Renzi vede Draghi e Napolitano «L’Italia non è osservata speciale»

RENZI_NAPOLITANO

MILANO Festa del Lavoro? Macché: «Il prossimo primo maggio celebreremo il no-gufi day». Dispensa ottimismo Matteo Renzi in giro per l’Italia a cercare di arginare gli effetti delle cattive notizie propinate dai conti economici. Mattino a Roma, ora di pranzo a Milano per visitare i cantieri dell’Expo, pomeriggio a Fiumicino per salutare il Papa in partenza per la Corea, poi a Castelporziano per un vis à vis con Giorgio Napolitano con il quale fa il punto dell’agenda di settembre e al quale porta la riforma del processo civile messa a punto dal ministro Orlando incontrato prima di partire per Milano. Un po’ per mostrare che «si lavora anche in pieno agosto», un po’ per provare a convincere che le cose vanno meno peggio di quanto sembra.
«Non siamo sotto osservazione dell’Unione Europea» dice e ripete da mattino a sera. Martedì ha preso l’elicottero ed è andato nelle Marche per incontrare Mario Draghi nel suo buen retiro di Città della Pieve. Speravano entrambi che non si venisse a sapere, poiché si è saputo ora il premier annuncia che «è andato tutto bene». Lui e il governatore della Bce, sostiene, si sono visti altre volte e ancora si vedranno: «E vi posso assicurare che l’Italia non è sotto osservazione, né da parte della Banca Centrale, né della Commissione Europea».
I FONDI EUROPEI
Il nodo di questi giorni è quello del mancato utilizzo dei fondi europei, quello cioé che ha fatto dire a Bruxelles che in Italia mancano strategie di investimento: «Ma io» replica Renzi «ho fatto due campagne per le primarie sostenendo che dobbiamo spendere meglio i soldi dell’Unione. Ed è ciò che da tempo diciamo di voler fare e stiamo facendo». In sostanza, la colpa semmai è di chi è venuto prima, di chi ha usato i fondi per iniziative occasionali «mentre invece noi vogliamo utilizzarli per investimenti strutturali. E chi non si adegua sappia che i denari non spesi verranno girati sulla scuola».
A Milano sembra autunno, piove sul cantiere dell’Expo, ma il cattivo tempo non sembra intaccare l’umore del premier: «Del resto, se uno è pessimista è meglio che non faccia politica». Lui comunque pensa che per il giorno dell’inaugurazione, 1 maggio del 2015, tutto sarà pronto, e l’Italia offrirà al mondo una grande immagine di sé: «Sconfiggeremo i gufi, e non lasceremo il paese nelle mani di chi spera nel fallimento. Tutti quelli che stanno lavorando in questo cantiere, operaie e operai, tecnici, ingegneri, potranno sentirsi partecipi di una vittoria dell’Italia».
I NUMERI DELL’EXPO
L’ottimismo si dispensa anche coi numeri. I dirigenti di Expo ne hanno forniti alcuni, il capo del governo li snocciola: «Centoquaransette Stati hanno dato la loro adesione, sono già stati venduti 5 milioni di biglietti». Prima dell’inaugurazione, sostiene, ne saranno venduti almeno dieci milioni, alla fine dell’esposizione si dovrebbe arrivare a quota ventiquattro milioni: «E’ la dimostrazione che c’è una grande voglia d’Italia, in giro per il mondo si parla molto di questo evento, siamo solo noi che continuiamo ad occuparci di cose piccole».
Fra le cose piccole, tuttavia, non c’è la questione del lavoro, che continua a essere un argomento di cui si discute. E’ tornata d’attualità, da quando Alfano l’ha riproposta, l’ipotesi di cancellare l’articolo 18. Lui dice di non volersi impantanare in una discussione ideologica: «Abbiamo bisogno di trovare posti di lavoro e faremo di tutto perché questo avvenga, riscrivendo tutti insieme lo Statuto dei lavoratori che credo abbia bisogno di futuro e non soltanto di passato». Oggi il tour continua: Napoli, Reggio Calabria, Termini Imerese, Gela.

IL MESSAGGERO