Renzi, tensione con Merkel per ottenere garanzie chiare

Prime_Minister_Renzi

BRUXELLES «È importante che il Consiglio europeo dia il via libera alla candidatura di Juncker solo in presenza di un documento che indichi con chiarezza dove deve andare l’Europa». Matteo Renzi mantiene il punto e lo fa notare appena giunto a Ypres, cittadina alle porte di Bruxelles dove fu combattuta una delle piú lunghe e sanguinose battaglie di trincea della prima Guerra Mondiale. In attesa del confronto tra i Ventotto, iniziato ieri sera con la cena, e di «limare» il documento programmatico messo a punto da Van Rompuy, ciò che non deve più accadere in Europa sta scritto suo muri di Ypres che riportano migliaia di nomi di caduti in una delle guerra più sanguinose mai combattute tra paesi del vecchio continente. 
I capi di stato e di governo rendono omaggio ai caduti in una cerimonia che dà un po’ il senso su cosa può tornare ad accadere se viene meno la voglia di Europa. «Questa cerimonia molto bella dà il senso della storia europea per la pace dopo un secolo di guerra. Non di una Ue solo di parametri, vincoli e codici», sottolinea Renzi che partecipa al ricordo dopo il vertice del Pse, e pone la sua firma sul libro posto all’ingresso del monumento. Una breve passeggiata per le strade di Ypres e poi tutti intorno ad un tavolo, per l’avvio del confronto che non si annuncia facile visto che Renzi si toglie la giacca e David Cameron sbuffa di continuo per tenere un ciuffo di capelli sopra gli occhi. La nomina del lussemburghese Juncker a capo della Commissione è l’unica certezza, anche se verrà ufficializzata solo oggi, ma resta da definire l’intero assetto e da contenere la voglia di Cameron di arrivare ad una conta sui nomi. Ieri sera si è cominciato a lavorare sul documento programmatico che per l’Italia scontava ancora molte lacune peccando di genericità proprio sul concetto di flessibilitá di cui occorre fare «buon uso». Renzi accetta lo spacchettamento delle nomine e il timing tutto tedesco che costringerà ad un consiglio europeo straordinario il 17 luglio ma sottolineando il metodo «passato prevede prima le cose e poi i nomi», arriva al summit avendo molte cose da dire a coloro che accettano il termine «flessibilitá» ma non intendono tradurlo in cose concrete. 
IL CHIARIMENTO
Renzi qualche idea invece la porta con sé e chiede che gli investimenti escano dal meccanismo strangolatorio dei cofinanziamenti – impossibili per paesi a rischio sforamento – e così come i debiti della P.A. oggetto di recente procedura d’infrazione. Su questo si sarebbe consumato un vero e proprio scontro con la Cancelliera Merkel quando Renzi le ha ricordato lo sforamento che la Germania di Schoerder si prese nel 2003 per pagare i costi della riunificazione. «Non chiediamo di sforare come avete fatto voi, ma di usare la flessibilitá prevista», ha sostenuto Renzi, salvo poi tornare a parlare a quattr’occhi con la cancelliera dopo la cena condividendo toni decisamente più sereni. Quindi va bene anche Juncker, basta che si cambi musica. Una linea che Renzi ha condiviso nel corso del summit del Pse nel quale il partito ha avanzato la propria candidatura per le altre caselle. «Siamo tutti d’accordo, all’interno del Pse, su una visione d’insieme» delle nomine, a trovare cioè un’intesa almeno politica sul puzzle dei candidati ai vertici della Ue. 
Cose da fare e nomi, si intrecciano e al termine della prima giornata di consiglio, Renzi non si sbilancia sulle candidature anche quando dopo la cena rientra in albergo in una Bruxelles paralizzata dalla partita di calcio della nazionale. Ciò che invece non cessa di ribadire è che l’Europa «per il suo bene», deve cambiare verso e occuparsi più di crescita. «Si tratta di prendere atto del messaggio chiaro arrivato col voto – ribadisce il presidente del Consiglio, forte del 41% – un messaggio che fa riflettere per la forza e per il significato: se vogliamo bene all’Europa dobbiamo darci una smossa e occuparci di crescita e lotta alla disoccupazione. Serve di più un’Europa delle famiglie, non un’Europa della burocrazia» . L’Italia ottiene che il documento messo a punto da Van Rompuy, esca dalla genericità e chiarisca meglio l’agenda delle priorità e sino a che punto si possono spingere i «margini di flessibilità» già esistenti. Per Renzi solo in questo modo in è possibile incoraggiare gli investimenti per sostenere la crescita e tenere conto dei costi a breve termine delle riforme economiche, che producono effetti positivi sul Pil solo a più lungo termine. 

IL MESSAGGERO