Renzi: missione a guida italiana basta la dichiarazione dell’Onu

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I segnali sembrano incoraggianti. La volontà politica di dichiarare guerra agli scafisti appare esserci: «Mai a memoria d’uomo un Consiglio europeo era stato convocato in così breve tempo e con un approccio così unitario», affermano a palazzo Chigi, «l’ecatombe di domenica, con oltre 800 migranti morti ha lasciato il segno…». Ma Matteo Renzi non si fida. Vuole lasciare domani Bruxelles con in tasca un accordo nero su bianco per il varo di una missione di polizia internazionale. A guida italiana. E lo vuole ottenere con o senza il mandato esplicito delle Nazioni Unite.
«Si chiamano missioni Pesd, missioni di politica estera di sicurezza e difesa», spiega uno dei consiglieri più vicini al premier, «ce ne sono state diverse in passato. E possono essere decise anche senza una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu. Certo, se poi arrivasse un segnale dalle Nazioni Unite sarebbe meglio. Può bastare anche una semplice dichiarazione della presidenza del Consiglio di sicurezza…».
LA MOSSA DELL’ONU
Non a caso, proprio ieri, Renzi – forte anche del sostegno di Barack Obama – ha sentito di nuovo al telefono il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-Moon. I primi frutti sembrano arrivare: alle sette di sera il Consiglio di sicurezza, nonostante qualche iniziale resistenza della Russia, ha dettato una dichiarazione in cui esprime «profonda preoccupazione per la proliferazione del traffico di migranti dalla Libia e per le implicazioni che le attività illecite degli scafisti pongono alla stabilità della regione».
Un altro frutto atteso da palazzo Chigi sono state le parole della portavoce della Commissione europea, che ha annunciato il varo di «un’operazione civile e militare», sul modello Atalanta: la missione europea condotta nelle acque del Corno D’Africa per combattere i pirati somali. Ma quella partì dopo la bollinatura delle Nazioni Unite.
Renzi, determinato «a fare più in fretta possibile per fermare i trafficanti di esseri umani e scongiurare altre stragi», è convinto che possa bastare la dichiarazione di ieri del Consiglio di sicurezza Onu. E che l’Europa possa agire a prescindere da una risoluzione formale del Palazzo di Vetro. «Di sicuro», affermano a palazzo Chigi, «non vogliamo andare avanti mesi nel negoziato».
L’idea è quella di creare una forza multinazionale con l’ormai consolidata formula del «chi ci sta». Come in Afghanistan, ma anche come avviene per i bombardamenti aerei contro le postazioni del Califato dell’Is in Iraq e Siria. «Non è necessario che partecipino, inviando navi, aerei, uomini e droni, tutti e ventotto gli Stati europei. Aderirà chi vorrà aderire. Molto importante sarebbe il contributo di qualche Paese africano», spiega un’altra fonte accreditata.
LA CAPACITÀ DI INTELLIGENCE
Tutto dipenderà dalla compattezza che domani verrà registrata nel Consiglio europeo. Dalla sua Renzi ha già il sì del presidente francese François Hollande e del premier inglese David Cameron. Si tratta di verificare se verrà confermata l’iniziale disponibilità della Cancelliera Angela Merkel. «L’ecatombe di domenica però sembra aver scosso profondamente tutti…». Come si tratterà di vedere se Renzi otterrà l’eventuale guida dell’eventuale missione: «Ma l’Italia», aggiunge un ministro, «è l’unico Paese europeo ad avere un’intelligence operativa e ben informata in Libia e i partner europei lo sanno».
L’operazione Pesd sarebbe finalizzata a individuare con i droni, i barconi sulle coste libiche in attesa di salpare. Poi aerei o navi provvederebbero ad affondarli. Tanto più che gli assalti compiuti negli ultimi mesi dagli scafisti per recuperare le imbarcazioni sequestrate, dimostrerebbero che i criminali sono a corto di mezzi. Sul modello dell’operazione Atalanta sarebbero previste anche operazioni di polizia per l’arresto degli scafisti sul territorio libico. Ma senza dispiegamento di truppe: nel Corno D’Africa una seconda risoluzione delle Nazioni Unite permise dei blitz sulle postazioni logistiche dei pirati.
Non c’è però solo la questione militare. Renzi, oltre al «raddoppio di Triton» (pattugliamento e salvataggio), vuole ottenere l’impegno a organizzare, d’intesa con i Paesi confinanti a Sud con la Libia, dei campi profughi dove compiere quello che il ministro Angelino Alfano definisce «il primo screening» per individuare chi ha diritto all’asilo e chi no. «E quelli che ne hanno diritto devono essere distribuiti in tutti i 28 Stati europei».

Il Messaggero