Renzi tra sinistra Pd e Ncd: «Basta veti»

Matteo Renzi

Il Gp di Monza, la Festa dell’Unità a Milano e infine il blitz a Expo con Bono degli U2. Ultima domenica semi-lavorativa per Matteo Renzi, che da oggi dovrà tornare a cimentarsi con i problemi romani. Dopo aver partecipato sabato per la prima volta al Worshop Ambrosetti di Cernobbio, il presidente del Consiglio passa la giornata in Lombardia, prima assistendo al Gran premio di Formula 1 insieme a Sergio Marchionne, poi intervenendo alla Festa dell’Unità.

Bagno di folla a parte, Renzi affronta gran parte dei problemi che da oggi troverà sull’agenda politica e con cui dovrà cimentarsi. Tra tutti il Senato e i rapporti con Ncd, il che significa unioni civili e riforme costituzionali. C’è poi il rebus delle presidenze di commissione sempre a Palazzo Madama e quello legato al rimpasto di governo, con Alfano che reclama un posto, probabilmente per Quagliariello. E poi il fisco, con l’annunciata abolizione della tassa sulla prima casa per la quale il governo dovrà trovare le adeguate coperture.

Alla Festa dell’Unità Renzi viene accolto da un bagno di folla festante. Lui non si sottrae: ringrazia, saluta, abbraccia, acconsente ai selfie. E traccia la road map del Pd e del governo. Il partito «è vivo» e la dimostrazione viene proprio dalle Feste dell’Unità che «ringraziamo. Alla faccia di chi dice che siamo un partito in difficoltà». Certo i problemi con la minoranza ci sono, ma il segretario li liquida così: «Basta con le sterili discussioni interne. Dobbiamo renderci conto che il Pd ha un compito alto davanti e che non si può andare avanti con lo scontro delle correnti». Non manca la solita battuta al vetriolo: «Non posso dire “D’Alema” e vi emozionate». Per rafforzare ancora di più il partito, Renzi pone l’obiettivo di arrivare nel 2016 a diecimila sezioni attive.

Sul tema caldo del momento, l’immigrazione, Renzi è categorico: «Non c’è il Pd contro le destre, ma umani contro le bestie. C’è un livello di umanità sotto il quale non si deve scendere. Noi non rinunceremo mai a salvare una vita umana, non rinunceremo a essere noi stessi. Se perderemo un punto nei sondaggi non ci interessa». E a Beppe Grillo dice: «Se per lui il modello è l’Ungheria di Orban noi siamo orgogliosamente un’altra cosa».

Al rientro a Roma i grattacapi non mancheranno. I malumori con Ncd sono evidenti: gli alfaniani per licenziare le riforme costituzionali pretendono rassicurazioni sulle unioni civili e sull’Italicum. I lavori sono in corso, anche perché sia le unioni civili sia le riforme sono calendarizzate da oggi in Senato, dove i numeri della maggioranza son risicati. La trattativa per trovare una quadra è appena cominciata: proprio venerdì Renzi ha incontrato a Palazzo Chigi la delegazione di Area Popolare composta da Alfano, Lupi e Schifani. Sulle unioni civili, Renzi dice di essere «fiero che avremo una legge, dopo anni di rinvii. Voglio garantire a tutti che lo facciamo per noi, per la dignità del nostro Paese ed è un impegno che va mantenuto con la volontà di coinvolgere quante più persone possibile ma poi si chiude».

È chiaro che trovare un accordo con Alfano – che vorrebbe un testo più «morbido» sulle unioni civili, cioè senza la possibilità di adozione per le coppie omosessuali, fattore ritenuto imprescindibile invece per la sinistra del Pd – vuol dire mettere in cassaforte le riforme costituzionali, messe a rischio dalla minoranza Dem. A tal proposito Renzi ribadisce: «Siamo disponibili al confronto su tutto, anche sulla riforma costituzionale. Ma se qualcuno pensa di bloccare tutto, di ricominciare daccapo per bloccare tutto, allora la forza di chi dice sì è molto più grande di quella di chi dice no. Non accettiamo veti». Un concetto ribadito anche dal ministro Maria Elena Boschi a Cernobbio, che spiega come né l’Italicum né la non elettività del nuovo Senato possono essere rimessi in discussione.

Per quanto riguarda la pressione fiscale, Renzi ribadisce: «A casa nostra le tasse sono troppo alte: dobbiamo avere il coraggio di dirlo anche alla sinistra che sono troppo alte. In passato abbiamo detto che le tasse sono bellissime, forse in un altro Paese». Entro la fine del 2016 – annuncia poi Renzi – «approveremo la riforma del terzo settore».

Il Tempo