Renzi, metodo Leopolda per P.Chigi. Ci metto la faccia

Matteo Renzi press conference, Rome

“Senza Leopolda non sarei a Palazzo Chigi. Ma la generazione Leopolda è in posti difficili, non solo a Roma, e ci mette la faccia”. Esordisce così quest’anno Matteo Renzi all’apertura della kermesse fiorentina che lo lanciò sulla scena nazionale da ‘rottamatore’ sei anni fa. Ed è il momento delle rivendicazioni di quanto fatto, a dispetto degli “amici gufi – dice – che non passeranno un buon inverno”.

Fuori, c’è l’eco delle proteste degli obbligazionisti delle quattro banche salvate dal governo, che domenica scenderanno in piazza a Firenze. E il ritorno alla Leopolda è turbato dalla richiesta di dimissioni dello scrittore Roberto Saviano al ministro e volto storico della kermesse fiorentina, Maria Elena Boschi. I renziani nel sottopalco si scatenano: “Saviano come Salvini?”, domanda Ernesto Carbone. Ma il premier per il momento decide di non entrare direttamente in polemica: in mattinata afferma che è “quanto mai urgente” la riforma del sistema del credito e resta persuaso che agli attacchi il governo abbia già risposto con le sue azioni. E la prima serata fiorentina serve proprio a rivendicare quanto fatto e difendere il “metodo Leopolda”. “Ogni volta che prendo decisioni difficili, penso a quello che direi per giustificare le scelte di fronte al popolo della Leopolda”, racconta Renzi, che difende il carattere politico, non partitico, della kermesse, invitando le “correnti” a tenersi alla larga. E attacca l’opposizione che “fa la ola” ogni volta che i dati economici vanno male, con buona dose di “tafazzismo”. La serata è dunque scandita da video “scandalosamente di propaganda, come quelli dei talk show, ma in positivo”, sorride Renzi. Il premier inizia un po’ rigido, in giacca e cravatta blu. Poi ironizza sui ‘leopoldini’ che lo applaudono a ogni battuta (“Il culto della personalità no”) e di lì in poi si scioglie, resta in maniche di camicia e, da padrone di casa, dà il via a una ‘compilation’ di video sull’azione del governo: “Ci siamo stancati di vedere sempre video negativi, ora li distribuiamo sui social e partiamo con la propaganda”.

Si parte dal lavoro, con l’intervento di Teresa Bellanova, sottosegretario e “storica sindacalista”. E il leader Dem non manca l’occasione di una battuta sul suo burrascoso rapporto con i sindacati: “Faccio notare che apriamo con una storica sindacalista… Domani è l’anniversario dello sciopero generale, lo celebreremo con una clip”. Ma già stasera in un video si legge: “Essere di sinistra non è difendere i totem ideologici della sinistra”. E poi la scuola, “il campo su cui siamo più criticati”, la Rai – con l’intervento del consigliere Marco Fortis – e naturalmente Expo, con l’intervento di Giuseppe Sala, che tra po’ smetterà i panni di commissario per vestire quelli di candidato alle primarie e nel retropalco incontra Renzi. Non manca, naturalmente, un pensiero alle vicende internazionali: “I terroristi vogliono distruggere ciò che abbiamo e ciò che siamo”, sottolinea il premier. E allora l’unica risposta possibile, ribadisce, è “la difesa della nostra identità” e la cultura: “Non vogliamo essere dei numerini ma uomini, non delle bestie che vivacchiano”. La platea è gremita e variegata: niente bandiere di partito. Ci sono parlamentari della maggioranza Pd e membri del governo ( che domani parteciperanno ad un vero e proprio question time stile Parlamento) ma per ora nessuno dei volti noti che hanno caratterizzato le edizioni del passato: “Non abbiamo invitato i famosi, piuttosto qualcuno è diventato famoso grazie alla Leopolda”.

Per domenica si annuncia però la presenza di un’ospite scomoda: Francesca Immacolata Chaouki, imputata nel processo Vatileaks. “Renzi è l’unico che può salvare l’Italia”, dichiara. “Non venga per farsi pubblicità”, commenta il ministro Graziano Delrio. E lei, piccata: “Delrio, stai sereno…”.

ANSA