Renzi in difesa: non sono un tassatore

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«Si sta avvicinando il 21 settembre, fossi in lei comprerei le scarpe da trekking… Sono andato a vedere il percorso su google map… sono 18 chilometri». Sulla poltrona di Porta a Porta Matteo Renzi sembra nel salotto di casa. E la battuta con cui ricorda a Bruno Vespa la scommessa fatta in una puntata precedente – in cui il conduttore aveva scommesso che si sarebbe recato a piedi da Firenze al Monte Senario se il premier fosse riuscito a risolvere la questione dei debiti della pubblica amministrazione – sta lì a dimostrarlo.

Da Vespa il presidente del Consiglio rilancia l’impronta riformista del governo, annunciando che «le riforme non saltano» e che «lo scioglimento delle Camere non è un’arma ma uno strumento nelle mani del Capo dello Stato il quale ha già spiegato che lo userà solo in casi eccezionali. Abituiamoci all’idea che una legislatura dura cinque anni». «Vado avanti perché penso che in questo Paese, se si riesce a risolvere alcune questioni fisco o giustizia, si diventa un Paese leader mondiale – spiega il premier – Se non riesco, mi fanno fuori politicamente, ma più di così non posso fare».

Renzi rilancia quindi i propri cavalli di battaglia: «Meno politici in giro per avere meno giovani disoccupati»; e ancora: «Sono qui per fare le cose. Se vogliono qualcuno che abbuia le cose, che le nasconde, si trovino un altro». Annuncia che oggi verranno presentati i provvedimenti per la riforma della Pa: «Ci saranno cose che faranno discutere, dalla giustizia amministrativa alla licenziabilità dei dirigenti. La riforma si comporrà di due atti normativi diversi». In ogni caso gli 85mila esuberi indicati da Cottarelli tra i dipendenti della Pa è «una cifra teorica. Nessuno verrà licenziato». Sempre oggi Renzi vedrà il ministro Federica Guidi «per parlare del taglio alla bolletta energetica», mentre venerdì «firmiamo l’atto sulla scuola: nel decreto ci sono 244 milioni che sbloccano il patto di stabilità». E sulla giustizia dice: «C’è uno spazio grande per riformare la giustizia. Io vorrei partire dalla giustizia civile». E sugli stipendi dei magistrati attacca le critiche arrivate dall’Anm sul limite a 240mila euro: «Una posizione profondamente sbagliata. La trovo offensiva per il decoro e la dignità dei magistrati».

Renzi torna poi sui famosi 80 euro: «Non derivano dall’aumento dal 20 al 26% sulle transazioni finanziarie. Ringrazio Berlusconi, non so se sono simpatico ma di sicuro non sono un tassatore. Le uniche che pagano più tasse sono le banche». E sulla copertura per il bonus Irpef strutturale il premier garantisce: «Sono più convinto dei 15 miliardi del prossimo anno che degli 80 euro che già sono in busta paga. Siamo talmente rigorosi e seri che a fine anno saremo molto più vicini all’1%» di crescita Pil «che non allo 0,8».

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