Renzi, “no a una sinistra masochista”. Ira della minoranza Pd

Matteo Renzi press conference, Rome

Sinistra riformista contro sinistra masochista: Matteo Renzi sintetizza cosi’ il conflitto in campo nel Pd. L’uscita di Pippo Civati e l’eventuale addio di Stefano Fassina? “Se Fassina va via e’ un problema suo, non mio”.
Parole che fanno scattare la reazione della minoranza dem. “E’ una mistificazione, abbiamo visto che si puo’ vincere poco, tanto, pochissimo, ma si vince essendo fedeli ai valori e ideali del centrosinistra ed essendo alternativi al centrodestra. Dall’Ulivo in poi abbiamo sempre vinto cosi'”, replica Pierluigi Bersani. E Gianni Cuperlo sottolinea che “Se persone valide come Civati e Cofferati lasciano il Pd, o Fassina riflette a voce alta sulla possibilita’ di fare la stessa cosa, la replica non puo’ essere che e’ un problema loro: se sei il leader del partito il problema e’ tuo, il problema e’ nostro”. Parole sottoscritte anche dall’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza.
Scintille anche sulla ‘grana’ Campania: se ci sono dei candidati ‘impresentabili’, non si possono addebitare responsabilita’ al Pd, ma bisogna guardare alle liste che lo sostengono, ha spiegato Renzi. Ma, e’ la risposta di Cuperlo, “se ti candidi a guidare una regione come la Campania devi respingere certi sostegni”. E’ sinistra masochista quella che – attacca Renzi – “perde un po’ ovunque, dalla Liguria a Londra”, che “scappa con il pallone quando perde” – vedi il caso Cofferati in Liguria – o quella che attacca il Jobs Act, “una rivoluzione di sinistra”. Per rivendicare una identita’ di sinistra ‘riformista’ per il Pd, Renzi mostra di non avere bisogno dei padri nobili del partito: “non e’ che si e’ di sinistra solo se c’e’ D’Alema o Bersani”. Gli elettori del Pd, comunque, “non moriranno democristiani”, assicura ancora Renzi. Un derby, quello tra “riformisti” e “masochisti” che andra’ avanti almeno fino al 2017, anno del congresso del partito (fonti del Pd danno per buono il mese di luglio). Sul fronte parlamentare, il governo e’ atteso a breve alla prova dell’aula di Palazzo Madama con il ddl Boschi, da approvare in terza lettura “entro luglio”. C’e’ spazio per discutere e modificarlo, sottolinea Renzi, tranne che nella parte che riguarda l’eleggibilita’ dei senatori. Avanti con il confronto anche sulla riforma della scuola, grazie alla quale “l’Italia sara’ una superpotenza della cultura”. Certo, non aiuta la tegola della Consulta sulle pensioni. Renzi ha “masticato amaro”. “Avevo un tesoretto pronto per alcune cose.
Me le sono dovute rimangiare”. Nonostante questo, dice, “nei prossimi giorni studieremo le carte nel dettaglio. La sentenza non dice che e’ obbligatorio restituire tutto. Troveremo il modo di mantenerci dentro le regole europee”. E nel tardo pomeriggio il premier ha incontrato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

AGI