Renzi in Usa, a cena da Obama poi il primo contatto con Hillary

Obama-Renzi

La missione del premier Renzi a Washington, oltre agli incontri con il presidente americano Obama e la cena di Stato, avrà anche lo scopo di una presa di contatto con la prossima amministrazione, se Hillary Clinton vincerà le elezioni di novembre.

La candidata democratica in questi giorni è impegnata nella preparazione dell’ultimo dibattito con Trump, in programma a Las Vegas mercoledì. Proprio quel giorno però, prima di ripartire, Renzi parteciperà ad un piccolo pranzo fuori dal programma ufficiale, con interlocutori vicini alla campagna di Hillary. L’appuntamento è stato gestito in collaborazione con il Center for American Progress, think tank fondato da John Podesta, l’italo-americano che era stato capo dello staff della Casa Bianca con Bill Clinton, e oggi è presidente della campagna della moglie.

Renzi in passato ha già preso esplicitamente posizione a favore di Hillary, l’ultima volta quando a settembre ha partecipato ad un dibattito col marito durante il summit annuale della Clinton Foundation. «Ti aspetto come first husband al G7 del prossimo anno in Italia», aveva detto, preoccupando non poco i diplomatici, perché all’epoca il successo dell’ex first lady sembrava tutt’altro che sicuro, e un sostegno così esplicito avrebbe potuto creare problemi in caso di vittoria di Trump. Ormai però la posizione è stata presa, nel frattempo le prospettive per Hillary sono migliorate, e quindi si può approfondire il dialogo. In discussione, in particolare, c’è l’ipotesi di ricostituire un’alleanza tra i leader progressisti sul modello della «Terza via», per contrastare i populismi sulle due sponde dell’Atlantico, con Renzi e il premier canadese Trudeau come campioni della nuova generazione, sostenuti dalla presidenza Clinton.

La visita del premier comincerà stasera con una cena privata nella residenza dell’ambasciatore Armando Varricchio, e proseguirà domani con l’incontro con Obama, la conferenza stampa congiunta, un pranzo al dipartimento di Stato offerto dal vice presidente Biden e dal segretario Kerry, e la cena di Stato. Mercoledì mattina Renzi terrà un discorso alla John Hopkins University, visiterà il cimitero di Arlington, e prima di ripartire parteciperà al pranzo ristretto. La visita è un riconoscimento del ruolo accresciuto dell’Italia in Europa. Washington, per quanto può, vuole sostenere il premier anche nel referendum, ma lo ha sollecitato a non dimettersi, qualunque sia il risultato. Obama poi spera di fare un ultimo tentativo per far passare il trattato per il commercio con l’Europa Tttip prima della fine mandato, e conta sull’aiuto dell’Italia. Sul tavolo poi ci saranno le tensioni con la Russia, dove la decisione dell’Italia di contribuire al contingente Nato in Lettonia aiuta a superare incomprensioni del passato, ma serve la conferma delle sanzioni a fine anno. In Libia poi gli Usa contano su Roma per sostenere il nuovo governo, e sull’uso delle basi come Sigonella per sicurezza in tutta la regione. La delegazione italiana si è completata con i nomi di Giorgio Armani e Raffaele Cantone, oltre a Roberto Benigni, Paolo Sorrentino, la sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini, la curatrice di architettura al Moma Paola Antonelli, la direttrice generale del Cern Fabiola Gianotti e la campionessa paralimpica Bebe Vio.

La Stampa