Renzi: università divise in serie A e B

EVENTO "TED X FIRENZE: INNOVAZIONE E OTTIMISMO"

Gasatissimo. Così tanto da immaginare scenari paradisiaci: «L’Italia supererà la Germania in quanto a produzione industriale». Più che una previsione è un sogno, una speranza. O forse il frutto di un’oretta passata in compagnia di Sergio Marchionne alla Fiat di Mirafiori, che una volta era il cuore pulsante dell’industria automobilistica italiana, e adesso ha le sembianze di una fabbrica in via di dismissione, attiva tre giorni al mese. «Ma presto le cose cambieranno».
NEL CUORE DELL’INDUSTRIA

Giornata piemontese per il premier. Al mattino ad Alba per i funerali di Michele Ferrero, l’inventore della Nutella. Dall’ora di pranzo in tournée nel cuore produttivo di Torino. Prima la Fiat, poi il centro ricerche della General Motors, quindi il Politecnico dove si inaugura l’anno accademico di un Ateneo che in passato ha sfornato geni dell’ingegneria. Luoghi prediletti dal Renzi che dispensa ottimismo per professione: «L’Italia è la terra in cui il domani arriva prima».
Da più di un anno Marchionne va dicendo che il rilancio dell’automobile italiana è alle porte. Vuole fare concorrenza alle grandi marche tedesche; sfidare Bmw, Mercedes e Audi sul terreno delle vetture di lusso. Così quando Renzi arriva a Mirafiori gli fa vedere due cose: il nuovo Suv della Maserati e la catena di montaggio dove da fine anno dovrebbe cominciare la produzione di quello che per ora è solo un prototipo. L’ad della Fca garantisce al premier che sarà un successo, a cui ne seguiranno altri targati Alfa Romeo.
Visita blindata, poiché il Suv Maserati è ancora avvolto dal mistero per non favorire la concorrenza. Ma lo staff del presidente del Consiglio fa trapelare il suo entusiasmo: «Dopo questa visita sono gasatissimo. Sono sicuro che il rilancio sarà sorprendente». Al di là delle riforme in cantiere, il vero scoglio che il governo deve superare è quello di una ripresa economica che stenta ad arrivare. «Piccoli segnali ci sono, ma è presto per dire che è fatta». Certo, un rilancio della produzione di auto sarebbe un buon viatico.
Dopo la Fiat c’è la General Motors che nove anni fa ha aperto, a Torino un centro ricerche per lo sviluppo dei motori diesel. Fa gli onori di casa Karl Thomas Neumann, presidente della Opel: «Qui iniziarono in sessanta, adesso i ricercatori sono settecento. I motori delle nostre auto vendute in tutta Europa vengono pensati qui, e anche grazie a questo le nostre vendite sono aumentate oltre le previsioni». Altro gas per Renzi, che non sta nella pelle: «Siamo secondi alla Germania per produzione manifatturiera: li raggiungeremo».
UN CAPPELLO DA GIULLARE

Dal centro ricerche di General Motors basta attraversare la strada per entrare al Politecnico. Qui l’accoglienza è meno calorosa. Giovani antagonisti e operai levano cori e cartelli di protesta; nell’aula magna un rappresentante degli studenti vuole donargli, beffardamente, un berretto da giullare. Ed è pensando a loro che, probabilmente, il premier se la prende con i «signor no», specie con quelli che stanno in Parlamento. «Il confronto è fondamentale, ma democrazia non è un modo per non fare le cose. Semmai è la possibilità di pensarne e realizzarne di migliori».
Ce l’ha con chi «in Parlamento gioca a bloccare le iniziative della maggioranza». O con quella che lui definisce «l’industria della lagnanza». Comunque, ripete che le riforme si faranno: «Questo è il compito della politica». Il compito del Paese è quello di crederci e metterci del suo, a cominciare dai futuri ingegneri che ha davanti: «Voi siete un’università di eccellenza, che compete con i più importanti Atenei europei. Perché ci sono le università di serie a e quelle di serie b, chi lo nega è ridicolo. Noi dobbiamo puntare sui migliori per imporci a livello internazionale».

Il Messaggero