Renzi pronto ad andare alla conta «Gli Esteri Ue ora toccano a noi»

MATTEO RENZI 1

«Al partito più votato in Europa, al partito che guida il secondo gruppo del Parlamento, non si puo dire no. Quel posto tocca a noi». Alla cena di stasera, Matteo Renzi arriva convinto di poter spuntare la nomina di Federica Mogherini come Alto rappresentante della politica estera europea. Jean Claude Juncker, votato proprio ieri dal Parlamento a larga maggioranza, ha provato a far sudare all’Italia la nomina cosi come inizialmente l’Italia fece con la sua. Schermaglie tattiche, sono convinti a palazzo Chigi, che non sembrano preoccuparsi troppo nemmeno del presunto veto posto da una decina di paesi, per lo piu dell’Est, sul nome della Mogherini ritenuta non sufficientemente esperta. È anche vero che ufficialmente solo un paese, la Lituania, ha detto no, ma ciò che spinge Renzi a non escludere la battaglia, sarebbe proprio la possibile violazione dell’accordo che ha portato Ppe e socialisti ad eleggere ieri Juncker. 
Questa sera i Ventotto proveranno intanto ad evitare di doversi rivedere il 23 luglio, data di un nuovo possibile Consiglio europeo che Juncker e Van Rompuy hanno fatto mettere cautelativamente nell’agenda di tutte le cancellerie. Il puzzle è complicatissimo ed è difficile che stasera si riesca a completarlo. L’obiettivo minimo resta la scelta dell’Alto rappresentante per la politica estera. L’Italia non molla, malgrado i venti contrari, e anche di questo ieri mattina Renzi ha parlato con Giorgio Napolitano nel consueto incontro al Quirinale che precede i Consigli europei. Un incontro segnato dalla condivisione tra Colle e Palazzo Chigi non solo della linea da tenere a Bruxelles, ma anche dell’esigenza di spingere con estrema determinazione, in casa, sul pedale delle riforme, proprio per essere ancora più credibili con i partner europei. Ovvio che quindi il presidente del Consiglio sarebbe voluto arrivare stasera a Bruxelles con le riforme costituzionali giá votate da palazzo Madama.
Sull’argomento-nomine, e in qualita di presidente di turno dell’Unione, Renzi ha avuto ieri un giro di consultazioni telefoniche con la Cancelliera Angela Merkel, con il presidente francese Francoise Hollande e con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy. Determinato a giocarsi la partita sino in fondo, Renzi partecipera stasera alla cena convinto di spuntarla anche grazie alla rete costruita nei mesi precedenti e pronto anche a sollecitare un voto a maggioranza come suggerito ieri dal sottosegretario alle politiche comunitarie Sandro Gozi. Il principale alleato di Renzi resta la Cancelliera, ma a contendere la poltrona a Federica Mogherini, c’è la bulgara Kristalina Georgieva, molto esperta in affari esteri e sostenuta dai governi dell’Est Europa che ritengono il nostro responsabile della Farnesina troppo vicina alla Russia. Un no che sinora solo la Lituania ha messo a verbale, ma non c’e dubbio che le resistenze sono strettamente legate alla composizione dell’intero pacchetto di commissari anche se la penuria di donne tra i possibili candidati, rende il nome della Mogherini ancor piu appetibile.
LO SCAMBIO

E’ infatti probabile che le cancellerie dell’Est potrebbero essere disposte a non ostacolare la nomina se, in cambio, ottenessero una delega peso. Se non quella degli Affari economici, che vede in pole position il francese Pierre Moscovici, magari quella, e non meno importante, dell’energia. Se però la delega agli Affari economici e monetari dovesse andare ad a un socialista francese, Gran Bretagna e Olanda potrebbero chiedere altrettanto peso nella Commissione puntando al mercato interno (Jonathan Hill) all’agricoltura o al commercio. Il definitivo spostamento dell’agenda politica europea dall’austeritá ai temi della crescita, rilevato nel discorso di Juncker al Parlamento europeo, è per Renzi motivo di grande soddisfazione e argomento in più per battersi in Consiglio per una Commissione del tutto o quasi rinnovata che sia in grado di tener sotto pressione un politico navigato come Juncker. La nomina della Mogherini a lady Pesc e a vice presidente della Commissione, servirebbe proprio a questo. Più o meno il ruolo di sentinelle che Davide Sassoli assegna al gruppo del Pd a Bruxelles. Juncker ne è consapevole.

Il Messaggero