Renzi-Juncker a muso duro è duello sugli euroburocrati

RENZI JUNCKER

Jean Claude Juncker, secondo lo schema di Matteo Renzi, doveva essere “amico” e fermo sostenitore della flessibilità. Non fosse altro perché, in luglio, il premier italiano aveva sostenuto la sua elezione a presidente della Commissione europea. Invece, alla sua prima uscita pubblica e nel giorno in cui Bruxelles punta l’indice contro il debito italiano, Juncker risponde per le rime a Renzi che all’ultimo Consiglio europeo aveva sparato a palle incatenate contro gli euroburocrati, minacciando di pubblicare le spese dei palazzi europei.
«Al mio amico Renzi dico che non sono il capo di una banda di burocrati, sono il presidente della Commissione, istituzione che merita rispetto e non giudizi superficiali», scandisce Juncker. E ancora, velenoso: «Non mi è piaciuto il modo in cui si sono comportati alcuni premier, ciò che hanno detto nel corso vertice non è corrisposto a ciò che hanno affermato dopo. In ogni caso se la Commissione avesse dato ascolto ai burocrati, il giudizio sul bilancio italiano sarebbe stato molto diverso…». Insomma, la Commissione avrebbe potuto bocciare la legge di stabilità e non limitarsi a chiedere qualche correzione.
La risposta di Renzi arriva in serata in una intervista a Ballarò. Ed è altrettanto puntuta: «In Europa ce la stiamo giocando, la partita non è vinta né persa ma stiamo facendo dei goal. È cambiato il clima per l’Italia, in Europa non vado a dire ”per favore ascoltateci”, non vado con il cappello in mano. Non vado a Bruxelles a farmi spiegare cosa fare». E in un twitter: «Per l’Italia, la sua storia, il suo futuro chiedo rispetto. Anzi: pretendo il rispetto che il Paese merita».
Ancora. In serata davanti ai gruppi Pd il premier rincara la dose e dice: «La prossima riforma strutturale dopo aver realizzato il pacchetto delle riforme in Italia sarà quella dell’Europa, perchè da cambiare a Bruxelles c’è molto».
NEL MERITO
Più circostanziata e nel merito la risposta di Sandro Gozi, sottosegretario all’Europa: «Nessuno dice che Juncker sia un tecnocrate, ma è bene per l’Italia e l’Europa che non dia troppo ascolto ai tanti tecnocrati che lo circondano. L’Europa, non solo l’Italia, paga le scelte passate dell’Unione, segnate da una fede cieca in automatismi di bilancio che hanno prodotto danni per tutti. Non si esce dalla crisi con l’austerity. Prima i tecnocrati se ne rendono conto e meglio è per tutti».
Tutto è cominciato con una domanda: «Vorrei sapere da lei, presidente Juncker, cosa pensa del premier italiano che non vuole farsi dettare la linea dai tecnocrati di Bruxelles», ha chiesto Manfred Weber capogruppo del Ppe nel parlamento europeo parlando di posizione «inaccettabile».
Parole che avevano fatto scattare, ancor prima della risposta di Juncker, scintille nel corso dell’incontro tra l’ex presidente del Consiglio Van Rompuy e il nuovo presidente della Commissione Juncker con la conferenza dei presidenti al Parlamento europeo. «Quello che valgono sono le decisioni finali, non le espressioni che si usano. Il governo italiano – aveva replicato duro Gianni Pittella, presidente del gruppo dei socialisti e democratici – ha avuto un comportamento irreprensibile. E non accetto che si mettano in discussione le posizioni assunte dal governo Renzi in Europa, sempre leali, chiare e costruttive».
Juncker ha criticato anche il premier britannico David Cameron per il modo in cui ha presentato al pubblico inglese l’obbligo di aumentare il contributo della Gran Bretagna al bilancio Ue di 2,1 miliardi di euro per l’aumento del Pil nel Regno Unito. «Questo non è un problema britannico – ha detto Juncker – ma un problema per l’intera Unione europea a cui dobbiamo trovare una risposta generale. L’impatto è maggiore per il bilancio di alcuni Stati rispetto a quello del Regno Unito».

Il Messaggero