Renzi, un test per l’Italicum «Se vinco, chiudo la partita»

Renzi, di Hitler non si parla nemmeno per scherzo

«Se salta una sola delle riforme, salta tutto». A palazzo Chigi l’affermazione di Matteo Renzi è la stella polare che guida ogni incontro e ogni mediazione. Si continua ad andare avanti, a tappe forzate, «perché io qua ci sto sino a quando riuscirò a fare le cose». La triangolazione tra le riforme in calendario, un Parlamento che per durare vota ogni fiducia e l’atteggiamento soft di Bruxelles sui nostri conti pubblici, continua a funzionare e permetterà di approvare a breve anche il Jobs Act.
MASSE

Un percorso faticoso per il presidente del Consiglio, reso ancor più complicato dal surriscaldarsi della tensione sociale dovuta allo scontro con i sindacati. Dal mini test elettorale di oggi in Emilia Romagna e Calabria Renzi uscirà vincitore per mancanza di alternative, ma sarà alla massa dei non votanti – che si annuncia alta – che il governo intende guardare nei prossimi mesi per evitare che prenda altre strade.
Se l’Emilia rossa non fa testo, la Calabria che fu dell’azzurro Scopelliti, sarà la conferma di un ko tecnico super annunciato e che il Rottamatore porterà a casa. Un tre a zero vinto a tavolino che le percentuali di affluenza renderanno meno tondo anche per un partito, come il Pd, che comunque da domani potrà contare su un presidente di regione in più che si aggiunge a quello strappato in Sardegna al centrodestra. In quel vuoto politico, fatto di astensione e non voto, si annida l’insidia peggiore per Renzi vista anche l’incapacità delle principali forze di opposizione di catalizzare lo scontento.
Il voto anticipato non è l’obiettivo di Renzi. Berlusconi si fa scudo del terrore che hanno i suoi eletti per cercare di diluire i tempi di approvazione della legge elettorale e delle riforme costituzionali. L’obiettivo del Cavaliere, oltre ad indebolire il Rottamatore, è quello di inserire il ”pacchetto” nella trattativa per il Quirinale. Il premier però non ci sta e, dopo il voto di fiducia che ci sarà in settimana sul Jobs Act, tornerà a chiedere con forza a palazzo Madama il varo dell’Italicum riveduto e corretto, con tanto di clausola che rinvierà l’applicazione della legge a dopo la cancellazione del Senato. Ai tentennamenti di Berlusconi e alle sparate del capogruppo alla Camera di FI in favore del Consultellum, ieri ha risposto con un twitter il renziano Giachetti: «Perchè non lo accontentiamo». E’ il segnale dell’inizio della sfida che il premier porterà a colui che di riforme e spirito maggioritario ha riempito il passato ventennio e che ora temporeggia in attesa di comprendere se, per le sorti della sua leadership, è più pericoloso l’ex ministro Fitto o il Rottamatore. Renzi intende tirare diritto e mantenere le promesse fatte entro l’anno in modo da ribaltare il trend dei consensi, in calo da qualche settimana, e presentarsi a metà del mese prossimo a Bruxelles come il leader che sta veramente cambiando un Paese che nelle principali cancellerie giudicano incapace di riformarsi.
BENZINA

La sfida di Renzi all’Europa sta tutta in quei 300 miliardi di investimenti che vuole fuori dal patto di stabilità e che rappresentano l’unica benzina che potrebbe rimettere in moto l’Italia. «Cambiare l’Italia per cambiare l’Europa», rappresenta un grido di battaglia che salta il metodo delle trattative-soft adottato da Mario Monti e punta a mettere in contraddizione le ricette di Bruxelles con i risultati ottenuti negli ultimi dieci anni.

Il Messaggero