Renzi sfida i sindaci: vietato colpire i servizi per i cittadini

Matteo Renzi press conference, Rome

«I sindaci non possono continuare a fare i furbi, i risparmi si devono fare tagliando le poltrone e non i servizi e le prestazioni per i cittadini». Matteo Renzi va alla guerra dei campanili. E ci va imbracciando le forbici della spending review che, com’è scritto nel Documento di economia e finanza (Def), rastrellerà nel 2016 risorse anche dagli Enti locali attraverso i costi e i fabbisogni standard.
«La revisione della spesa non è il tentativo di far del male alla povera gente o intervenire con tagli sulla carne viva dei cittadini», si scalda il premier che non vuole che i Comuni alzino le aliquote locali, «ma quello di utilizzare meglio i loro soldi. La cosa sconvolgente è che ci siano migliaia di società partecipate e tagliarle è un favore ai cittadini, non un taglio contro i cittadini. Se salta qualche poltrona nei consigli di amministrazione male non fa. La macchina della pubblica amministrazione deve dimagrire perché è giusto». Velenosa l’analisi compiuta da uno dei consiglieri del premier a palazzo Chigi: «I Comuni finora si sono comportati come alcune Camere di commercio che, di fronte ai tagli, invece di procedere a risparmi riducendo le spese della struttura, hanno finito per ridurre i servizi offerte alle imprese…».
LO SCONTRO
Nella sua offensiva Renzi non risparmia l’amico Piero Fassino. Il presidente dell’Anci e sindaco di Torino lunedì, alla vigilia della presentazione del Def, ha lanciato l’allarme parlando di rischio-tagli proprio «per i servizi essenziali» a favore dei cittadini: asili nido, assistenza domiciliare agli anziani, trasporto pubblico, ecc. Parole che hanno fatto imbufalire Renzi.
Tant’è che nella conferenza stampa dedicata ad illustrare la bozza del Def, il premier va giù duro: «Incontrerò prima del varo definitivo di venerdì i Comuni e, se serve, le Regioni. Io sono pronto a un confronto all’americana con i sindaci, visto che avendo fatto il sindaco per tanti anni un po’ di bilanci degli Enti locali ci capisco». Ancora: «Trovo stravaganti alcune affermazioni che ho letto, anche dell’amico e ottimo sindaco Fassino. Il problema di Torino è che deve scontare il fatto che la Provincia ha violato il patto di stabilità interno e dunque ci viene chiesto di eliminare le conseguenze dello sforamento. Ma se lo facessimo, con quale credibilità andremmo da chi il patto lo ha rispettato? Con il passaggio dalla Province alle Città metropolitane serve un cambio di mentalità!».
A stretto giro di posta arriva la replica di Fassino: «La violazione del patto di stabilità, a cui si è riferito il premier, è stata una scelta non della Città metropolitana, ma dell’amministrazione provinciale precedente. Semmai la Città metropolitana di Torino ne eredita oggi le negative conseguenze, senza peraltro alcuna responsabilità».
Nell’illustrare il Def, Renzi tiene a precisare che «non toglie soldi dalle tasche degli italiani»: «Nel 2015 riduciamo le tasse di 18 miliardi, più 3 delle clausole di salvaguardia che eliminiamo. E se ci saranno le condizioni, diminuiremo le tasse anche il prossimo anno». Il leitmotiv è «prudenza». «Se poi avremo un tesoretto, se riusciremo a mettere qualcosa da parte, sarà un gran giorno e decideremo se utilizzarlo sforbiciando le tasse o facendo qualcos’altro». Ma a palazzo Chigi già lo schema è tracciato: le risorse aggiuntive andranno a una riduzione strutturale del cuneo fiscale.
La prudenza, come spiega anche il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, è nei numeri: più 0,7% di crescita quest’anno, 1,4 nel 2016 e 1,5 nel 2017. Ma anche nella stima degli incassi dalla spending review. Ed ecco di nuovo Renzi: «Nel Def scriviamo prudenzialmente lo 0,6% del Pil, pari a 10 miliardi. Ma noi pensiamo ci sia spazio per tagliare fino a 20 miliardi». Prudenza anche dal voluntary disclosure: «Abbiamo previsto solo un euro di entrate, dà lì un altro tesoretto. Anche se la parola porta male…».

Il Messaggero