Renzi: serve un’intelligence unica Ue

Matteo Renzi

ROMA «Non permetteremo alla paura di cambiarci». Il giorno del suo quarantesimo compleanno Matteo Renzi lo passerà sfilando per le vie di Parigi insieme al presidente francese Francois Hollande e a migliaia di francesi. Alla marcia «repubblicana» della pace, in memoria delle vittime del sanguinoso attacco terroristico perpetrato contro il settimanale satirico Charlie Hebdo, il presidente del Consiglio ha dato la sua adesione nel corso di una telefonata con il presidente francese avvenuta al termine del duplice blitz delle forze di sicurezza francesi. Poi il twitter di solidarietà con tanto di annuncio scritto in francese.
RUOLO
Insieme a Renzi anche il primo ministro britannico David Cameron, la cancelliera Angela Merkel, il premier spagnolo Mariano Rajoy, l’ex premier Romano Prodi e molti altri leader europei. Martedì prossimo a Strasburgo Renzi terrà un discorso di chiusura del semestre con il passaggio di consegne al primo ministro lettone, ma a tenere banco sarà come affrontare insieme la minaccia terrorista e il rapporto dell’Unione con l’islam moderato che inevitabilmente coinvolge anche il ruolo da assegnare alla Turchia in Europa.
C’è però un punto del discorso di martedì che Renzi ha anticipato ieri sera nel corso dell’intervista a Lilly Gruber su ”La7”. Ed è che «l’Europa non deve essere solo il 3%, ma deve avere un’anima politica e dotarsi di una intelligence comune». Così come i nostri nonni ebbero a che fare con la guerra e i nostri padri col terrorismo politico, il «terrorismo molecolare» è per il premier la nuova minaccia con la quale dobbiamo fare i conti «dentro le nostre frontiere». «I due terroristi – ricorda – erano francesi e forse da piccoli avranno anche visto il campionato francese o ascoltato la musica, eppure sono diventati terroristi».
SEGNALI
Le frontiere chiuse, quindi, potrebbero servire poco perché si tratta di «una minaccia diversa che l’Italia sta affrontando ma è necessaria una regia europea», «dobbiamo andare sempre di più verso una intelligence unica, servizi diplomatici unici». Nessun attacco militare però da parte dell’Europa al califfato fuori dall’alleanza internazionale, ma attenzione alla Libia e «sforzo diplomatico e militare» da parte dell’Italia anche con forze di peacekeeping perché quello – a giudizio del premier – è il prossimo fronte caldo. Il presidente del Consiglio esclude rischi per l’Italia: «Non abbiamo segnali precisi e contingenti che portino L’Italia a essere considerato un paese con elevata probabilità, ma ci muoviamo come se lo fossimo e abbiamo un elevato livello di allerta». Con un occhio ai dati della nostra economia, e consapevole degli effetti che la paura può generare su una ripresa già molto fragile, il presidente del Consiglio – parlando sempre ad ”Ottoemezzo” – invita l’Europa e i suoi cittadini a non stravolgere le proprie regole o a cambiare le proprie abitudini. «Non è il Trattato di Schengen il problema, magari bastasse immaginare che nemico è alla frontiera!».
«Ho letto – continua il premier – di pena di morte di chiusura di frontiere. Come se bastasse una serie di banalità di frasi fatte per affrontare il problema che non è alla frontiere, il nemico è interno. L’avversario è il radicalismo che fomenta l’odio, in alcuni casi contro la libertà di stampa, in altri casi contro i fratelli ebrei o contro chi è diverso. Radicalismo che va combattuto in modo serio ma non con armi demagogia». Al presidente del Consiglio è piaciuto il gesto di Hollande che ieri mattina ha raggiunto a piedi dall’Eliseo la sede del ministero dell’Interno. «Ho apprezzato il suo gesto di camminare dall’Eliseo fino al ministero dell’Interno per dimostrare che la Francia non si piega alla paura».
TERRORE
Anche l’Italia non si piegherà ad un clima di terrore e di diffidenza perché «quello che è accaduto non può permettere di farci vivere nella paura», una paura che è stata protagonista anche durante le elezioni europee «con Grillo e lo sarà magari anche la prossima volta con Salvini. Io ho cercato di giocare la parola coraggio. Il futuro deve essere una cosa bella».

IL MESSAGGERO