Renzi in tv: taglierò il costo del lavoro e forse troverò i soldi per gli agenti

RENZI

Non firma un contratto come fece Silvio Berlusconi e non nasconde che la crescita in Italia «balla ancora intorno alla zero». Ma nel salotto di ”Porta a Porta”, Matteo Renzi è prodigo di annunci. Il primo, il più importante, riguarda una sforbiciata del costo del lavoro: «Il mio è più di un auspicio, penso e credo che nella legge di stabilità» che il governo varerà in ottobre, «avremo un’ulteriore riduzione delle tasse sul lavoro». A pagare meno tasse, in base a quanto filtra da palazzo Chigi, saranno le imprese. E il taglio fiscale riguarderà soprattutto i contratti a tempo indeterminato. «La quantità dipenderà dalle risorse che recupereremo con la spending review».
Renzi si premura anche di rassicurare i suoi ministri: «Non faremo tagli lineari». Di lanciare un segnale di speranza agli agenti di pubblica sicurezza: «Si possono trovare i soldi per evitare il blocco dei salari». Di promettere un ammorbidimento della Tasi: «Metteremo un limite ai Comuni sulla tassazione». E di far tornare il sorriso ai pensionati: «Letta è intervenuto sulle pensioni più alte, ma è un errore suscitare il panico per 100 milioni. Non sono previsti interventi anche se Cottarelli voleva tagliare le pensioni sopra i 2mila euro».
L’ADDIO A COTTARELLI

Già, “Mister Forbici”. Per lui Renzi dà l’annuncio di un addio: «Tre mesi fa Carlo Cottarelli mi chiese di tornare al Fmi per motivi familiari, gli ho chiesto di aspettare la finanziaria per non dare l’impressione che i tagli non si possono fare». E qui Renzi – accolto da Vespa con un piatto di tortellini in brodo per ironizzare sul “patto del tortellino” di domenica a Bologna con gli altri leader socialisti – spiega la sua filosofia di spending review: «Faremo una legge di stabilità da 20 miliardi non solo per avere la manovra di tagli più grande mai fatta, ma anche denari da riutilizzare. Che possono essere messi, ad esempio, sulla scuola (900 milioni nel 2015) o per abbassare l’Irap. Ai ministri dirò: “Presentatemi una lista di interventi su cui tagliare”, perché ritengo che le cose da tagliare siano tante, “e poi ditemi come riutilizzereste quei soldi”». In estrema sintesi: «Il mio obiettivo non è tagliare 20 miliardi tout court, ma prendere dei soldi e utilizzarli sulla base delle priorità».
Con i sindacalisti delle forze dell’ordine, dopo la carota del possibile sblocco degli stipendi, Renzi usa il bastone: «C’è stata una reazione inaccettabile alle parole del ministro Madia. Porre la questione dello sciopero è illegale per le forze dell’ordine, i sindacalisti si sono comportati in modo indecoroso». Un po’ come Susanna Camusso & C: «E’ straordinariamente affascinante che abbiano indetto uno sciopero generale senza conoscere la riforma del lavoro. Se hanno deciso di fare uno sciopero a prescindere, ci ingegneremo per trovargli un vero argomento…».
Il premier poi rivendica di essere «il primo a ridurre il peso dello Stato» con la spending review. E il primo «a ridurre la pressione fiscale». «Al momento però non posso garantire di estendere il taglio di 80 euro a partite Iva e pensionati. Ma può darsi che ce la faccia». E benedice la nuova politica monetaria del presidente della Bce, Mario Draghi, bacchettando gli istituti di credito: «Draghi ha messo a disposizione 200 miliardi di euro e alle banche dice che quei soldi vanno dati agli imprenditori e non per prendere soldi a meno dell’1% e lucrare sui titoli di Stato senza rischi».
«PIL ANCORA A ZERO»

Il quadro economico resta comunque a tinte fosche. E Renzi lo ammette: «Non sono ottimista, più o meno balliamo intorno allo zero. E’ lo stop alla caduta, ma non la ripartenza». Eppure, il premier lancia agli italiani un appello all’ottimismo: «Vorrei che i mille giorni servissero per smettere la cultura del piagnisteo. Dopo i talk show la gente va a letto arrabbiata, triste. Ecco, è ora di finirla. Come bisogna dire basta ai professionisti della tartina, quelli che organizzano convegni e tra una tartina e l’altra criticano soltanto. Io antipatico? Preferisco essere considerato arrogante che arreso. Noi l’Italia la cambiamo, costi quel che costi». Le ultime parole sono per il Pd: «Lasciare la segreteria? Non ci penso, nemmeno un nanosecondo». E per i magistrati: «L’Anm protesta per il taglio delle ferie? Brrrr… che paura. La riforma della giustizia va avanti». Nessun accenno allo scandalo che scuote il Pd in Emilia.

Il Messaggero