Renzi ricuce con Alfano e rilancia: giù le tasse

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Matteo Renzi incassa alla Camera la fiducia sul decreto Poletti sul lavoro – oggi in Aula è prevista la votazione finale del testo – e rilancia. Avanti sulle riforme, ma soprattutto avanti sui provvedimenti fiscali che, la prossima volta, riguarderanno anche i lavoratori autonomi e le partite Iva.

Il presidente del Consiglio lancia via social network la sua offensiva e a metà pomeriggio palazzo Chigi incassa la fiducia proprio sul Dl Lavoro, con 344 sì. Nella diretta Twitter Renzi spiega, a proposito del Dl Irpef, che «sul tema delle partita Iva non siamo intervenuti» e sottolinea che «il tema degli 80 euro riguarda dieci milioni di italiani. Ho preso un impegno con le partita Iva, gli incapienti e i pensionati di proseguire il lavoro di abbassamento tasse», promette il presidente del Consiglio. «Lo Stato deve restituire qualcosa, per la prima volta abbiamo abbassato le tasse», rivendica ancora, perché – aggiunge – «abbassare le tasse è giusto e doveroso e noi lo facciamo».

Il premier ribadisce che «non si tratta di una detrazione, ma di un bonus di 80 euro, a regime sarà intervento su contributo sociale». Ovvio che su Twitter siano quegli 80 euro a tenere banco, con relative polemiche sul reale impatto del bonus. «Gli 80 euro arriveranno dopo le elezioni: è una rivoluzione nel concepire il rapporto tra Stato e cittadini, non c’entra niente con la campagna elettorale. La rivoluzione è iniziata», chiarisce Renzi, ribadendo che «noi rispondiamo alle polemiche lavorando».

Nella diretta Twitter si parla anche di evasione fiscale, terreno dove – spiega il presidente del Consiglio – «possiamo fare di più, non con i blitz ma con l’innovazione e l’incrocio dei dati». Ma trovano spazio anche i fondi Ue: «Nei prossimi 10 giorni lanceremo una iniziativa – anticipa Renzi – Dobbiamo utilizzare meglio i fondi europei, che sono tanti e spesso non spesi o spesi male», spiega. «Ci rimango un po’ male – osserva – per come alcuni Paesi hanno speso in modo corretto e giusto i denari europei e come noi abbiamo buttato via le risorse che venivano dall’Europa. È colpa dei politici, burocrati e dirigenti italiani che hanno fallito e non dell’Europa».

Renzi ovviamente non si sottrae alla domanda-tormentone: quanto resterà alla guida del governo? La maggioranza reggerà? A chi lo stimola sulla stabilità dell’esecutivo, il premier risponde: «Quanto posso reggere? Spero tanto». Intanto il voto di fiducia fa parzialmente rientrare la frizione con Ncd per le modifiche varate dalla minoranza ex Ds del Pd in commissione Lavoro. «Diamo a Renzi un grande merito perché sta rinnovando la sinistra, sui contenuti – dice Angelino alfano – Proprio ciò che è successo sul decreto Lavoro, cioè Renzi che manda la palla avanti in modo forte e imperioso durante il Cdm, e una parte della sinistra che rallenta la palla in commissione, è la prova che delle resistenze all’innovazione a sinistra le incontra anche a lui. Il governo vive un momento di grande luna di miele con il Paese e noi siamo protagonisti di questo governo. Vogliamo essere gli acceleratori del cambiamento».

IL TEMPO