Renzi: sul Colle nessuno metta veti Bersani chiede figure autonome

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La questione Quirinale irrompe anche nell’ultima conversazione tra Matteo Renzi e Fabio Fazio a ”Che tempo che fa“. Il premier non concede molto alla curiosità del conduttore, che fa anche nomi (Padoan, Fassino, Finocchiaro) che incontrano l’imperturbabilità del presidente del Consiglio. Disposto a dire solo: «Non so quello che avverrà, ma deve essere un processo sereno, tranquillo, semplice, chiaro. Il presidente della Repubblica è un garante, deve essere una persona di grande saggezza ed equilibrio, eletto da un’alleanza il più possibile ampia. Dovrebbero votarlo dai grillini a Forza Italia a Sel, ma nessuno, nemmeno il Pd, ha il diritto di veto».
Il discorso di Renzi si intreccia con quello fatto di Pier Luigi Bersani sullo stesso argomento a ”In mezz’ora“ con Lucia Annunziata e, naturalmente, con la tempistica del processo delle riforme che gli avversari del premier vorrebbero usare come un bastone tra le ruote del suo progetto. Per questo il segretario del Pd mette le mani avanti: «Le riforme costituzionali e la nuova legge elettorale saranno approvate entro il 31 gennaio 2015», data entro la quale non saranno presumibilmente iniziate ancora le votazioni per la successione a Napolitano, con tutte le incognite incorporate. Dal suo predecessore alla guida del Pd arriva un identikit un po’ più preciso: «Parleremo con tutti, non lavoriamo per soluzioni che abbiano il carattere della partigianeria, ma non è immaginabile – sostiene Bersani – una figura ostile ai valori della sinistra. Dobbiamo cercare una figura della massima autorevolezza che, oltre ad essere per bene, deve anche essere una persona autonoma e fedele alla Costituzione. Abbiamo bisogno di uno che sappia tenere il volante perché siamo ancora nelle curve. La transizione non è ancora finita». Quanto ai timori nutriti nella minoranza dem sul patto del Nazareno, l’ex segretario afferma: «Io sono contro i patti, perché penso che ci voglia una sinistra e una destra. Creare una cosa troppo trasversale non è salutare. Bisogna dialogare, ma stringere patti dove chi ha firmato ha l’ultima parola non va bene».
NON E’ PATTO COL MAGO OTELMA
La replica a Bersani viene favorita da una domanda di Fazio sull’accordo del Nazareno: «Non c’è nessun patto preventivo tra Pd e FI sul Quirinale – dice il premier -. Il patto del Nazareno è stato siglato un anno fa quando le dimissioni di Napolitano non erano in agenda. Non è il patto del mago Otelma». Per Renzi resta comunque l’auspicio che «nella maggioranza ampia che dovrà eleggere il nuovo garante dell’unità nazionale, ci siano più partiti possibili». A questo proposito, il presidente del Consiglio ricorda il coinvolgimento di Berlusconi nelle elezioni di Ciampi nel 1999 e del secondo mandato di Napolitano nel 2013, per concludere che non pare esserci «alcun motivo per cui dovrebbe star fuori stavolta».
Trascinato da Fazio sul terreno del rapporto, non privo di contrasti negli ultimi tempi, tra il governo e la Rai e sulla questione del canone, Renzi afferma che «è arrivato il momento per l’esecutivo di occuparsi di Rai in modo strategico. C’era un problema logistico di gestione, ma – aggiunge – metteremo ordine nel canone e nella Rai». Quanto alla proposta dell’inserimento del canone nella bolletta della luce, per il premier «era una buona idea, avrebbero pagato tutti e un po’ meno di oggi, ma ci sono stati problemi tecnici. Soprattutto è mancato il tempo per individuare il numero delle case possedute da ciascun utente per non far pagare doppi o tripli canoni».

Il Messaggero