Renzi: riforme o Italia ultima in Europa

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

«Noi. Loro». Noi sta per il Pd, la parte buona; loro sta per Grillo, il cattivo. Matteo Renzi convoca la direzione dem in vista delle Europee e imposta la campagna elettorale sul conflitto con i cinquestelle. E’ lui, Grillo Beppe, il Genny ’a carogna dello scontro elettorale, «un vero sciacallo, è venuto a Piombino per lucrare sulla crisi della Lucchini, cercando di mettere gli operai contro il sindacato, è uno che specula sulle disgrazie». Silenzio o quasi su Berlusconi, non tanto perché rimane pur sempre il principale partner per le riforme, quanto perché è con Grillo che Renzi intende fare i conti. Loro e noi, dunque. «Loro sono l’urlo, noi il discorso. Loro l’insulto, noi il dialogo. Loro lo sfascio, noi la proposta. Loro contro l’Italia, noi per l’Italia». E via bipolarizzando. Per concludere sul punto: «Dobbiamo vivere questa campagna elettorale all’attacco, come un derby tra rabbia e speranza. In politica prima c’erano falchi e colombe, adesso gufi e sciacalli». La bipolarizzazione con il M5S sembra pagare, visto che i sondaggi marcano vistosi punti di distacco tra Pd e Grillo (alle politiche erano quasi appaiati), ma anche qui Renzi non si acqueta, non vuole un Pd fermo sulle gambe, o sugli allori, e sprona: «Non fermiamoci ai sondaggi pure positivi, che fra l’altro portano sfiga, il vero sondaggio sarà quello della sera del 25 maggio». E annuncia, il segretario-premier, una «mobilitazione straordinaria» per il 17 e 18, una settimana prima del voto, con banchetti e iniziative in tutti i comuni (ma al momento non c’è ancora la risposta alla manifestazione a piazza san Giovanni annunciata da Grillo a chiusura di campagna).
CREDIBILITÀ

Renzi collega l’appuntamento europeo alle riforme. Lo fa in direzione, e lo fa aprendo personalmente il seminario con i professori sulle nuove regole e sul cambiamento del Senato. «Dobbiamo fare le riforme anche per essere più credibili in Europa», il contesto. E perché sia chiaro aggiunge: «Se si cambia, l’Italia sarà guida nella Ue, altrimenti diventa fanalino di coda». Prima di entrare nel merito, un avvertimento generale: «Sono anni, decenni, che si discute e si studia come cambiare le regole del gioco, voler cambiare la Costituzione non è autoritarismo né esercizio violento verso la cosa pubblica». Una risposta neanche troppo velata alle critiche dei ”professoroni” circolate nei giorni scorsi. Dunque? «E’ arrivato il momento di provare finalmente a sistemare il complicato rapporto tra sistema istituzionale, equilibri politici, efficienza ed efficacia del sistema». Anche con il presidenzialismo? Renzi non chiude sul tema, le sue simpatie per il sistema francese sono note, ma sugli appunti presi durante il seminario alla voce «presidenzialismo» aggiunge un vistoso «dopo», se ne può, se ne deve parlare, ma «dopo».
Non sono mancate le incursioni su altri campi, temi caldi del momento. Gli 80 euro in busta paga uno spot elettorale? «No, sono solo un antipasto». E in serata arriva anche la benedizione della minoranza interna del Pd per bocca del capogruppo Roberto Speranza, che avverte con parole simili a quelle renziane: «C’è chi scommette sul fallimento del Paese, noi invece sulla possibilità di riformare il sistema».

Il Messaggero