Renzi si «lavora» Alfano Ncd vota il decreto Poletti

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Tutto come previsto. Il decreto legge Poletti sul lavoro approda in Aula alla Camera e il governo decide di porre la questione di fiducia. Troppo forti le tensioni all’interno della maggioranza, con la minoranza del Pd che canta vittoria per le modifiche al testo approvate in commissione e il Nuovo Centrodestra che protesta perché con le modifiche apportate su formazione, apprendistato e contratti a termine il decreto viene sostanzialmente stravolto, senza riuscire nell’intento di superare la riforma Fornero.

Alla fine il presidente del Consiglio Matteo Renzi decide così di blindare il provvedimento con la fiducia, ben consapevole del fatto che a Montecitorio il Partito democratico è autosufficiente. Ben diversa è la situazione al Senato, dove Ncd promette da giorni battaglia. I nodi dunque sono solo rinviati: il decreto Poletti sarà blindato per favorire un primo passaggio parlamentare in Aula senza traumi, ma le questioni poste da Ncd saranno riproposte a Palazzo Madama. Lo stesso ministro del Lavoro ammette che in Senato «si continuerà a discutere» e che i problemi con Angelino Alfano «non sono ancora risolti». «Resto convinto dell’assoluta necessità di un’approvazione urgente del provvedimento di conversione – aggiunge Poletti – L’esame della commissione si è concluso rispettando i contenuti fondamentali del decreto. Le distanze sul merito ci sono, ma sono limitate».

Ncd – chiarisce la capogruppo alla Camera Nunzia De Girolamo – voterà, come preventivato, infatti la fiducia al governo, ma si prepara a dare battaglia: «Siamo alleati del governo e degli italiani – dice la De Girolamo – ma il nostro sostegno al governo è condizionato alla battaglia che faremo al Senato sul testo che consideriamo migliore per il Paese». Anche il capogruppo Ncd a Palazzo Madama, Maurizio Sacconi, ripete che «il nostro impegno sarà quello di fare valere le nostre ragioni».

Lo stesso Sacconi, che aveva ribadito in mattinata le critiche del partito di Alfano al decreto Poletti, chiedendo il «ripristino sostanziale delle semplificazioni ai contratti a termine e di apprendistato», attribuisce il mancato accordo a un braccio di ferro interno al Pd. Renzi aveva infatti lasciato intendere nei giorni scorsi che con il partito di Alfano si sarebbe trovata una mediazione. Compromesso che però non è arrivato. Con il premier che decide alla fine di porre la fiducia, mettendo nell’angolo Alfano. Secondo l’ex ministro Sacconi, durante il vertice, Poletti avrebbe proposto una mediazione per appianare le divergenze, tornando al testo passato in commissione senza modifiche. Mediazione che l’Ncd avrebbe accettato ma che sarebbe invece stata respinta dal Pd, in particolare da Cesare Damiano. Anche Scelta civica, che parla di «pregiudizio ideologico» di Pd e Ncd, voterà la fiducia ma chiede che nella discussione in Senato il governo intervenga per modificare il testo.

Renzi taglia però corto. «Sono discussioni alle quali un cittadino normale è abbastanza allergico – dice il premier intervistato dal Tg1 – Stiamo discutendo se le proproghe devono essere cinque o otto, sono dettagli. Con tutto il rispetto per chi deve fare campagna elettorale, noi pensiamo agli italiani. Sui dettagli discutiamo, ma alla fine si chiuda l’accordo perché non è accettabile non affrontare il dramma della disoccupazione».

Sul decreto lavoro interviene anche il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, che difende il provvedimento: dalla riforma Fornero «le condizioni recessive sono peggiorate – spiega – c’è una ripresa ancora fragile, anche se positiva, e questo stenta a tradursi in occupazione. Una riforma come quella presentata dal governo accelera il beneficio in termini di occupazione della ripresa che si sta consolidando». Secondo Padoan con la riforma del mercato del lavoro cambierà il meccanismo di allocazione delle risorse anche per gli ammortizzatori. «Si tratta – aggiunge – di cambiare il meccanismo attraverso cui si offre sostegno ai lavoratori». I soldi per rifinanziare gli ammortizzatori comunque, assicura Padoan, «li troviamo».

IL TEMPO