Renzi: lunedì riforma del Senato e per il Jobs Act niente ultimatum

PD: RENZI, C'E UNA SINISTRA OSSESSIONATA DA DENARO

ROMA «L’esigenza di fare le riforme in tempi certi non nasce da una mia schizofrenia, ma dalla consapevolezza che il rispetto dei tempi è elemento di credibilità davanti ai cittadini e ai partner europei», alla Direzione del Pd Matteo Renzi rinforza i paletti del suo cronoprogramma assumendoli a fattore essenziale del successo del governo. E conferma che lunedì, «cioè entro marzo, come eravamo rimasti d’accordo» il Consiglio dei ministri approverà il ddl di modifica della Costituzione su riforma del Senato, Titolo V della Carta e abolizione del Cnel. Il via libera al superamento del bicameralismo perfetto sarà propedeutico, afferma il premier, «all’approvazione al Senato dell’Italicum, al cui testo, rispetto all’origine, sono state apportate alla Camera alcune modifiche positive, ma in qualche caso non sufficienti. Per noi è importante – osserva Renzi – aver fatto la legge con altri, e per modificarla bisogna fare uno sforzo insieme».

Altro terreno sul quale il capo del governo non intende rallentare è quello del jobs act, nonostante le tensioni nel Pd sull’argomento: «Leggo discussioni e ultimatum sul lavoro, che – dice il premier al parlamentino dem – capisco poco. Il pacchetto si tiene insieme. I contratti a termine e l’apprendistato sono due punti intoccabili della proposta e non due temi a piacere. Se si è scelto di fare un decreto legge è perché abbiamo considerato l’urgenza della risposta per la credibilità e la coerenza complessiva della manovra. Non dimentichiamo – aggiunge – che con le regole tra le più restrittive, vidimate dai sindacati, siamo passati dal 25 al 40 per cento di disoccupazione giovanile. Il problema non si risolve rendendo più difficile ai nostri giovani l’accesso al lavoro».

Quanto al superamento delle Province votato al Senato, Renzi spera di «poter chiudere la settimana prossima alla Camera. Riduciamo il numero di persone che fanno politica in Italia. Ma gli stessi che dicevano che ci sono troppi politici, oggi sostengono che il Pd aggredisce la democrazia. Invece quel che abbiamo fatto, se spiegato bene, è una potente dimostrazione di serietà della politica». Il premier sottolinea ancora l’accelerazione impressa al percorso delle riforme e, anche in presenza di «qualche difficoltà», invita a «rivendicare lo straordinario insieme dei risultati ottenuti».

A difendere l’integrità del pacchetto del ministro del Lavoro Poletti, è Paolo Gentiloni, il quale, replicando a Fassina, mette in guardia dal dare l’impressione di «smontare pezzo a pezzo» il provvedimento, «sfogliandolo come un carciofo». Il deputato renziano sostiene che «nel Paese c’è una grande aspettativa verso il governo che faccia le cose davvero». E quindi – come ha detto in Direzione anche Renzi – «sarebbe letale se questa fiducia venisse tradita».

IL MESSAGGERO