Renzi, nuovo messaggio alla Ue: l’Italia svolta con i “mille giorni”

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ROMA «Mille giorni in cui a giocarsi tutto è il Paese e non io». Una nuova sferzata Matteo Renzi è pronto a darla oggi quando da Palazzo Chigi metterà una dietro l’altra le cose urgenti da fare nei prossimi mesi. Mille giorni per cambiare e dare all’Europa la conferma che dell’Italia ci si può fidare e che intende rispettare gli impegni al pari della Merkel, che con un «te l’avevo promesso», sabato sera, aveva risposto al «grazie» di Renzi per il via libera alla Mogherini. E che molto si debba ancora sistemare nel rapporto con la Germania lo dimostra la telefonata che la Cancelliera avrebbe fatto a Draghi dietro pressione del falco Schauble, per avere chiarimenti ulteriori sulle parole usate dallo stesso presidente della Bce nel discorso di Jackson Hole, dove il governatore aveva messo sul piatto interventi «non convenzionali» a supporto dell’economia europea per aiutare i paesi che attuano riforme incisive. «Io parlo con la Merkel», ha risposto di recente Renzi, dopo parole non tenere del ministro delle Finanze tedesche, ed è probabile che così continuerà a fare pur essendo a conoscenza delle difficoltà interne che ha la Cancelliera.
IL DOPPIO TAVOLO
Sui due tavoli, quello europeo e quello interno, Renzi ha iniziato a giocare da subito, non esasperando mai i toni con la Merkel, tenendo stretto il rapporto con il presidente francese Hollande e ripetendo in ogni capitale visitata che l’Italia le riforme deve farle, non perché le chiedono Bruxelles o Berlino. È per questo che il presidente del Consiglio pensa che occorra tener alta l’asticella in un Paese fatto di lobby e di corporazioni, di rendite e di riforme evocate, sempre per “gli altri”, però e mai per se stessi. Un programma per i mille giorni, con tanto di sito dove consultare ciò che «passo dopo passo» farà il governo. Provvedimenti noti, emergenze più volte evocate e non solo da questo governo. Anche da coloro che sono sempre pronti a chiedere “ben altro” e che così hanno fatto anche un mese e mezzo fa, quando la nomina di Federica Mogherini a lady Pesc sembrava lontana e a Renzi si imputava di non avere nomi di riserva o deleghe diverse da chiedere a Juncker.
Dopo un frenetico e un po’ caotico avvio, oggi Renzi metterà ordine nelle priorità continuando il ragionamento fatto, con tanto di slide, dopo il Consiglio dei ministri del 30 agosto. Qualche sassolino intende però levarselo, specie dopo il Consiglio europeo di sabato e nei confronti non tanto di coloro che apertamente si oppongono a questa o quella riforma, quanto nei confronti di coloro che definisce «resistenti passivi». Ovvero di coloro che chiedono di fare presto, di attuare le riforme, salvo poi minarle contestando priorità, metodo o, come accaduto in occasione della riforma che pone fine al bicameralismo o alla riforma della giustizia, di «lesioni delle garanzie democratiche».
È per questo che l’appuntamento di oggi ha un significato politico, più che di novità dei contenuti. Per Renzi da picconare, mettendo in fila le cose da fare, è soprattutto il metodo di analisi delle urgenze del Paese «perché – ripete spesso il presidente del Consiglio – in Europa i dubbi non li hanno sulla mia volontà di cambiare, quanto sulla disponibilità delle élites del Paese di condividere un radicale mutamento di passo senza il quale l’Italia è destinata ad affondare». Il premier è consapevole di aver sommato più di un nemico in questi sei mesi di governo. Il taglio delle maxi retribuzioni a 240 mila euro, l’archiviazione del metodo concertativo, alcune riforme attuate, seppur in parte, come quella dell’avvocatura dello Stato e della pubblica amministrazione, la stessa ridefinizione delle competenze del Senato, hanno stratificato mugugni fortissimi solo in parte emersi ma non meno forti.
Il richiamo alla collaborazione di tutti che farà Renzi oggi va oltre il recinto della sua maggioranza e coinvolge non solo Forza Italia, interessata alla riforme istituzionali, ma anche il Movimento 5Stelle e le sinistre di Vendola e Migliore. Un appello alla coesione nazionale e a lavorare insieme nel Millegiorni che il governo ha davanti in linea a quanto più volte sollecitato dal Capo dello Stato. Dopo lo Sblocca Italia e i 43 miliardi messi a disposizione, toccherà in settimana alla riforma della scuola. Entro l’anno poi arriverà anche il jobs act. Cambiare il Paese e «scardinare il sistema» per tornare ad essere rispettati in Europa. Un messaggio che Renzi invia al Paese, stavolta senza effetti speciali e gelati, ma passo dopo passo senza strappi e senza pensare che a pagare siano sempre «i soliti noti». Confindustria e sindacati sono avvisati.

IL MESSAGGERO