Renzi vede i dem: «Farò un solo nome Tre schede bianche e sabato l’elezione»

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Non è questione di fedeltà, ma di intelligenza. Così dice Matteo Renzi a deputati e senatori del Pd cercando di serrare le fila di un partito che si avvicina alle votazioni per il Quirinale fra diffidenze e reciproci sospetti. Bisogna evitare disastri come quello che, nel 2013, portò al naufragio della candidatura Prodi. «Quella figuraccia è nel curriculum vitae di tutti noi». Per evitare di ripeterla, dice, bisogna mettere da parte le beghe interne, «evitare di pensare che il voto sia un referendum su di me, e dimostrare di saper essere un gruppo dirigente». Una questione di intelligenza, appunto.
SPAZIO PER UNA DONNA

Comincia la settimana dedicata al Colle, e il segretario dei democrat giura che accadrà tutto in pochi giorni. Giovedì la prima chiamata dei grandi elettori: «Sabato mattina ci sarà la quarta votazione, e – assicura Renzi – sarà quella decisiva». Significa che le prime tre, quelle che esigono la maggioranza dei due terzi, andranno a vuoto. Ma questo si sa da tempo e il premier lo ribadisce: «Noi prima di sabato voteremo scheda bianca». Un po’ per non bruciare nomi anzitempo, un po’ per evitare l’insana pratica delle candidature fantoccio.
Da oggi il segretario del Pd si mette alla testa della delegazione di partito per le consultazioni con gli altri gruppi parlamentari. Prima però deve convincere i suoi a non disperdersi. «Intendiamoci» dice «nel voto per l’elezione del Capo dello Stato non è prevista la disciplina di partito». Però, aggiunge, il Pd ha un’occasione unica per riscattare la figuraccia del 2013 e «per dimostrare che noi siamo l’argine alla crisi della politica. E’ un passaggio fondamentale per la nostra credibilità». Quindi: chi non condivide «lo dica apertamente», senza sotterfugi.
Certo, tutti vogliono sapere i nomi. Anzi, il nome: «Perché non presenteremo una terna, ma un unico candidato per evitare che siano gli altri a scegliere». Una donna? Possibile, ma non probabile, almeno così par di capire: «Non so se c’è lo spazio. Lo verificheremo». Un uomo di sinistra, come invocano alcuni parlamentari? «Ci sono persone per bene anche nel centrodestra». Ma questo, più che altro, è un modo per non chiudere la porta in faccia a nessuno: «Il Presidente della Repubblica non si elegge contro qualcuno». Neanche contro il Movimento 5 Stelle.
Sul far della sera Renzi si fa vedere a Montecitorio. Al bar incrocia due grillini: «Venite al Nazareno per le consultazioni? Noi ci siamo». Grillo e Casaleggio hanno appena inviato una e-mail a tutti i deputati e i senatori del Pd, provando a stanare il premier: «Fateci dei nomi, e noi li sottoporremo al voto della rete». Lui, il segretario del Partito Democratico, quasi non se ne occupa. Ha già detto che di nome ne farà uno solo, al momento giusto. «Avete già l’accordo» lo incalzano i deputati grillini incrociati alla buvette. «Se c’è un accordo siamo gli unici a non saperlo» replica lui.
SILVIO TORNA AL NAZARENO

Quasi certo che la delegazione del Movimento 5 Stelle non si presenterà al Nazareno per le consultazioni. Ci andranno tutti gli altri, compreso Silvio Berlusconi che verrà ricevuto nel tardo pomeriggio di oggi. Il Cavaliere ha già fatto sapere che l’idea di votare scheda bianca lanciata dal Pd sta facendo breccia pure in Forza Italia malgrado i mugugni della minoranza legata a Fitto e certe intemperanze che serpeggiano nel partito, a cominciare da quelle di Renato Brunetta che nel Transatlantico si becca anche gli sfottò di Renzi: «Sei un paraguru».
I primi a essere ricevuti stamane nella sede del Pd saranno gli alleati di governo di Scelta Civica e del Centro Democratico. Poi a seguire tutti gli altri – Lega Nord compresa – e dopo un’interruzione pomeridiana la sfilata si concluderà verso sera con Berlusconi seguito dalla delegazione di Sel. Si parlerà molto di «metodo» e poco di «nomi». Anche perché Renzi, prima di tutto, deve incassare il consenso del suo partito sul candidato da sponsorizzare. E ci vuole ancora del tempo.

Il Messaggero