Renzi: successore a fine mese Al via la conta, voto per voto

Matteo Renzi press conference, Rome

ROMA Non si sbottona e saltella sul posto mentre benedice riunioni su riunioni, cene su cene di deputati e senatori le cui conversazioni il super fidato Luca Lotti trasforma in appunti preziosi per disegnare la geografia interna al Pd. E’ da qui, dal suo articolatissimo partito che da solo – o quasi – potrebbe eleggere il successore di Napolitano, che Matteo Renzi parte per la conta della vita: l’elezione del presidente della Repubblica.
MASSIMO
Dettagliatissimi report all’americana degni di ”House of Cards”, accompagnati da ”alberi genealogici” delle amicizie e delle inimicizie di ogni singolo potenziale candidato al Quirinale, sono i misuratori di pressione della temperatura interna al partito affidati al vicesegretario Lorenzo Guerini al quale il premier ha chiesto di «non perdersi una riunione e una cena». Un metodo, quello di Renzi, che – oltre a mettere in crisi la dieta di Guerini – capovolge quello a suo tempo adottato da Pier Luigi Bersani. «Nessun nome calato dall’alto o frutto di riunioni a quattro o cinque», spiegano a palazzo Chigi dove raccontano anche della volontà di Renzi di accelerare al massimo. «Avremo un presidente della Repubblica entro gennaio», continua a ripetere il premier che è infatti pronto a chiedere ai presidenti delle Camere di intensificare il numero delle votazioni. Renzi la prossima settimana vuole che le Camere – riunite in seduta comune – facciano due votazioni giovedì e tre venerdì, e non una il 29 e due il 30 come invece stabilito ieri dalla riunione dei capigruppo. «Si decide tutti insieme e si chiude», sostiene Renzi che solo dopo aver ”tranquillizzato” il Pd, incontrerà con i vicesegretari Serracchiani e Guerini, tutte le delegazioni dei partiti. Berlusconi compreso. Preoccupato e attento più alle mosse degli altri che a proporne di proprie, Renzi ha iniziato con molta cautela la partita del Quirinale sulla quale in Italia, e soprattutto all’estero, misureranno la stoffa della sua leadership. Rispetto ai tentativi di Bersani, Renzi parte da una maggioranza di governo consolidata da un anno e da un’opposizione – interna ed esterna – molto più frastagliata e incapace di proporre un candidato unitario fin dalle prime tre votazioni. Tenuta del Pd e tenuta della maggioranza, sono sempre stati per il presidente del Consiglio i due capisaldi dai quali partire. «Sarebbe assurdo che un Parlamento che ha dato la fiducia a questo governo eleggesse un presidente della Repubblica con una maggioranza diversa», chiosa il senatore del Pd Giorgio Tonini che a palazzo Madama è impegnato nel rush finale sull’Italicum. Quindi non un presidente ”creatura” di Renzi, ma nemmeno un presidente contro l’attuale assetto e il programma di riforme in calendario in Parlamento. Solo dalla quarta votazione, nella quale sono sufficienti 505 voti su 1009, Renzi proporrà a Forza Italia una ristrettissima rosa di candidati chiedendo invece di votare scheda bianca nelle prime tre votazioni. Analoga offerta verrà rivolta al M5S e agli ex grillini, ma le conclusioni della ricognizione le tirerà personalmente Matteo Renzi all’ora di pranzo di venerdì e prima della quarta chiama.
SEGNALI
Venerdì, alla riunione della direzione del suo partito il premier insisterà molto sul metodo e sul coordinamento stretto che la segreteria intende avere con i gruppi parlamentari. Stavolta «niente sms», assicurano dal Nazareno, ma «dialogo e confronto», come sostengono i capigruppo Zanda e Speranza. E che al premier interessi ora dare segnali più al suo partito che a Berlusconi lo dimostrano le parole usate dallo stesso Renzi ieri sera in tv alle ”Invasioni Barbariche”: «Se Silvio Berlusconi dice no al nostro candidato per il Quirinale, ce lo eleggiamo da soli». In realtà il Patto del Nazareno regge e anche il Cavaliere ieri ha voluto tranquillizzare i suoi dando prova di ”opposizione” con la manifestazione di ieri al Divino Amore. Pantomime a parte, l’intesa regge anche per il ritrovato dialogo tra Ncd e FI che profila una ricomposizione del centrodestra utile anche a chi nel Pd sostiene sia la volta di un cattolico. Sarà anche per questo che nel fanta-borsino del Quirinale i nomi di Sergio Mattarella e Pierluigi Castagnetti sono in rapida ascesa seguiti da esponenti degli ex Ds come Fassino e Finocchiaro.

IL MESSAGGERO