Renzi: senza intesa decido io non mi faccio impantanare

Matteo Renzi 1

ROMA «Io non mi faccio impantanare. Lo dico da settimane che il governo venerdì varerà la riforma della giustizia e non torno certo indietro. Se necessario decido tutto io». Matteo Renzi sa di giocarsi la faccia e il suo futuro politico. E sa altrettanto bene che se il piano di riforme dovesse naufragare, a pagarne il prezzo sarebbe proprio lui. Così, quando il ministro della Giustizia Andrea Orlando alza bandiera bianca, annunciando che nella maggioranza ci sono «differenze nelle priorità», Renzi non trattiene un moto di fastidio. L’ex rottamatore, il segretario «del Pd al 40,8%» – fanno notare i suoi – non è al governo per sottostare ai veti di Angelino Alfano o di qualche altro cespuglio della maggioranza. Così, molto probabilmente, domani Renzi in Consiglio dei ministri se ne infischierà delle «differenze nelle priorità» e andrà avanti come un rullo compressore. La prova? Un’ora dopo l’annuncio di Orlando, il premier sforna due tweet come se nulla fosse, in cui parla del dimezzamento delle vacanze nei Tribunali e dell’«arretrato del civile» entro i famosi “Mille Giorni”. «Stanno tentando il solito giochino per provare a fermare il cambiamento», confida ai suoi, «ma stavolta gli va male». 
IL DECISIONISMO
Un approccio decisionista e «anti-palude», quello di Renzi, con cui ha già dovuto fare i conti la ministra dell’Istruzione, Stefania Giannini, tagliata fuori dal premier nella trattativa per le linee guida delle riforma scolastica. E che ha provocato qualche scintilla con il responsabile dell’Economia. E se per ora Pier Carlo Padoan l’ha spuntata sulla questione delle coperture al decreto “Sblocca-Italia”, è solo perché il ministro tecnico gode della tutela del Quirinale e su di lui è puntato l’occhio vigile dei mercati finanziari, pronti a cogliere (e a punire) qualunque scostamento dalla linea di tenuta dei conti pubblici.
LA ZAMPATA TEDESCA
Su questo fronte, a rendere ancora più agitata la giornata di palazzo Chigi, ci ha pensato Wolfgang Schaeuble. Il potente ministro dell’Economia tedesco ha fatto piovere una doccia gelata sulle aspettative dei mercati finanziari, che da lunedì corrono nell’attesa delle mosse del presidente della Banca centrale europea Mario Draghi. In primis l’utilizzo del quantitative easing (l’acquisto massiccio di titoli pubblici e privati) per spingere la ripresa in Europa e combattere il demone della deflazione. E una spinta per l’utilizzo nell’Eurozona di «una maggiore flessibilità in cambio di riforme strutturali». La linea, guarda caso, su cui è attestata l’Italia. «Conosco molto bene Draghi e credo sia stato frainteso. Le sue parole sono state interpretate troppo in una direzione», ha dichiarato Schaeuble. Poi, quasi a voler negare l’evidenza di una zona euro in recessione, il ministro di Berlino ha espresso un giudizio positivo sullo stato di salute dell’Europa. Due segnali sufficienti a far drizzare i capelli: «I tedeschi dimostrano di non aver capito nulla o di non aver imparato la lezione», dice uno stretto collaboratore di Renzi, «con le attuali politiche impostate solo sul rigore, l’economia europea è stata portata al collasso come dimostra la recessione della Germania. In più è del tutto inopportuno che Schaeuble si eserciti in una interpretazione del presidente della Bce. Al massimo le parole di Draghi si commentano…».
La reazione di Renzi è molto più contenuta. Sabato vola a Bruxelles per incassare la nomina di Federica Mogherini ad Alto rappresentante della politica estera dell’Unione e non ha intenzione di andare preventivamente allo scontro con Berlino. I conti con Schauble e gli altri falchi del rigore il premier italiano proverà a regolarli in autunno. Così Renzi, parlando con i suoi, si limita a una battuta: «Schaeuble? Io parlo con la Merkel». Spiegazione di uno stretto collaboratore: «Per ottenere qualche cambiamento non bisogna rivolgersi a generali o colonnelli, bisogna lavorare al più alto livello politico. E’ qui che si può sperare che si affermi una linea illuminata».
Che la partita sia delicata è dimostrato anche da un’altra confidenza di Renzi. A chi gli faceva notare che è già scattato il totoministri per la sostituzione in autunno della Mogherini agli Esteri, il premier ha risposto con una punta di fastidio: «A pochi giorni dal vertice di Bruxelles ci vuole serietà e low profile».

IL MESSAGGERO