Renzi liquida le tensioni nel Pd come “polemiche romane che non interessano”

Matteo Renzi press conference, Rome

“Terranno alti i toni per la convention di Perugia, poi tutto si sgonfierà”. Un alto dirigente del Pd è convinto che lo scontro con la minoranza Dem sia destinato a rientrare. E ben prima della direzione convocata per il 21 marzo, in cui perde quota l’ipotesi di portare al voto un documento per ‘vincolare’ alla lealtà verso i candidati ufficiali: “Sarebbe inutile, c’è già lo Statuto per dire che chi si contrappone ai candidati Dem è fuori dal partito”. E del resto oggi sia Roberto Speranza che Gianni Cuperlo hanno assicurato il sostegno ai candidati Dem. Cuperlo garantendo che “non c’è una doppia morale” su questo, Speranza assicurando che “noi saremo dove c’è il simbolo del Pd, senza alcun dubbio”. Parole che ai vertici del Nazareno prendono sul serio: “Non abbiamo retropensieri e sospetti verso di loro”, spiegano. Qualche dubbio resta magari su Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, ma al ‘cupio dissolvi’ di chi ancora ha prospettive politiche al Nazareno non credono: “Un disegno per far perdere le amministrative e poi il referendum? Bene, e poi che farebbero?”, è la risposta e il ragionamento che in queste ore viene fatto dai ‘mediatori’ di maggioranza. Perché in quel caso “ci sarebbero immediatamente le elezioni, senza fare il congresso perché non ci sarebbe tempo”, fa notare un dirigente Dem. E così anche l’incertezza sulle mosse di Antonio Bassolino a Napolino e di Massimo Bray a Roma si tinge di ottimismo, nel Pd: “Bassolino non è Cofferati, e poi a Napoli lo spazio a sinistra è già occupato da De Magistris”. Argomenti che si sta cercando di portare all’attenzione diretta di Bassolino, per scongiurare l’ipotesi di una candidatura: “Alla Valente non risponde per una questione di rapporti personali, ma in Antonio non crediamo ci sia la volontà di giocare allo sfascio”, spiegano dal Nazareno, poco prima che lo stesso Bassolino dica che sabato “non presenterò una mia lista”. Quanto a Roma, “la situazione lì è complicata da Ignazio Marino, che vuole solo fare male al Pd. Ma era scontato”. E intanto viene registrata con soddisfazione l’indisponibilità di Gherardo Colombo a correre a Milano. Insomma, a dispetto dei venti di guerra che anche qualche renziano alimenta, la speranza è quella di riportare la temperatura sotto i livelli di guardia, per non inficiare campagne elettorali già rese difficili dalle situazioni locali. I renziani danno per scontato che proseguirà il lavoro ai fianchi della minoranza sul governo e sul premier, ma per un logoramento di lungo termine, senza gesti eclatanti alle amministrative. Del resto, anche oggi Cuperlo, pur con toni duri, ha spostato l’attenzione sulla “necessità di “rigenerare il Pd”, mentre Speranza spiega che a Perugia “proveremo a guardare anche oltre le primarie e le comunali”, ribadendo che “questo Pd disorienta una parte del nostro elettorato”. Argomenti che Matteo Renzi liquida come “polemiche romane” che “non interessano” più nessuno. Il premier invece visita la Calabria, e parla dell’Italia che “corre, non che ricorre”, che “fa le cose e non le cause”. Temi che potrebbe riproporre anche domenica, in un passaggio già preannunciato alla scuola di formazione del Pd e che servirebbe anche ad ‘oscurare’ la convention perugina della minoranza. Magari per provare a chiudere già prima della Direzione il caso primarie.

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