Renzi oggi in Iraq E l’Italia decide l’invio delle armi ai guerriglieri curdi

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ROMA Per sottolineare il totale impegno del governo italiano nel sostegno alle minoranze perseguitate dall’esercito islamico nel Nord dell’Iraq, il premier Matteo Renzi stamattina all’alba volerà prima a Baghdad, poi ad Erbil. E sarà nei territori straziati dalla guerra proprio quando, intorno a mezzogiorno, nella sala della Regina di Montecitorio, si riuniranno in seduta straordinaria le commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato per ascoltare l’intervento dei ministri degli Esteri Federica Mogherini e della Difesa, Roberta Pinotti, che, in questo modo, intendono coinvolgere il Parlamento nel sostegno alle misure straordinarie in favore della resistenza curda.
Una scelta profondamente politica, voluta fortemente dal governo italiano, che ha stimolato in questo senso l’Unione europea e che Renzi appoggia in toto, d’accordo anche con il presidente degli Usa, Barack Obama, che ha sentito al telefono. Il presidente del Consiglio dovrebbe incontrare in mattinata, a Baghdad, il presidente Fuad Masum, il premier uscente Nouri al-Maliki e quello incaricato Haider al-Abadi. Nel pomeriggio, dovrebbe spostarsi ad Erbil per un faccia a faccia con il presidente del governo regionale del Kurdistan, Masud Barzani. E non è esclusa una visita in un campo profughi.
E se il presidente della commissione Esteri del Senato, Pier Ferdinando Casini, garantisce che «il Parlamento deciderà, seguendo i precedenti delle procedure parlamentari e garantendo totale copertura al governo perchè- spiega- c’è una minaccia non solo per le popolazioni martoriate, ma anche per tutto l’occidente», il Movimento 5 stelle annuncia inevitabilmente polemiche e prepara una sua risoluzione, anche se dal suo blog, Giannuli, studioso caro a Grillo, ammette che «si può discutere l’evenualità di armare i peshmerga».
LE POLEMICHE
I parlamentari grillini però continuano a esprimere la loro forte contrarietà all’invio di armamenti e annunciano che oggi prepareranno una loro risoluzione da far votare dalle commissioni congiunte.L’onorevole grillino Carlo Sibilia ha criticato la decisione del governo, formalmente ineccepibile, di convocare soltanto le commissioni Esteri e Difesa e non l’intero Parlamento «come ci si sarebbe aspettati per una scelta così grave». E ha chiesto di indire un referendum tra i cittadini affinchè esprimano un parere sull’opportunità di aiutare anche militarmente i curdi contro l’esercito islamico dell’Isis. E dalla Sardegna, dove il ministro della Difesa Pinotti ha ispezionato la base della Maddalena, il senatore grillino, Roberto Cotti, lancia l’allarme sull’eventualità che dal deposito di Santo Stefano, sull’isola, partano le armi destinate all’Iraq. Eventualità che intende scongiurare. E anche Sel si mette di traverso. Secondo Fratoianni «degli aiuti ai curdi dovrebbe occuparsi l’Onu».
Il presidente della commissione Esteri della Camera, Fabrizio Cicchitto del Ncd, invece, pur garantendo l’appoggio al governo, avverte che dopo gli aiuti umanitari e militari, si potrebbe anche porre il problema di un aiuto con mezzi e uomini dei Paesi europei. «Il semplice invio di armi e mezzi militari potrebbe non bastare- ammonisce- temo che l’intera Unione europea e quindi anche l’Italia, che guida questo semestre, dovranno impegnarsi molto di più».

IL MESSAGGERO