Renzi: ora turbo alle riforme basta trattare con i partitini

Matteo Renzi press conference, Rome

Voltare pagina. E poiché per Renzi l’operazione Mattarella è stata una «bellissima pagina», ora si riparte dal punto in cui si era prima della pausa Quirinale. Ma a velocità doppia, a costo di sferzare «i partitini»: «L’Italia ha bisogno di correre, e l’elezione del presidente della Repubblica mette il turbo alle riforme». Una speranza, ma anche un ammonimento a chi, dentro e fuori la maggioranza, chiede tempo per regolare conti, lenire ferite aperte, riequilibrare i rapporti nel governo: «Il Pd è il motore del cambiamento, e non ci spostiamo di una virgola».
POLEMICHE COL FIATO CORTO

Il presidente del Consiglio celebra l’orgoglio democrat con una lettera agli iscritti e quasi finge di non sentire i lamenti di Ncd e Forza Italia: «Le polemiche dei partiti si scioglieranno come neve al sole appena dopo il giuramento del Capo dello Stato» dice ai microfoni di Radio Rtl. Per lui la vicenda Quirinale è un capitolo chiuso che deve chiudere anche le polemiche che ne sono seguite: «L’idea che dal giorno dopo si debba giocare al rilancio è una cosa che sa di vecchia politica».
Le strategie del premier per portare Mattarella al Quirinale hanno creato scompiglio negli altri partiti. Forza Italia è sconquassata, minaccia di chiamarsi fuori dagli accordi del Nazareno su legge elettorale e riforme istituzionali. Renzi è preoccupato? «Io credo che il partito di Berlusconi abbia tutto l’interesse a star dentro le riforme. Non che sia importante per i numeri che porta, ma per il concetto secondo cui le regole si scrivono insieme con le opposizioni». Comunque, se si sfileranno poco importa: «Noi andiamo avanti. Speriamo con loro. Se non vorranno, andiamo avanti lo stesso».
Lascia capire che gli uomini del Cavaliere alla fine torneranno all’ovile del Patto del Nazareno: «Gli accordi con loro riguardavano le riforme, nient’altro. Dunque gli accordi non sono stati violati e non capisco perché dovrebbero abbandonare il campo». Come unico ramoscello d’ulivo lascia aperta la questione della cosiddetta norma salva-Silvio del decreto fiscale sostenendo che è un capitolo ancora da discutere e valutare, non da bocciare a priori poiché «Berlusconi non c’entra».
Più delicata la questione degli alleati di governo del Nuovo Centrodestra, alle prese con polemiche intestine e defezioni. Renzi minimizza. «Io li capisco, perché noi del Pd in fatto di divisioni ne sappiamo più degli altri. Ma tutto passerà in meno di 24 ore». L’importante, dice, è che le questioni interne non distraggano dalle priorità di governo: «Siamo qui per far ripartire l’Italia, non per ricompattare le minoranze dei piccoli partiti». Chi ha da leccarsi le ferite faccia pure, ma senza condizionare il resto: «Quelli che hanno tenuto ferma l’Italia per vent’anni non possono pensare che rallentiamo proprio ora che siamo a un passo dal chiudere su alcuni provvedimenti decisivi».
IUS SOLI E DIRITTI CIVILI

Poi, una lettera al Pd, ridisegna l’agenda delle priorità di governo che – oltre all’Italicum e al ridimensionamento del Senato – prevede la riforma del fisco, della giustizia, della pubblica amministrazione, della scuola. Ma anche di questioni che certamente non entusiasmano gli alleati dell’Ndc: diritti civili e ius soli. Pare una provocazione, ma più che altro è un modo per rivitalizzare l’orgoglio di partito: «Siamo il Pd, la più grande speranza della politica italiana. Guai a noi se ci tirassimo indietro».

Il Messaggero