Renzi su Imu e Tasi rassicura i Comuni: ridaremo ai sindaci quello che togliamo

Matteo Renzi press conference, Rome

«Noi abbiamo tolto Imu e Tasi e daremo ai sindaci un assegno corrispondente». Lo afferma il premier Matteo Renzi a Porta a Porta, dove affronta il tema tasse ma anche quello della riforma delle pensioni, del sud, della necessità di una maggiore flessibilità economica in Europa, dell’emergenza migranti e della lotta all’Isis.

«L’idea è che in Italia si è pagato troppo, le tasse le devono pagare tutti, ma l’idea che le tasse sono bellissime è forse nei paesi dove sono basse. Da noi il messaggio deve essere riduzione: dalla casta ed infatti abbiamo messo un tetto ai manager pubblici ai corpi di polizia da da 5 a 4», dice il premier.

«Mi piace pensare che gli italiani al di là del governo stiano vedendo un Paese più solido più tranquillo e più giusto. lo giudico un fatto di giustizia non pagare le tasse sulla prima casa dopo che magari uno per trent’anni ha pagato un mutuo. Dobbiamo dare un messaggio di tranquillità, ora possiamo finalmente ripartire».

«Nel 2014 abbiamo dato gli 80 euro, nel 2015 l’operazione su Irap e costo del lavoro, nel 2016 via Imu e Tasi che è l’operazione che abbiamo annunciato a luglio ed ecco perché il 16 dicembre ci sarà il funerale delle tasse sulla casa, Nel 2017 penseremo all’Ires e nel 2018 all’Irpef».

«Sulle pensioni siamo partiti e ci siamo fermati? No, non siamo nemmeno partiti per un principio di buon senso: negli ultimi anni in troppi hanno messo bocca e mano sulle pensioni ma si annuncia una cosa sulle pensioni solo quando siamo sicuri di farla», prosegue poi Renzi. «Due miliardi sono arrivati il primo agosto però l’abbiamo comunicata solo quando cotta e mangiata». «Dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare in pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi». «Spererei di farlo nelle prossime settimane e mesi. Sono ottimista ma per lo stato deve essere a somma zero».

«Alla festa dell’Unità ho parlato con un’ostetrica disponibile a rinunciare fino al 30% dello stipendio pur di andare prima in pensione, un’altra persona però diceva di essere disponibile a rinunciare al massimo al 10%. La discussione è complessa e complicata perché in passato si è fatta un po’ troppa confusione», afferma il presidente del Consiglio. «Io offrirei agli italiani una possibilità: se siete disponibili, si può introdurre flessibilità ma per lo stato deve essere a somma zero. Lo stato non deve guadagnarci ma non avere esborso maggiore, per non penalizzare le nuove generazioni. Sono ottimista su questo».

«L’Italia sta ripartendo, il Paese torna ad essere tranquillo, tutto facciamo tranne che tirarsi i capelli su un emendamento, una soluzione si trova ma l’importate è che qualcuno capisca che indietro non si torna, qualcuno invece vuole che si torni sempre daccapo. Io ascolto tutti ma non mollo».

«Non entro nelle tecnicalità, dico che con le riforme dobbiamo fare un Paese più semplice. Punto. Entro il 15 ottobre si decide al Senato. E poi, dopo sei letture parlamentari, saranno gli italiani a decidere con un referendum sì o no. E poi dicono che non è un processo democratico, alla faccia…», sottolinea parlando della riforma costituzionale.

«Rossi, Emiliano, Speranza, Bersani (che lo è ‘ad honorem’), D’Alema che non credo che corra ma magari farà il ‘king maker’: vedo tantissimi ‘anti Renzì e va bene così, è giusto che ci sia chi la vede diversamente», dice poi il premier commentando la possibile candidatura di Enrico Rossi alla segreteria del Pd. «Poi chi vince vince e gli altri daranno la mano, ma non ho paura di perdere la seggiola e non sto provando neanche a tenerla perché altrimenti farei l’accordo con tutti».

«Stiamo ragionando su alcune proposte» per il Sud, continua il premier. «C’è chi suggerisce di usare il credito di imposta, che è già stato utilizzato, per il Mezzogiorno: una forma di fiscalità agevolata per chi investe. Avrebbe un importo di un paio di miliardi, secondo le stime». Si tratta di misure allo studio del governo in vista della legge di stabilità. «La vera misura che serve per il Mezzogiorno è prendere impegni specifici e portarli a casa. Non servono più libri degli sogni, che poi sono diventati incubi».

«Credo che in Ue le cose stiano cambiando anche sulla linea economica. Con un pochino di buon senso abbiamo preso 17 miliardi grazie alla flessibilità, ora si tratta di portare a casa tutto quello che riusciamo in modo da avere un deficit il prossimo anno che non sia l’1,4% che prevede il fiscal compact firmato dal governo italiano».

Quanto alla lotta all’Isis, Renzi ha annunciato che L’Italia non seguirà Francia e Gran Bretagna nel progetto di raid aerei contro l’Isis in Siria: «L’Italia non partecipa a delle iniziative come quelle che Francia e Inghilterra hanno annunciato di studiare. A mio giudizio occorre che la comunità internazionale abbia un progetto di lungo termine, le iniziative spot servono e non servono».

E sui migranti: «Dal mare sono arrivate 170 mila persone l’anno scorso, che non sono rimaste tutte in Italia. Quest’anno siamo sugli stessi numeri: 116.131 mila a fine agosto. L’Italia non è invasa come dice qualcuno, ha una presenza ancora sopportabile, ma il punto è che non possiamo continuare così». «Non entro nelle dinamiche della Chiesa cattolica così come in quelle dei sindaci. Noi abbiamo un grande patrimonio che è il terzo settore ed il volontariato, dobbiamo continuare a coinvolgerli. Qualcuno dice “c’è un invasione”, ma io faccio presente che in Italia ci sono 8000 Comuni e di questi 500 sono quelli che stanno accogliendo. Siamo già d’accordo con Fassino, il presidente dell’Anci,per coinvolgerne di più».

«La proposta di Junker e di toglierne (all’Italia ndr.) più di 50 mila, noi vogliamo vedere che questo accada… come si dice in napoletano ‘ca nisciun è fess’. L’Ue deve avere dei criteri chiari ed il numero di persone disponibile secondo gli ultimi documenti della commissione è 50 mila».

Il Messaggero