Renzi rassicura i sindaci su Imu e Tasi: “Ridaremo un assegno corrispondente”

Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, durante la presentazione del libro di Aldo Cazzullo 'Basta Piangere!' al teatro Argentina, Roma, 26 novembre 2013. 
ANSA/CLAUDIO PERI

Il giorno dopo il bagno di folla tra i militanti della festa dell’Unità, Matteo Renzi prova a passare all’incasso. Basta veti perché la base sta con me, era stato ieri l’avvertimento del premier – forte degli applausi e degli incitamenti della platea – alla minoranza del Pd. Ed ecco che oggi Renzi, ospite di “Porta a porta”, rilancia sulle tasse a cominciare dalla contestata abolizione di quelle sulla casa.

LA ROAD MAP SUL FISCO

In cima ai pensieri di Renzi c’è la ripresa che stenta a decollare. Il premier rilancia quindi la sua ricetta per abbassare le imposte: « Nel 2014 abbiamo dato gli 80 euro, nel 2015 l’operazione su Irap e costo del lavoro, nel 2016 via Imu e Tasi che è l’operazione che abbiamo annunciato a luglio ed ecco perché il 16 dicembre ci sarà il funerale delle tasse sulla casa, nel 2017 penseremo all’Ires e nel 2018 all’Irpef».

BOSCHI: IERI ABBIAMO VISTO CON CHI STA IL POPOLO PD

La linea renziana l’aveva dettata già il ministro Boschi: «Gli iscritti al Pd delle diatribe tra correnti non ne possono più. Ci sono questioni più importanti di un emendamento: l’Italia sta riacquistando credibilità, il senso di responsabilità prevarrà alla fine». La “fedelissima” del premier avvisa quindi la sinistra del partito: «Ieri a Milano abbiamo visto con chiarezza da che parte sta il popolo Pd». Avanti tutta, quindi. E pazienza se la sinistra Pd storce il naso su riforme costituzionali e fisco.

15 OTTOBRE, LA “DEAD LINE” AL SENATO

Spiega Renzi: «Non entro nelle tecnicalità, dico che con le riforme dobbiamo fare un Paese più semplice. Punto. Entro il 15 ottobre si decide al Senato. E poi, dopo sei letture parlamentari, saranno gli italiani a decidere con un referendum sì o no. E poi dicono che non è un processo democratico, alla faccia…». Il messaggio ai bersaniani è chiaro: «L’Italia sta ripartendo, il Paese torna ad essere tranquillo, tutto facciamo tranne che tirarsi i capelli su un emendamento, una soluzione si trova ma l’importate è che qualcuno capisca che indietro non si torna, qualcuno invece vuole che si torni sempre daccapo. Io ascolto tutti, ma non mollo».

CREDITO D’IMPOSTA PER IL SUD

Il premier tira dritto anche sull’abolizione delle imposte sull’abitazione, considerata non prioritaria dalla minoranza del Pd: «Il 16 dicembre sarà l’ultima volta in cui si paga la tassa sulla prima casa. Uno ha lavorato 30 anni e ha fatto un mutuo è giusto che sulla prima casa non paghi nulla». Poi rassicura i Comuni: «Noi abbiamo tolto Imu e Tasi e daremo ai sindaci un assegno corrispondente, non facciamo un’operazione per cui noi togliamo e i comuni aumentano». Mentre sul Sud spiega: «Stiamo ragionando su alcune proposte. C’è chi suggerisce di usare il credito di imposta, che è già stato utilizzato, per il Mezzogiorno: una forma di fiscalità agevolata per chi investe. Avrebbe un importo di un paio di miliardi, secondo le stime».

NODO PENSIONI

Renzi affronta anche il nodo delle pensioni. Sul tavolo del governo un possibile “ammorbidimento” dei vincoli della legge Fornero. «Dobbiamo trovare un meccanismo per cui chi vuole andare in pensione un po’ prima rinunciando a un po’ di soldi possa farlo, il problema è quanto prima e quanti soldi», spiega il premier. «Spererei di farlo nelle prossime settimane e mesi. Sono ottimista ma per lo Stato – avverte – deve essere a somma zero». Resta il rebus sul meccanismo: «Alla festa dell’Unità – spiega ancora Renzi – ho parlato con un’ostetrica disponibile a rinunciare fino al 30% dello stipendio pur di andare prima in pensione, un’altra persona però diceva di essere disponibile a rinunciare al massimo al 10%. La discussione è complessa e complicata perché in passato si è fatta un po’ troppa confusione

La Stampa