Renzi: «Sui tagli decidiamo noi E il 3% parametro anacronistico»

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ROMA L’Italia non va al Consiglio europeo di Bruxelles «con il cappello in mano, a chiedere elemosine», lo ha detto, nella sua informativa alle Camere alla vigilia del vertice Ue di oggi, Matteo Renzi reduce dal suo recente tour a Parigi e Berlino. Secondo il premier, «noi andiamo in Europa consapevoli che abbiamo mille difficoltà, ma che se l’Italia si dà da fare può ambire alla guida della Ue per i prossimi 20 anni e non per sei mesi».
L’orgogliosa rivendicazione del presidente del Consiglio viene a conclusione di un ragionamento in cui si dà «per assolutamente fondamentale uscire da una visione per la quale l’Europa ci controlla i compiti o ci fa le pulci. La Ue non è una nostra controparte ma siamo entrambi sulla stessa barca». Se non si afferma questo principio, afferma Renzi, «non ci sarà spazio per la politica». Sempre nell’ambito di un paritario diritto di critica, il premier sostiene la necessità di «lottare contro un’Europa espressione della tecnocrazia e della burocrazia per guardare, invece, agli alti ideali dei suoi padri fondatori». E visto che una delle più significative incarnazioni dello spirito dell’Europa burocratica appare sempre quel tetto del 3% del defict, Renzi – pur premettendo di non avere intenzione di sforarlo – non manca di mandare un siluro al famoso parametro di Maastricht: «E’ oggettivamente anacronistico. Risale a Maastricht e da lì c’è il bisogno di un approfondimento, di un confronto e magari – perché no? – anche di una battaglia politica per provare a cambiarne le regole».
RIFORME URGENTI
Renzi non manca di prendere atto che l’Italia ha «una grande zavorra» rappresentata da un enorme debito pubblico, lievitato per la scarsa crescita dovuta, in particolare, all’assenza di riforme strutturali. Riforme, «istituzionali, economiche e della giustizia che – afferma il premier – non sono rinviabili e devono essere fatte non per far contento qualche capo di Stato, ma per essere noi stessi credibili nel chiedere all’Europa il cambiamento delle regole del gioco».
Qui uno dei punti cardine del discorso del premier: «Siamo partiti da un’operazione di taglio del cuneo fiscale da 10 miliardi, prendendoli da un margine ampio che ancora abbiamo sulla spending review», dice Renzi entrando nel vivo della polemica sulle coperture dei tagli ipotizzati dal commissario Carlo Cottarelli: «Ne presenteremo le risultanze nelle sedi parlamentari. Come è giusto che sia dopo un’analisi politica, perché il commissario ci ha fatto l’elenco, ma toccherà a noi, come parte politica, individuare dove tagliare e dove no. Se una famiglia – osserva il presidente del Consiglio – non ce la fa più, è evidente che deve fare i conti in casa, poi saranno il papà e la mamma a decidere cosa tagliare e cosa no».
Approvazione per ampio margine in entrambe le Camere: 292 sì alla Camera e 195 sì al Senato. Intanto il ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, ha incontrato i sindacati del pubblico impiego che hanno espresso la loro contrarietà ad ogni ipotesi di esubero.

 

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