Renzi, “non c’è caso Italia, anche Germania in crisi”

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“Stamattina vedo che la Germania fa -0,2% del Pil…”. Ha la sua rivincita, Matteo Renzi. I “profeti di sventura” che già additavano l’Italia come il problema dell’Europa, devono fare i conti con i dati che certificano una frenata dell’intera Eurozona, locomotiva tedesca inclusa. E con il fallimento della ricetta rigorista che propone come risposta alla crisi “una manovra per abbassare i salari”. 

Al contrario, spiega il premier, si deve investire su riforme strutturali che puntino “sul capitale umano e l’innovazione”. Con un’assunzione di responsabilità dell’intera società italiana e un rifiuto netto della “cultura della rassegnazione”. A partire dal Sud, dove il premier trascorre la vigilia di ferragosto: Napoli, Reggio Calabria, Gela e Termini Imerese sono “capitali della crisi” e perciò snodi cruciali della sfida della ripartenza. L’assedio dei dati economici negativi, la recessione, lo spettro della Troika e di un cambio in corsa dell’agenda di governo: Renzi ha passato gli ultimi a smontare gli scenari più foschi. E, all’indomani degli incontri con il presidente della Bce Mario Draghi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel rispondere a chi gli domanda se ci si debba attendere a settembre misure choc per l’economia, scandisce bene le parole: “L’impegno è quello che ci siamo dati, a partire dal Consiglio dei ministri del 29 agosto. 

Confermiamo tempistica e metodo” del programma di governo. “Nessun tipo di problema o preoccupazione, con calma e serenità andiamo avanti decisi”. La crisi c’è. Il premier non lo nega: “Essere qui il 14 agosto significa che il governo non manda in ferie paura e preoccupazione”, dice a Termini Imerese. Ma è da respingere, afferma, il “clima di rassegnazione di chi, a iniziare dalle classi dirigenti”, scommette sul fallimento. Anche perché non è vero, non lo è più, che l’Italia è il freno di un’Europa a doppia velocità: “E’ accaduto in passato, ora la situazione è cambiata – sottolinea dalla prefettura di Reggio Calabria – perché l’intera Eurozona vive una stagnazione”. 

La sensazione che il nostro Paese fosse “il problema” deriva dal fatto che l’Istat ha “presentato i dati in anticipo rispetto agli altri”. Ma i dati arrivati di buon mattino, mentre Renzi era in viaggio per Napoli, dicono che anche la Germania, che è “in condizioni economiche che piacerebbero a tutti”, registra nel secondo trimestre una flessione del Pil dello 0,2%, come l’Italia. E’ la prova che “uno ‘zero virgola’ non fa la differenza”. E allora, sbotta Renzi, la smettano di “dire che l’Italia sarà salvata dall’Europa”. “Ma de che?”, dice il premier in un inedito intercalare romanesco: “L’Italia dà all’Europa molto più di quello che l’Europa dà all’Italia”. Non solo non ha bisogno di essere salvata ma “è nelle condizioni, facendo le riforme che deve, di essere guida in Europa e trascinarla fuori dalla crisi”. 

Attraverso “l’unica ricetta” valida: “la crescita”. Fuori alla Città della scienza di Napoli, immersa nell’ex area industriale di Bagnoli, così come fuori dalla prefettura di Reggio Calabria e a Gela e Termini Imerese, tappe del secondo ‘tour’ nel Sud di Renzi, ci sono gruppetti di lavoratori che protestano. Il premier invita il ministro del Lavoro Poletti, che lo accompagna insieme a Delrio, Galletti e Lanzetti, a parlare con loro. Ma la ricetta, spiega Renzi, non è vivere nella “cultura della rassegnazione e della delega”, perché “il Sud non è retrogrado”. E neanche puntare sul ‘modello spagnolo’ fatto di “investimenti immobiliari e abbassamento dei salari”. Bensì puntare ancor di più su cultura, scuola, innovazione e sulla “qualità della vita” dei lavoratori. 

Non giocare alla meno peggio, ma rimboccarsi le maniche e iniziare a spendere tutti i fondi europei assegnati all’Italia (“In tre mesi siamo passati dal 50 al 58% ma non è ancora sufficiente”). E poi sbloccare le infrastrutture (porti, metropolitane, autostrade) con lo Sblocca Italia e fare le altre riforme messe in cantiere dal governo. Sulle singole crisi aziendali come quella di Termini Imerese (“Faremo di tutto per riaprire”), sui problemi di un territorio da bonificare come Bagnoli (“Sblocchiamo l’area”), Renzi si impegna in prima persona. 

E promette che ripeterà ogni tre mesi, come fatto in questo ferragosto, il suo ‘tour al Sud’. Ma l’invito resta quello di rimboccarsi tutti le maniche. La politica l’ha fatto con le riforme ora, ribadisce, tocca alla classe dirigente.

ANSA