Renzi: «Ricreazione finita» E pensa alla riforma fiscale

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

«La ricreazione è finita. Ora ventre a terra e pedalare, le riforme non possono più attendere». Dopo il risultato in chiaroscuro dei ballottaggi, Matteo Renzi torna a premere sul pedale dell’acceleratore. Finalmente si chiude una lunghissima campagna elettorale e il premier, appresi i dati del voto locale mentre è in viaggio verso il Vietnam, è determinato a riprendere «il passo di corsa».
IL TEMPO STRINGE

Il tempo stringe. Tra venti giorni si celebra un Consiglio europeo molto importante, tra un mese scatta il semestre italiano di presidenza dell’Unione, e Renzi vuole arrivare al doppio appuntamento con le carte in regola. Il leitmotiv della partita che Roma intende giocare sul tavolo di Bruxelles, infatti, è rivolto a ottenere più flessibilità in cambio di riforme strutturali. Traduzione: più tempo per il piano di rientro dal debito e per il pareggio di bilancio. Ma per ottenere la dilazione, il governo deve mettere nero su bianco i provvedimenti che ha annunciato. 
Per Renzi è «la partita della vita». Come ha spiegato ai suoi collaboratori, dopo il 40,8% dei consensi incassato alle elezioni europee e il notevole risultato fatto segnare dal Pd alle amministrative, «la responsabilità è accresciuta». «Se sbaglio, sbaglio io. E me ne vado a casa». Da qui la determinazione «a non perdere un colpo».
Il primo fronte è quello della legge elettorale e delle riforme istituzionali. Per l’esattezza la trasformazione del Senato in una Camera delle Autonomie e la revisione del titolo V della Costituzione. Silvio Berlusconi, nel tentativo (fallito) di tenere a galla Forza Italia, nell’ultimo mese e mezzo ha fatto il guastatore. Ma Renzi, come ha rivelato il ministro Maria Elena Boschi, è convinto di poter recuperare l’ex Cavaliere per neutralizzare – con i 59 voti azzurri a palazzo Madama – i dissidenti presenti anche nel Pd. La svolta potrebbe avvenire dopo il ritorno del premier dall’Oriente, giovedì o venerdì prossimi, grazie a un incontro a quattr’occhi con Berlusconi.
ITALICUM MODIFICATO

L’intesa a cui si lavora riguarda in primo luogo la legge elettorale. L’Italicum verrebbe modificato con norme che favoriscono l’aggregazione con Forza Italia dei partiti più piccoli (abbassamento delle soglie), e non toccando i listini bloccati. Sul Senato si studia una elezione indiretta da parte dei consiglieri di Regioni e Comuni, con un meccanismo ponderato che assicuri che nel futuro Senato non ci siano solo esponenti del Pd, che oggi domina negli Enti locali. Dopo il nuovo scandalo del Mose di Venezia, questa è anche la settimana in cui dovrebbe arrivare in porto il decreto per assegnare maggiori poteri al presidente dell’Authority anti-corruzione, Raffaele Cantone, e cambiare le regole sugli appalti. E subito dopo il disegno di legge che reintrodurrà il falso in bilancio, il reato di autoriciclaggio e tempi più lunghi di prescrizione. L’obiettivo è quello di dare un «segnale chiaro». «Per non disperdere, a causa degli scandali», dice un deputato renziano, «la buona spinta elettorale appena ricevuta».
Poi c’è la riforma della Pubblica amministrazione, una vera rivoluzione che secondo il calendario dovrebbe scattare venerdì il 13 giugno. E c’è il varo dei provvedimenti legati alla delega fiscale, cui lavorano (non senza qualche incomprensione) il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e lo stesso premier. Renzi, al Consiglio dei ministri di venerdì, vuole far adottare un primo pacchetto di semplificazioni fiscali. Il tutto per centrare l’obiettivo di un fisco più snello e semplice per cittadini e imprese. Dall’anno prossimo arriverà la dichiarazione dei redditi precompilata.

Il Messaggero