Renzi: «Non chiedo favori voglio solo più flessibilità»

PADOAN RENZI

ROMA «Non abbiamo nessuna trattativa da fare con l’Europa semplicemente perché noi rispetteremo il vincolo del 3% tra deficit e Pil. Sono molto tranquillo e fiducioso sui nostri conti». Matteo Renzi ha spiegato così ai suoi collaboratori la smentita dettata all’ora di pranzo. Quella in cui palazzo Chigi ha fatto sapere di non avere imbastito alcuna trattativa «né pubblica né segreta» con Bruxelles. E in cui, con il piglio di sempre, il premier ha messo a verbale: «Non esiste un problema-Italia in Europa. Esiste invece un problema dell’Eurozona che l’Italia contribuirà ad affrontare».
IL NUOVO APPROCCIO
Poche parole che confermano l’approccio con il quale Renzi e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si stanno preparando alla battaglia d’autunno. Una battaglia rivolta a conseguire essenzialmente l’obiettivo della maggiore flessibilità in cambio di riforme. Non «con vaghe promesse», precisano all’Economia. Ma con un piano «concreto dal timing serrato» di attuazione delle riforme. Il tutto sotto l’egida del Consiglio europeo e della Commissione che, secondo il Six pack, dovranno indicare quali riforme sono da considerare strategiche e ne monitoreranno l’attuazione, offrendo in cambio una dilazione dei tempi per il raggiungimento del pareggio di bilancio e per il piano di rientro dal debito. «Chiedere flessibilità senza andare sul concreto», ha spiegato più volte Padoan, «dai nostri partner viene visto come la richiesta di un assegno in bianco, suscitando le solite diffidenze e innescando i soliti pregiudizi» anti-italiani.
La smentita della trattativa, in vista del Consiglio europeo del 30 agosto, serve a Renzi anche per evitare di apparire «debole e con il cappello in mano in attesa di fantomatici verdetti di Bruxelles», come dice uno dei suoi consiglieri. Da quando è a palazzo Chigi e, soprattutto dopo il successo elettorale di maggio e i pessimi dati di inizio agosto che hanno fotografato perfino la Germania in recessione, il premier italiano è convinto che «il problema» non sia l’Italia «ma l’Eurozona». Meglio: il problema per Renzi sono le politiche di «cieco rigore», imposte da Berlino, che hanno spinto tutta la zona euro in recessione. Mentre Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone – dove è stato possibile adottare politiche espansive in quanto quei Paesi non sono soggetti ai vincoli di Maastricht – hanno ripreso a crescere a ritmi sostenuti.
Da questa considerazione parte l’offensiva di Renzi. Parlando al telefono dal suo albergo di Forte dei Marmi dove dovrebbe trattenersi fino al week-end, il premier con i suoi ha aggiunto: «Abbiamo sempre detto che l’Europa non è solo spread e Maastricht. Ora che la guidiamo noi per un semestre, è giusto dimostrarlo». E Renzi vuole dimostrarlo cercando di dare seguito alle conclusioni del Consiglio europeo di giugno, dove è stato affermato che «crescita e occupazione» sono «le nuove priorità d’azione».
Una partita non facile, giocata insieme alla Francia ma senza legarsi a filo doppio con Parigi e senza andare allo scontro con Berlino. Perché «con una politica del muro contro muro con la Merkel non si andrebbe da nessuna parte». E perché, visto che la Francia ha dati ben peggiori di quelli italiani (viaggia intorno al 4% del rapporto deficit-Pil), scegliere di scendere in trincea assieme a Francois Holland non sarebbe strategicamente conveniente. «Verremmo contagiati dalla debolezza contrattuale dei francesi», spiega un economista vicino al premier, che aggiunge: «Vedrete, saranno pochi i Paesi che come noi staranno sotto il 3 per cento».
«IL BIG BANG PER LA CRESCITA»
Insomma, Renzi non ci sta a passare come la Cenerentola d’Europa: «Alla fine dei mille giorni e delle riforme che faremo, l’Italia sarà la locomotiva dell’Unione». E per dimostrare che fa sul serio, il premier vuole arrivare al Consiglio europeo del 30 agosto con in tasca un altro “pacchetto” di riforme approvate. Così il giorno prima, venerdì 29, ha convocato un Consiglio dei ministri per dare nuovo impulso «al Big Bang» della crescita. In quella riunione il governo – e ieri Renzi ha contattato numerosi ministri – darà il via libera al decreto “sblocca-Italia” che dovrebbe spianare la strada a cantieri grandi e piccoli mobilitando risorse già stanziate per 43 miliardi. E darà il via libera a due provvedimenti: la riforma della scuola e della giustizia civile. Due interventi, guarda caso, sollecitati da Bruxelles nelle raccomandazioni di giugno.

IL MESSAGGERO