Renzi: tempi stretti, ora si corre Carta bianca a Sala e Cantone

MATTEO RENZI 7

Per non ripetere l’immagine di Berlusconi in visita ai cantieri dell’Aquila, Matteo Renzi va in trasferta a Milano infilando la riunione operativa nella sede dell’Expo tra la visita ad una scuola e un incontro con imprenditori e commercianti. Il «ci metto la faccia», ripetuto anche ieri dal presidente del Consiglio, nasconde infatti molte insidie visto che si parla di un’opera realizzata solo al 45% e con davanti meno di 350 giorni per essere completata. Coniugare trasparenza e velocità non è facile in un Paese come il nostro. Specie se il Commissario all’Expo, Giuseppe Sala, reclama, come ha fatto ieri incontrando il premier a palazzo Chigi, pieni poteri nella riorganizzazione della squadra che dovrà far arrivare al traguardo il mega-cantiere.
BUONA STELLA

Appalti, progettazioni e affido delle opere, dipenderanno da oggi completamente da Sala e dal suo braccio destro il cui nome il Commissario ufficializzerà solo oggi pescandolo da un elenco di super-professionisti che non hanno lavorato in Lombardia e neppure in recenti eventi realizzati al Nord. Il presidente del Consiglio, contando sulla sua buona stella, dà carta bianca a Sala affiancandogli il presidente dell’Authorty anticorruzione, il magistrato Raffaele Cantone che a Milano potrà svolgere il suo ruolo senza però nessuna delega in più di quanto già non preveda la legge. D’altra parte, tutto manca in Italia tranne gli enti di controllo che dovrebbero – a diversi livelli – sorvegliare sull’assegnazione e la gestione degli appalti. Presentarsi oggi a Milano con Cantone è un po’ come presentarsi con i carabinieri o comunque con un potente strumento che tanto somiglia ad un riflettore pronto ad accendersi ad ogni minima anomalia.
«Sono convinto che ce la faremo anche questa volta», ha ripetuto ieri sera Renzi intervistato a ”Quinta colonna”, confermando come la sua principale dote sia quella dello ”spingitore”. D’altra parte l’Expo rappresenta una vetrina per l’Italia anche in questa fase e i recenti arresti non contribuiscono certamente a rafforzare l’immagine del Paese che non riesce a rottamare né politici di lunghissimo corso, né faccendieri sempre più stagionati. 
DELUSIONI

L’incrocio delle inchieste con le elezioni europee obbligano, come sostiene Civati, il premier a metterci la faccia perché «si devono fermare i deliquenti e non i lavori» ed evitare che si allarghi la fetta del non voto in un elettorato che appare deluso e pronto al voto di protesta. Non è un caso se oggi lo scontro con Grillo avverrà nella stessa piazza. Renzi oggi a Milano incontrerà imprenditori e commercianti proprio per ribadire che l’Expo si farà, che il governo darà ogni supporto per rispettare i tempi, e che rinunciare all’evento – come chiesto dai grillini – significherebbe «darla vinta alla criminalità, al malaffare e a tutti coloro che gufano sulla ripresa del nostro Paese». In questi ultimi giorni di campagna elettorale Renzi non si risparmia e corre da Nord a Sud alternando piazze a trasmissioni tv. L’Expo diventa quindi un’occasione per parlare al Nord onesto del Paese che nell’Expo vede un volano per far crescere il Pil e rilanciare l’immagine del made in Italy. Niente provvedimenti emergenziali, quindi, o decreti, ma una richiesta a tutti di vigilare perché, come ha dimostrato lo stupore esibito dallo stesso commissario Sala subito dopo aver appreso dei traffici dei suoi più stretti collaboratori, l’insidia può essere ovunque. Ben venga quindi l’avvio di un dibattito parlamentare sul tema della corruzione e della possibile reintroduzione di alcuni reati (falso in bilancio in testa) o la riesumazione della piattaforma on line ”Open-Expo” sulla quale mettere tutte le spese, i fornitori, gli appalti e l’andamento dei cantieri. 
Per convincere la massa di indecisi, Renzi accelera con le riforme chiedendo il voto di fiducia sulla riforma del mercato del lavoro e sollecitando la chiusura dell’intesa tra Ethiad e Alitalia. Alle accuse di leaderismo avanzate dalla minoranza interna contrappone la palude che anche le inchieste di Milano confermano essere ancora molto ampia e insidiosa.

Il Messaggero