Renzi: investimenti al Sud per agganciare la ripresa

MATTEO RENZI 3

ROMA «Andare più veloci», scrive Moody’s nel suo report. Un invito a nozze per Matteo Renzi che ieri si è chiuso nel suo ufficio di palazzo Chigi per capire sino a che punto le più importanti crisi internazionali (dall’Iraq alla Libia) possono incidere sull’agenda del governo. Un tour telefonico iniziato nel primo pomeriggio parlando con Barack Obama. Nel colloquio il rinnovato interesse americano per l’Africa, ma anche la crisi economica e finanziaria che gli Stati Uniti – pur avendola in gran parte generata – sta superando prima della Vecchia Europa.
SOCCORSI
Sui ritardi e le ricette seguite sinora da Bruxelles le analisi dei due convergono. Così come sintonia c’è anche sulla necessità che l’Europa dia una mano in Libia. Anche questi argomenti Renzi affronterà con il Capo dello Stato che incontrerà oggi al Quirinale. Il piatto forte del faccia a faccia saranno però le misure per fronteggiare la crisi e avviare la crescita e, ovviamente, le riforme costituzionali e la legge elettorale. Le stime di Moody’s non scompongono il premier, convinto di chiudere l’anno col segno più, e che non si fa contagiare nemmeno dai dati più ottimisti dell’Ocse. E’ però pronto ad alzare nuovamente i toni, se necessario, per «non essere risucchiato dalla palude» di chi, sotto-sotto, «torna a sperare in nuove larghe intese». E’ per questo che ha rispedito al mittente, con il vicesegretario del Pd Lorenzo Guerini, «il soccorso azzurro». «Il giochetto – come lo chiama Renzi con i suoi – è sempre quello». Allarmi, allarmi per poi tirar fuori «un’ammucchiata dove a pagare soli sempre i soliti mentre a Bruxelles, Berlino e Parigi se la ridono». Il «passo del maratoneta», evocato solo qualche giorno fa, non sembra funzionare. Meglio la velocità che chiede la Bce e Moody’s. La partita si gioca ora sui pacchetti di interventi da approvare in tutta rapidità e, soprattutto su un’attenzione particolare per il Sud che, a differenza del Nord, secondo Renzi, non ha agganciato la ripresa. E’ per questo che molte tappe del tour estivo Renzi le farà nel Mezzogiorno che fatica ancora a spendere -Calabria in testa- i fondi strutturali. Malgrado qualche distinguo interno, il Pd fa quadrato intorno al suo segretario e premier. «Abbiamo fatto tantissimo in cinque mesi, ma non ho la bacchetta magica per recuperare vent’anni di ritardi». Un periodo, questo, che corrisponde più o meno all’era berlusconiana e che Renzi considera «particolarmente negativa per il Paese», ma anche «responsabilità di tutte le classi dirigenti» (da Confindustria a Confcommercio) che a suo tempo sostennero quella formula politica. Esclusa di nuovo una manovra correttiva e ribadita la volontà di rimanere sotto il 3%, non resta che andar giù con la mano pesante sui tagli. «Nessun intento punitivo o crociata ideologica», ripete il premier al quale non è piaciuta nemmeno l’impuntatura del ministro Alfano sull’abolizione dell’articolo 18 che non sarà nell’agenda del consiglio dei ministri del 29 agosto che si occuperà di scuola, giustizia civile e sblocca Italia. Anche se è consapevole che ad agosto ogni polemica è buona, non sottovaluta il nervosismo del Ncd sulla legge elettorale. A settembre il percorso delle riforme economiche si intreccerà inevitabilmente con quelle istituzionali ed elettorali, ma il premier è convinto che un po’ di vento emergenziale – come quello scaturito dopo i dati Istat e i moniti di Mario Draghi – possano aiutare l’esecutivo che sempre più si muove di sponda con il Quirinale. 
FLESSIBILITÀ
La partita con Bruxelles per spuntare po’ di flessibilità a fine anno, interessa particolarmente al Capo dello Stato che ha apprezzato lo scatto d’orgoglio di Renzi, «sulle riforme decidiamo noi non la Bce o Bruxelles», che ieri ha trovato una inevitabile conferma nelle parole di uno dei molteplici portavoci della Commissione. I 43 miliardi che il governo intende iniettare attraverso lo Sblocca Italia, dovrebbero arrivare per metà dalla spending review. Una mole di miliardi, circa 17, che danno il senso di una partita difficilissima visto che verranno reperiti tagliando rendite, accorpando società municipalizzate ricche di consiglieri e presidenti. Convinto di essere «solo con il 40% di italiani che hanno votato per me, con gli 11 milioni di italiani che hanno votato per il mio partito», Renzi sta sfruttando il periodo ferragostano non solo per mettere uno dietro l’altro i provvedimenti, ma anche per ”incastrarli” in un puzzle che impedisca vengano smontati dalle lobby e dalle cordate ”benaltriste”.

IL MESSAGGERO