Renzi rilancia: contro la crisi una moratoria di mille giorni

Prime_Minister_Renzi

ROMA Flessibilità non solo per quest’anno, il prossimo e per il 2016. Matteo Renzi, nella sua battaglia d’autunno a Bruxelles e nelle cancellerie europee, punta a ottenere più tempo per raggiungere il pareggio di bilancio e per il piano di rientro del mega-debito italiano, fino a tutto il 2017. Vale a dire una moratoria di tre anni, dribblando manovre correttive e strette lacrime e sangue sui conti, che permetta e accompagni l’attuazione dell’ormai famoso “piano dei mille giorni” annunciato dal premier. «Ma sempre nel rispetto dei trattati europei», precisa un suo strettissimo consigliere economico, «e senza mai superare il tetto del 3 per cento» tra deficit e Pil. 
COSTI E TEMPI DELLE RIFORME
Non è un caso insomma che proprio ieri il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, abbia posto l’accento sul tempo necessario alle riforme per produrre crescita. Il governo italiano, soprattutto adesso che perfino la Germania è in recessione e quasi tutta l’Eurozona scopre l’amaro sapore della crescita zero, vuole convincere i partner europei che senza la «necessaria flessibilità» nell’applicazione dei trattati, «in Europa si continuerà a morire di rigore». E che, come afferma l’ex ministro Enzo Moavero, visto che le riforme «hanno inevitabili e immediati costi sociali, economici e politici e producono benefici solo dopo un certo tempo», vanno necessariamente accompagnate «con incentivi, incluse appropriate forme di flessibilità». Flessibilità che per l’Italia si tradurrebbe essenzialmente nel rinvio del pareggio di bilancio e in un ritmo «meno forsennato» di rientro del debito pubblico, ben distante dal 5% all’anno a partire dal 2016 previsto dal Six pack: roba da 40-50 miliardi ogni dodici mesi. «Improponibile e impossibile, in assenza di crescita», secondo gli economisti di palazzo Chigi.
Nella sua offensiva d’autunno, che avrà il suo antipasto al Consiglio europeo straordinario del 30 agosto, il “primo” all’Ecofin informale del 13 settembre a Milano e il piatto forte al Consiglio europeo di ottobre, Renzi non si limiterà a dire che «il rigore, come dimostrano i dati, sta uccidendo l’Europa». Nel ruolo di presidente di turno dell’Unione, il premier italiano cercherà di affermare il principio che i balbettii, l’arretratezza e la crisi di ogni singolo Paese si riflettono su gli altri partner danneggiandoli. Da qui la necessità di spingere (e aiutare) chi è rimasto indietro a fare le riforme. 
Per quanto riguarda l’Italia i provvedimenti in cantiere e inseriti da Renzi nel “piano dei mille giorni” che scatterà dal primo settembre, sono esattamente quelli suggeriti dalle «raccomandazioni specifiche» approvate dal Consiglio europeo di giugno e fondate sul nostro Programma nazionale di riforme (Pnr). Programma che il governo ha cominciato ad attuare: semplificazione normativa e riforma tributaria, riduzione della pressione fiscale, efficienza delle pubbliche amministrazioni, riforma della giustizia civile e della scuola, maggiore apertura dei mercati grazie alle liberalizzazioni, ampliamento delle fonti di finanziamento per le imprese, nuovo mercato del lavoro, migliori infrastrutture per trasporti ed energia. Tutti titoli (e contenuti) dei decreti varati tra fine giugno e luglio e dei provvedimenti (scuola, giustizia, sblocca-cantieri) che verranno approvati dal governo nel Consiglio dei ministri del 29 agosto. Più «un colpo a sorpresa», per rispondere all’appello del presidente della Bce Mario Draghi «di un segnale importante» per settembre. Segnale con cui tranquillizzare gli investitori internazionali e scongiurare il rischio di tempeste finanziarie d’autunno.
«APPLICARE I TRATTATI»
C’è da dire che Renzi, da ieri in vacanza a Forte dei Marmi, nonostante la diffidenza che ancora pervade l’Eurozona è convinto di riuscire a portare a casa il risultato. «Non chiediamo la luna», dice un ministro, «ma la semplice applicazione del Six pack». «In quel trattato», aggiungono all’Economia, «c’è scritto che i governi presentano il Pnr, che in sede europea questi piani nazionali di riforma si coordinano e si armonizzano con quelli degli altri Paesi attraverso una selezione severa e rigorosa. E che nel contempo si stabilisce un calendario di attuazione verificabile dalla Commissione, accompagnandolo con incentivi». Vale a dire con una maggiore flessibilità nel raggiungimento degli obiettivi di bilancio. Per mille giorni, fino al 2017.

IL MESSAGGERO