Renzi: Isis e migranti, Italia in prima linea

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«L’Isis è una minaccia per la comunità internazionale». «Con l’operazione Mare Nostrum abbiamo salvato ottantamila persone». Parla in italiano dal podio della sala delle Nazioni Unite e rivendica il contributo dato dall’Italia sia nel salvataggio di migliaia di vite umane, sia il lavoro che hanno fatto e stanno facendo i nostri militari impegnati nelle missioni all’estero. Giacca blue e cravatta scura, più a braccio che seguendo il discorso scritto, Matteo Renzi alla sua prima davanti ai capi di stato e di governo dell’Onu cita Machiavelli e La Pira, due toscani come lui, e tocca tutti i nodi cruciali dell’agenda internazionale cominciando dall’operazione Mare Nostrum e dagli 80 mila salvati «perché per noi il Mediterraneo è il cuore dell’Europa e non il cimitero dei dispersi», ma «non possiamo gestire un fenomeno globale solo a livello nazionale». Un invito alla comunità internazionale ad una maggiore attenzione e sostegno.
IL FOCOLAIO

Analogo a quello che Renzi sollecita per la vicina Libia, paese squassato dalla guerra civile e abbandonato dalla comunità internazionale dopo la geniale idea di Sarkozy di procedere ai bombardamenti. Renzi non ricorda gli scontri passati tra Italia e Francia e che coinvolsero i governi di Sarkozy e Berlusconi, ma invita a «non sottovalutare questo focolaio che rischia di segnare un punto di non ritorno nel crinale della violenza». Le ripercussioni nell’area portano il presidente del Consiglio italiano ad affrontare la minaccia fondamentalista dell’Isis rivendicando ruolo dell’Italia nella coalizione voluta dagli Usa, «nel rispetto della carta dellOnu e delle prerogative della coalizione». «L’Isis – aggiunge – è una minaccia terroristica, non espressione di una religione. Quando sono stato ad Erbil ho visto che è in corso un genocidio» e noi «davanti allo sguardo smarrito di tante vittime del fanatismo non possiamo restare inerti. E solo una comunità internazionale unita potrà vincere la battaglia della civiltà».
Ad ascoltarlo, in una sala più buia del solito, la moglie Agnese, alla quale va il primo abbraccio appena sceso dal podio, i presidenti delle Commissioni Esteri di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Pier Ferdinando Casini, il consigliere diplomatico Armando Varricchio nonché il portavoce del premier Filippo Sensi. Un passaggio del suo discorso Renzi lo dedica alla necessità dell’Onu di riorganizzarsi. Un altro alla crisi Ucraina e alla necessità di non interrompere il dialogo con Mosca. E poi ancora la pace in Medio Oriente perché «il popolo palestinese ha diritto a una patria e Israele ha il dovere di esistere». Così come non poteva mancare il tema della cultura con l’invito alle Nazioni Unite ad un gigantesco investimento sull’educazione. Infine l’invito ad una moratoria sulla pena di morte. Renzi ricorda come fu Firenze nel 1786 ad abolire per primo la pena capitale. «Non aggiungiamo barbarie alla barbarie. Chiediamo a tutti i Paesi di unirsi a noi in questa battaglia di civiltà». Dopo anni di battaglie Renzi rilancia dal podio dell’Assemblea generale un forte appello per la moratoria delle esecuzioni che dovrebbe avvenire grazie all’approvazione di una nuova risoluzione.
Il passaggio internazionalmente più significativo della missione in Usa di Renzi si conclude nella tarda mattinata con gli applausi, tra selfie e strette di mano ad una lunga fila di delegati che mostrano particolare curiosità per il giovane leader italiano che alle ultime elezioni ha sbancato. Prima di volare oggi a Detroit per visitare gli stabilimenti Fiat, l’incontro con il leader laburista inglese David Miliband, con il sindaco di New York Bill De Blasio e infine il ricevimento al consolato con la comunità italiana che al premier italiano di turno ha posto la stessa domanda: ma quando si fanno in Italia le riforme?

Il Messaggero