Renzi sfida i dissidenti: con voi Pd al 25%

++ Renzi,fondamentale prima lettura riforme entro europee ++

«Carissime democratiche, carissimi democratici, mentre volgono al termine le tante Feste dell’Unità svoltesi in tutta Italia, invio questa email…». Un incipit innocuo per una lettera al vetriolo come quella ”spedita” dal sito del Pd agli iscritti e alle iscritte del partito. Lettera al vetriolo perché il premier non perde l’occasione per martellare la minoranza interna sulla riforma del lavoro e per ”accusarla” di voler ritornare al partito del 25% dei consensi contro il 41% registrato dal ”suo” Pd alle europee.
La resa dei conti ci sarà il 29 settembre: in direzione un voto a maggioranza sancirà la linea sul Jobs act e tutti si dovranno adeguare. «Chi difende il sistema vigente difende un modello di diseguaglianze. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti. Quelli di cui nessuno si è occupato fino ad oggi», attacca Renzi nella lettera agli iscritti.
LE ACCUSE
Si rivolge a chi dal suo stesso partito lo accusa di essere «di destra». A loro spiega che «essere di sinistra significa combattere un’ingiustizia, non conservarla. Davanti a un problema c’è chi trova soluzioni provando a cambiare – rivendica – e chi organizza convegni lasciando le cose come sono». E così il segretario ritorna all’armamentario di quando era il ”rottamatore” o ”l’unico bambino che mangia i comunisti”, come recitava una celebre battuta dell’epoca, e rincara la dose: «Siamo qui per cambiare l’Italia e non accetteremo mai di fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna. O almeno ci prova».
Tuttavia non tutte le porte sono chiuse anche se lunedì 29, al ritorno da una settimana negli Usa, Renzi proverà a chiudere il cerchio sulla legge delega, chiedendo al partito unità di fronte al testo del governo e alla linea della maggioranza. I numeri il segretario ce li ha in direzione e, assicurano dal governo, anche in Parlamento, grazie all’appoggio de facto di Forza Italia. Va detto però che nella commissione lavoro della Camera la delegazione Pd è composta per la metà da deputati di estrazione Cgil e dunque il percorso parlamentare della riforma non assomiglia esattamente a quello delle autostrade. Ieri è scoppiata anche una piccola guerra delle cifre con la minoranza Pd che dice d’avere dalla propria parte 40 dei 100 senatori del gruppo e i renziani che invece dimezzano il numero dei ”dissidenti”.
Ciò nonostante, è il mantra renziano, il premier non è disposto ad accettare la fronda della minoranza Pd. Dunque, al Senato si discuterà la prossima settimana nel gruppo Pd e con gli altri partiti, ma poi il 29 Renzi detterà la linea.
LA VECCHIA GUARDIA
Non sembra intimorita, però, la «vecchia guardia». Su un tema come il lavoro serve «chiarezza», mentre la delega al governo a riformare lo statuto dei lavoratori, articolo 18 incluso, è troppo ampia. Togliere la reintegra ai nuovi assunti vuol dire, spiega Cesare Damiano, creare lavoratori tutti di «serie B», non portare uguaglianza.
E anche il moderato Francesco Boccia afferma che «non si governa con i vaffa» e se va bene cercare di «prendere i voti di destra convincendoli da sinistra, non va bene farlo con politiche di destra». «Basta inventare nemici per coprire le difficoltà del governo a mantenere, nella legge di Stabilità in arrivo, la valanga di promesse fatte», attacca l’ex viceministro Stefano Fassina. Lunedì la minoranza Pd lavorerà agli emendamenti al testo e martedì 23 si riunirà per un documento unitario da consegnare al segretario. La resa dei conti avverrà in direzione.

Il Messaggero