Renzi: «L’Italia è in prima fila» La tela per marcare la Francia

Matteo Renzi

Il piede resta pigiato sul pedale della diplomazia, ma l’obiettivo è quello di non farsi imporre la politica estera dagli altri. Soprattutto di non ripetere gli errori diplomatici del 2011 quando si è permesso a Parigi di prendere l’iniziativa bombardando Tripoli. Nel vertice di ieri mattina ha prima ascoltato le relazioni dei ministri degli Esteri e della Difesa Gentiloni e Pinotti e poi, alla presenza del sottosegretario Minniti, Matteo Renzi ha riassunto la linea dell’esecutivo: «Dobbiamo spingere l’Onu affinché qualunque azione avvenga in un quadro politico chiaro. Se i due governi di Tobruk e Tripoli formano un esecutivo di unità nazionale l’intervento per fermare l’avanzata dell’Is avrà una legittimazione importante».
INTERESSI
Malgrado la frenata del giorno prima su un intervento militare italiano che sembrava scontato ed imminente, il presidente del Consiglio è convinto che l’Italia possa giocare un ruolo non secondario in Libia solo se non si tira indietro da nessuna opzione. Compresa quella militare. La presenza della Francia nel Consiglio di sicurezza dell’Onu dà indubbiamente un vantaggio ad Hollande, ma gli interessi nazionali (economia e sicurezza) sono tali che palazzo Chigi intende farli valere in ogni sede. Malgrado il presidente francese, dopo gli attentati di Parigi, sembra muoversi con maggiore cautela del suo predecessore, resta immutato l’interesse francese a stabilizzare i confini di Ciad e Mali e ad entrare con la Total nel ricco piatto petrolifero libico dove l’Eni continua ad avere una posizione dominante. La telefonata di Renzi con Hollande di ieri pomeriggio e la promessa di vedersi martedì a Parigi, confermano l’esigenza di palazzo Chigi di marcare stretto l’Eliseo per evitare di trovarsi di nuovo con scelte poco condivise sia dal punto di vista diplomatico che militare. Aver messo Roma sulla stessa linea di Parigi, Madrid, Londra e Washington serve a Renzi per evitare fughe e rendere la guerra al Califfato e il nodo di una massiccia e incontrollata immigrazione clandestina, problema di tutti.
FAZIONI
Il lungo vertice di ieri mattina a palazzo Chigi è indubbiamente servito a rimettere un po’ d’ordine non solo tra ministri ma anche tra i rispettivi staff e consiglieri in modo da permettere al titolare della Farnesina di presentarsi di mattina presto alla Camera per illustrare una linea condivisa e in grado di raccogliere consensi che vadano oltre la maggioranza. Pur avendo dubbi sulla possibilità che le varie fazioni che controllano ora la Libia si mettano d’accordo per chiedere all’Onu un intervento, Renzi attesta la diplomazia italiana su una soluzione politica. Il rischio che ci si infili in un’altra Somalia, dove tutti sparano a tutti, è troppo grande per dare per scontato un intervento militare di terra a mò di crociata. La ricerca di una via diplomatica è anche la linea del Quirinale che ieri il presidente Sergio Mattarella ha ribadito al presidente americano Barak Obama nel corso di un colloquio telefonico. Avvicinare le fazioni tribali grazie ad un sostegno corposo al lavoro dell’inviato Bernardino Leon, resta l’obiettivo principale di palazzo Chigi che è pronta ad offrire un proprio contributo proponendo l’affiancamento di un super-esperto-mediatore come Romano Prodi. Riportare ad uno stesso tavolo il governo di Al Thani di Tobruk con quello di Tripoli legato alle milizie filo-islamiste che contestano «l’ingerenza egiziana», non sarà facile anche se l’inviato Leon sta lavorando ad un incontro che dovrebbe tenersi molto presto a Ginevra. Il timore di un’espansione dell’Isis dovrebbe, secondo palazzo Chigi, riportare tutti gli interlocutori a miti consigli evitando accelerazioni militari ma anche sottovalutazioni di un rischio che l’Italia vive alle sue frontiere.
OPPOSIZIONI
Renzi non intende rimanere alla finestra e lo si è capito ieri pomeriggio nella telefonata fatta ad Hollande. Ai problemi legati al massiccio arrivo di immigrati si sommano gli interessi economici che l’Italia ha sempre avuto in Libia che possono andare in crisi qualora la comunità internazionale dovesse arrivare ad una richiesta di embargo. La decisione potrebbe palesarsi qualora non si raggiunga un accordo tra le fazioni e si decida di bloccare il flusso di denaro che arriva dalla vendita di petrolio e gas. Un’eventualità, quest’ultima, che rischia di creare non pochi problemi alla nostra economia che già deve vedersela con l’embargo nei confronti della Russia. La disponibilità di parte dell’opposizione, FI in testa, a condividere una posizione comune rafforza il governo e permette a Renzi di riaprire quella linea di confronto che il voto sul Quirinale e poi sulle riforme costituzionali hanno interrotto. L’argomento consente però anche a Berlusconi di riprendersi una rivincita rispetto alla linea del ”via Gheddafi” che solo quattro anni sembrava prevalere ”senza se e senza ma” anche a Washington.

Il Messaggero