Renzi irritato: «Eredità pesante anche l’Europa deve cambiare»

ASSEMBLEA 2012 DI CONFINDUSTRIA FIRENZE CON GIORGIO SQUINZI E MATTEO RENZILa bacchettata della Commissione europea, Matteo Renzi non l’ha presa bene. Essere sbattuto in fondo alla classifica insieme a Croazia e Slovenia, sentire il commissario Olli Rehn annunciare che l’Italia torna tra i «sorvegliati speciali», non è esattamente ciò che il premier desiderava alla vigilia del suo debutto al Consiglio europeo. Al vertice straordinario che questa mattina affronterà il nodo dell’invasione russa in Ucraina.
La tegola («prevista, non inaspettata» fanno sapere dall’entourage del premier), è precipitata sulla testa di Renzi mentre a Siracusa cantava e scherzava con gli scolari dell’istituto Raiti. Ma ha atteso le sette di sera (un modo per dimostrare il distacco dagli ukase di Bruxelles) per digitare il suo tweet: «I numeri della Ue sull’Italia sono molto duri. Spero che sia chiaro perché dobbiamo cambiare verso. Ne parliamo il 12 marzo».
LE PROSSIME MOSSE
La data non è buttata a caso, naturalmente. Mercoledì prossimo è il giorno scelto da Renzi per lanciare, «nero su bianco e con un cronoprogramma stringente», il suo piano di riforme economiche con cui, appunto, «cambiare verso all’Italia». C’è il jobs act, il piano casa, l’edilizia scolastica, ma anche (forse) il taglio del cuneo fiscale sul lavoro e la restituzione dei debiti della Pubblica amministrazione. Un «piano shock che dovrà far marciare spedita la ripresa economica», garantisce il premier. E aggiunge: «Darò una svolta al Paese. Le riforme richieste da Bruxelles sono quelle che ho già annunciato e che presto attueremo». Segue commento di uno dei suoi più stretti collaboratori, che chiama in causa i governi di Mario Monti e di Enrico Letta: «L’urgenza non è solo figlia del tratto che Matteo ha voluto dare alla propria leadership. L’urgenza è necessaria per affrontare la pesante situazione che ereditiamo e con cui ci ritroviamo a dover fare i conti».
Più o meno ciò che si ritrova scritto sulla nota dettata a metà giornata dal Tesoro. E non è una coincidenza. Prima del tweet serale, Renzi aveva concordato con il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, la risposta da dare a Bruxelles. Una paginetta in cui di fatto si rivendica che ciò che chiede la Commissione è già inserito nel piano del governo. Dal jobs act al taglio del costo del lavoro. E in cui si afferma che L’Italia ha già fatto ciò che doveva fare. «Come dimostra il calo dello spread», sceso ieri a quota 180. Un valore pre-crisi.
LA STRATEGIA
Per Renzi, però, «dovrà cambiare verso anche l’Europa». A palazzo Chigi sottolineano che non è un caso che la prima missione oltre confine sia stata a Tunisi e non in una capitale europea. E non è una svista che oggi a Bruxelles il premier incontri il presidente Van Rompuy e non il capo della Commissione, José Manuel Barroso. Il segno che il premier intende marcare «la propria autonomia»: «Matteo non sarà certamente succube degli eurocrati», dice una fonte autorevole. E non ha alcuna intenzione di recede dall’idea di far cambiare approccio all’Unione europea: «Più politica e meno numeri». «L’importante è arrivare al semestre di presidenza della Ue con i compiti fatti. Per cambiare le cose, e discutere perfino dei parametri, bisogna essere credibili», è il refrain del premier.