi permetto di dire che la vera questione è creare un clima di fiducia nel Paese. Solo questo può portare i risparmiatori italiani, che sono molto oculati e prudenti e non a caso sono i risparmiatori più forti del mondo, a mettere di nuovo in circolo i soldi”.

Quindi adotterete qualche misura o no?
“Ci sarà ma non posso ancora indicarle i dettagli. Dico solo che abbiamo una sensibilità particolare verso i bambini che soffrono l’indigenza. Che sonon tanti e non solo al sud”.

Però taglierete la Sanità.
“Falso. Nel 2013 sulla sanità c’erano 106 miliardi. L’anno dopo sono diventati 109, poi 110, il prossimo anno 111. Sulla sanità l’aumento di fondi è costante. Stiamo aumentando i fondi, non li stiamo tagliando”.

Riuscirete ad approvare entro il 2015 le Unioni civili?
“Dipende da quando finiremo queste riforme. Ma non molliamo. E’ un impegno di civiltà “.

Nel suo partito molti cattolici iniziano ad avere più di un dubbio. Soprattutto alla vigilia del Sinodo e del Giubileo. Non teme conflitti con la Chiesa?
“No,

nessun conflitto. Ognuno svolge un ruolo. Il presidente del consiglio giura sulla Costituzione, che è di tutti, credenti e non. Per la mia storia personale, ho molti amici sacerdoti. Ma anche loro sanno perfettamente che una legge occorre e va fatta al più presto”.

La Repubblica