Renzi promette riforme imponenti «Stiamo in Europa senza sudditanza»

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

BRUXELLES «Nessun conflitto, ma nessuna sudditanza» perché «la Commissione non si chiama così perché fa esami o rilascia bollinature» e comunque «io non sono venuto qui per questo». Non deve essersi divertito molto Matteo Renzi nella due giorni a Bruxelles. Soprattutto deve aver patito le esigenze del protocollo, che fissa i tempi degli interventi e del cerimoniale, che l’altra sera, durante la cena nella quale si discuteva di crisi Ucraina, ha schermato i cellulari rendendoli muti per un paio d’ore. Quando nel primo pomeriggio Renzi si presenta nella sala stampa italiana, appositamente riorganizzata con tanto di leggio al posto del tavolo, la voglia di raccontare sovrasta il premier che descrive la sua idea di Europa contrapponendola di fatto a quella di oggi. Prima la premessa che l’Italia rispetterà tutti gli impegni presi, compreso il fiscal compact. Poi la sottolineatura che «la posizione dell’Italia non è cambiata ed è in assoluta continuità con i governi che ci hanno preceduto».

L’AFFONDO
Poi l’affondo contro l’Europa che deve essere «in grado di affrontare le questioni vere che tutti i giorni affrontano i cittadini, a partire dalla lotta alla disoccupazione». «Un’Europa che si preoccupi di vincoli astratti e lontani dalla gente e non si renda conto che c’è nel frattempo un’intera generazione che ci stiamo perdendo, è un’Europa che sbaglia». Così come sbaglia un’Europa che si preoccupa solo dei debiti del passato e mai di quelli del futuro e che ha chiesto ed ottenuto dall’Italia un rigoroso rispetto del tre per cento – «che in pochi hanno invece raggiunto» – salvo poi imputarci la discesa del pil e l’aumento del debito pubblico. Le minuzioni, in vista del semestre europeo di presidenza, Renzi le sta raccogliendo, ma prima di tentare, insieme ad Hollande e a molti esponenti del Pse, di «cambiare verso all’Europa» sa di dover cambiare verso all’Italia. «Fare del semestre» di presidenza italiana «l’occasione di una grande scommessa sull’Europa», è ormai una scommessa anche per l’ex sindaco di Firenze. «L’Italia può arrivare a questo appuntamento con molto da dire e il punto centrale sono le riforme e all’interno delle riforme, il nodo centrale è rappresentato dai tempi».

I TEMPI
Il timing sciorinato dal premier rimane sempre lo stesso: entro il mese la presentazione del testo di legge di revisione del Senato e del titolo V della Costituzione. Sempre a marzo l’abolizione delle province e entro il 7 aprile il Def che dovrà essere inviato a Bruxelles e nel quale si capirà qualcosa di più su come il governo intende finanziare il taglio fiscale da 10 miliardi, il pagamenti della pubblica amministrazione e gli investimenti infrastrutturali. Nodo centrale resta il lavoro sulla spending review («buon punto di partenza»), fatto dal commissario Cottarelli che da qualche giorno si è insediato a palazzo Chigi. Renzi non perde occasione per mostrare la sua irritazione per la fuga di notizie che lo ha costretto a smentire anche ieri interventi sulle pensioni, e per qualche suggerimento di taglio «sul quale non sono d’accordo», mentre su altri punti «penso si possa intervenire con maggiore decisione». L’obiettivo è quello di «far iniziare a pagare coloro che sinora non hanno mai pagato per colpa di una politica miope». Tra questi anche i manager pubblici che guadagnano cifre astronomiche anche rispetto ai loro colleghi. Renzi replica a Moretti, ad di Fs, che minaccia di andare all’estero. L’annuncio non sembra turbare il premier che comunque sostiene che riuscirà a convincere anche Moretti quando lo incontrerà.
La seconda giornata del vertice europeo era iniziata Renzi con un incontro di circa mezz’ora con il presidente del consiglio Ue, Herman Van Rompuy. Un colloquio definito positivo nel quale si sarebbe discusso del programma di riforme annunciato dal governo italiano e del semestre europeo.Dopo aver annunciato che a Torino si terrà il vertice sul lavoro la conferma di voler tornare il 2 aprile a Bruxelles per partecipare al vertice sull’Africa. Un modo in più per dimostrare che non tutto passa per Berlino.

IL MESSAGGERO