Renzi sul Colle: tutti devono deporre le armi Lega all’attacco

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«Non sono per niente preoccupato. Sono molto tranquillo che troveremo una buona soluzione». Sull’imminente successione a Giorgio Napolitano, Matteo Renzi, in un’intervista radiofonica, ostenta sicurezza ma si tiene ancora sulle generali, nonostante che attorno al Quirinale le manovre siano da tempo iniziate. Da parte del premier una sola, esplicita, esortazione: «Dovremo deporre le armi del ”voglio mettere lui“, capire cosa serve all’Italia nei prossimi sette anni ancor prima di ”chi“ serve, e discutere insieme il profilo del prossimo presidente».
Quanto alle scadenze per individuare il nuovo inquilino del Colle, Renzi le lega alla «libera decisione di Napolitano su se e quando lasciare». A quel punto – afferma – «noi saremo pronti a scegliere il suo successore» che in quanto «garante delle istituzioni, deve essere il punto di riferimento di tutti, non solo di qualcuno. Deve far rispettare la Carta costituzionale e deve essere persona saggia ed esperta».
SALVINI E IL FIASCO
Un identikit che può corrispondere a cento profili meno che a quelli dei personaggi che il segretario della Lega, Matteo Salvini – il primo ad andare all’attacco a testa bassa contro ogni parvenza di candidatura della maggioranza per il Quirinale – ha già fatto scendere in campo. Ultimo tra questi l’ex calciatore rossonero Franco Baresi, sul quale Renzi non trattiene una battuta – rivolta naturalmente a Salvini, non al campione del mondo ’82 – «Come si dice in questi casi: posa il fiasco…». In ogni caso, Salvini, già in guerra con tutte le candidature finora delineatesi all’orizzonte, non rinuncia a un fuoco di sbarramento preventivo: «Se si tratta di votare un nome del Pd, se lo votino Berlusconi e Renzi. E’ chiedere troppo – aggiunge il leader del Carroccio – che sia un presidente non legato ai partiti». Altra bocciatura, ma, in questo caso, a un bersaglio ben individuato, viene da Giorgia Meloni. La presidente di FdI se la prende con Pier Carlo Padoan: «Mai al Quirinale il padre di questa vergognosa legge di stabilità, che massacra gli italiani con le tasse e dispensa marchette alle lobby».
Molto diversa, invece, la posizione di Silvio Berlusconi che ieri ha parlato della disponibilità di FI a votare «con la sinistra le riforme, che sono quelle nostre del 2005», anche se ciò – ha precisato – «non significa confondere i ruoli, perché noi restiamo alternativi a questa sinistra». Nessun accenno da parte dell’ex Cavaliere alla partita per il Colle, ma proprio la convergenza sulle riforme istituzionali tra Pd e FI, potrebbe – patto del Nazareno o meno – aprire la strada a un’intesa sul candidato alla successione a Napolitano. Anche se – come annunciato nei giorni scorsi dallo stesso Berlusconi – dovesse essere espressione del Pd.
L’apertura della partita per il Quirinale sollecita ad un maggiore coordinamento anche le forze minori del centro. E’ così che i gruppi di Scelta Civica, di Per l’Italia-Centro Democratico e di Democrazia Solidale, forti – affermano – «di circa 50 parlamentari», sembrano voler mettere i loro paletti sulla strada che porterà al Colle. Obiettivo preliminare – afferma una nota – «un patto di consultazione per il confronto con le altre forze di maggioranza e di opposizione, per rilanciare l’impegno riformatore che dovrà accompagnare la legislatura fino al suo naturale completamento».

Il Messaggero