Renzi inciampa sulla scuola nonostante l’apertura

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Matteo Renzi apre sulla scuola, alle istanze della minoranza interna del partito innanzi tutto, ma dopo una riunione di gruppo lunga tre ore stamattina a Palazzo Madama, per fare il punto dopo la direzione, e le conclusioni rassicuranti ed ottimistiche del presidente della commissione Istruzione, Andrea Marcucci, il governo e la maggioranza inciampano al primo passo. La bocciatura del parere di costituzionalità sul provvedimento da parte della prima commissione del Senato, con un esito finito in parità (10 a 10, e quindi negativo, su 28 componenti), se pur dal punto di vista procedurale può liquidarsi come un semplice incidente di percorso senza alcuna conseguenza pratica, sotto il profilo politico indica che l’operazione chiarezza ed apertura di Renzi ha ancora molti punti su cui dover agire, e lavorare, per essere efficace. L’elenco dei presenti e degli assenti in commissione indica che le defezioni sono state molte e per svariati motivi: chi impegnato in altra commissione, chi sul territorio per i ballottaggi, chi alla manifestazione in Campidoglio per Marino, chi a casa propria e stop, sta di fatto che a mancare ci sono stati tanto i senatori M5S, quanto quelli di Forza Italia (tranne uno), ma soprattutto a spiccare è stata l’assenza dei tre senatori di Alleanza popolare: Andrea Augello, giunto a giochi fatti, Gaetano Quagliariello, Salvatore Torrisi. Se dall’Ap si sceglie la linea del silenzio e solo in tarda serata il capogruppo Schifani getta acqua sul fuoco con una breve nota, le dichiarazioni di altre parti propendono a spiegare l’inciampo come un problema tecnico, frutto della cabala delle assenze, o se si preferisce anche di sciatteria e non di strategia. Sarà, ma quel sussulto capita comunque a fagiolo per mandare un segnale forte al premier che i mal di pancia, anche da parte degli alleati di governo, non si accontentano delle sistemazioni interne al partito, ma chiedono attenzione al merito delle questioni della riforma, che restano tutte sul tappeto. Un segnale, se così fosse, sufficentemente chiaro, anche alla luce del fatto che molte decisioni in merito al provvedimento verranno rimandate inevitabilmente all’aula e lì le posizioni dovranno essere esplicitate senza sconti. Il Pd dopo la direzione di ieri sera e l’assemblea di stamattina doveva intanto serrare le fila e dimostrare che le aperture del premier avevano avuto effetto: per questo motivo si è scelto di insistere perchè la commissione si esprimesse subito, nonostante alcuni problemi di presenza fossero stati indicati. Al momento del dunque i voti non ci sono stati, nonostante tutti i Pd fossero presenti e avessero votato compatti per il parere favorevole, affiancati dal senatore delle Autonomie, Francesco Palermo. Dal canto loro i senatori espressione della minoranza Pd confermano la volontà di confrontarsi nel merito, staccano un credito alle parole di Renzi, ma restano molto cauti e prudenti, in attesa che si scoprano le carte. Anche perchè se la generosa disponibilità di Renzi è stata confermata dalle parole del capogruppo Zanda in assemblea di gruppo, nei fatti molti senatori dem hanno poi accorciato la cima. Lo stesso Marcucci ha parlato di uno slittamento “di ore” più che di giorni nell’esame della riforma, e per quanto riguarda i temi, pur citando i capisaldi dei dirigenti solastici, del merito, del giudizio sui docenti, del diritto allo studio, ha poi affrontato quello sui precari dicendo che è il punto più dibattuto, che richiede meno approfondimenti.

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